The Path 1×03 – A HomecomingTEMPO DI LETTURA 4 min

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The truth is, we’re all idiots. 
I mean, we’re all… We’re all fuck-ups. We hurt people. Even people we… deeply… love. But that is what is so incredible about… this place. There’s no shaming here, You stumble out there and everyone just walks all over you, but here, we just simply take your hand and lift you up because our fuck-ups are just a reminder that we’re all human. 
All right, we’re connected. That we are walking together.

“A Homecoming” ha il difficile compito di confermare quanto di buono mostrato durante il, chiamiamolo così, doppio pilot e far dimenticare tutte le sue possibili derive filosofiche mistiche che, come confermato, non hanno nulla a che vedere con la serie. Sfortunatamente dobbiamo però partire da un’affermazione dura che sventra di netto qualsiasi oggettività: “A Homecoming” in tal senso è un fallimento totale.
Ci troviamo di fronte al primo episodio non scritto dalla creatrice/showrunner/executive producer Jessica Goldberg (che ritornerà in veste di sceneggiatrice solo nel season finale) e la cosa sembra già notarsi in maniera molto evidente sin dalle prime battute, per poi confermarsi alla fine dei 47 minuti dell’episodio. Per certi versi si può definire una puntata praticamente filler, con la quasi totale assenza di movimento della trama orizzontale, la quasi totale assenza di comunicazione ed interazione tra i character principali, la quasi totale assenza di un motivo per essere vista. The Path non è partito subito in quarta ed infatti è riuscito a dispiegare le sue potenzialità solo nel corso di due episodi, tuttavia, nell’esatto momento in cui necessitava di un’ulteriore spinta per farsi apprezzare e desiderare, è venuto meno ai suoi doveri e alle sue neccessità fisiologiche, presentandosi in maniera disordinata e svogliata all’appuntamento.
Ciò di cui si accusa “A Homecoming”, e nello specifico la sceneggiatrice Annie Weisman, è la totale assenza di mordente. Gli unici momenti di vero interesse sono all’inizio, quando c’è molto interesse nel vedere gli effetti portati dalla rieducazione di Eddie e, alla fine della puntata, con la morte di Miranda Frank ovvero quella puttana rovina famiglie che è additata come la causa del tradimento di Eddie. The Path e la Goldberg compiono già un primo grave errore con il salto temporale di due settimane in cui non viene mostrato niente di quanto accaduto nel periodo in cui Eddie è stato rieducato nel “Programma”, scelta discutibile in quanto avrebbe potuto dare spessore e profondità a tutti i personaggi in quanto privati della loro normale routine e quindi liberi di esplorare sé stessi ed agire in maniera differente rispetto al normale. Le danze vengono infatti riaperte esattamente due settimane dopo e tutto ricomincia come se nulla fosse perché, a quanto pare, il tempo è passato ma tutto è rimasto immutato, compresa la poca incisività con cui si continuano a delineare gli eventi.

Okay, I am living The Truth again.

C’è però un lato positivo che emerge da tutto ciò e che funge al tempo stesso da salvagente per la serie: l’attenzione posta al contrasto tra quanto professato e quanto effettivamente compiuto. Il Meyerismo si erge su diversi gradini che, se percorsi seguendo un modo di vivere limpido e in armonia con sé stessi e gli altri, porterà al raggiungimento di quella Light che tanto si va professando. Sulla carta non fa una piega il discorso, anzi, ad ascoltare Cal Roberts durante l’intervista televisiva viene voglia di iscriversi al movimento per provare a percorrere questo “sentiero”, è tuttavia in ciò che sta dietro il movimento che si dimostra tutta la fragilità dello stesso.
L’intero Meyerismo si fonda sulla verità, “the Truth”, ma è in completa antitesi con ciò che viene vissuto e professato dai suoi adepti. Cal Roberts in primis viene costantemente meno a tutti i principi e a tutta la disciplina che va predicando già solo omettendo il reale status del fondatore del Meyerismo, praticamente ad un passo dalla morte in un letto in Perù. L’omertà e la falsità dimostrata dalle bugie perpetrate ad ogni dialogo rappresentano il punto più alto dello show che così riesce a manifestare tutta la disarmonia insita nel movimento. Allo stesso modo Sarah ed Eddie, pur abbracciando completamente i canoni e le regole del Meyerismo, vivono nel “peccato” della menzogna che sta distruggendo il loro matrimonio e va totalmente in contraddizione con il loro modo di vivere.
Lo stesso rapimento di Miranda Frank, finito con la sua (presunta) morte, è l’esempio della più grande menzogna attuata da Cal Roberts, prima, e da Sarah, poi. Non c’è niente di legale in tutto ciò, non c’è niente di meyeristico in ciò e, soprattutto, è la dimostrazione della contraddizione in cui vivono i personaggi che è anche il lato più interessante e meglio espresso dalla serie: l’ottusità e la cecità perpetrata per meri scopi personali. The Path deve lavorare su questo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Contrasto tra canoni meyeristici e reali gesti perpetrati dai personaggi
  • Lentezza e mancanza di mordente
  • Salto temporale di 2 settimane
  • Tendenza alla staticità
Si predica bene, si razzola male e si costruisce peggio, molto peggio. Non si sta parlando di aspettative alte, così come non si stanno richiedendo scene d’azione che qui risulterebbero totalmente fuori luogo. Semplicemente c’è molto bisogno di carisma e di un po’ di carne al fuoco perché con puntate come queste l’interesse andrà morendo.
The Era Of The Way 1×02 ND milioni – ND rating
A Homecoming 1×03 ND milioni – ND rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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