The Path 1×10 – The MiracleTEMPO DI LETTURA 5 min

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C’è una strana e disdicevole correlazione che lega a filo doppio Jessica Goldberg e le puntate di The Path meno riuscite. È una strana correlazione perchè ogni volta che la Goldberg firma uno script della sua serie, il risultato finale non appaga e, anzi, fa sorgere dubbi sull’effettiva abilità della showrunner di gestire il suo show in prima persona. La Goldberg è infatti la firmataria dei primi due episodi, di “Breaking And Entering” e di questo “The Miracle”, tutti episodi, fatta eccezione per la 1×06, in cui si era rimasti freddi e distaccati in quanto non erano riusciti a mettere un punto fermo ad una narrazione instabile. Questo season finale purtroppo non è da meno.

Richard: What do you want, Eddie?
Eddie: I, um… I think something’s wrong with me.
Richard: I’m aware.
Eddie: No, I think something is… Really wrong with me. Ever since I left, I have been seeing things.
Richard: Seeing things?
Eddie: Yeah, it’s like I am on the medicine, but I am stone cold sober.
Richard: What kind of things?
Eddie: Um… Snakes.
Richard: Snakes?
Eddie: Yeah. A dead bird. The hallways at the retreat center in Cuzco. I saw the door where I saw Doc was dying when I was on the medicine.
Richard: You saw Doc dying. What about The Ladder? Do you see The Ladder?
Eddie: No. Do you think that I… am going crazy? I mean, is this a psychotic break?
Richard: I think you’re having visions, Eddie. You have to find out what they mean.
Eddie: How am I supposed to find out what they mean?
Richard: The Light is trying to communicate with you.
Eddie: Richard, get out. Get out of the fucking car. I knew you would make this about The Light. I am losing my fucking mind here.
Richard: They won’t go away until you find what they’re asking of you.
Eddie: Get out!

Da “The Miracle” si esce in maniera distaccata, quasi avulsa. Si fa molta fatica a capire il filo logico della Goldberg e dove voglia andare a parare, soprattutto perchè fin troppe storyline vengono interrotte bruscamente proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno di una parola in più: il dialogo tra Cal e Sarah è l’esempio più lampante ma, in tal senso, si potrebbe scomodare anche l’arrivo di uno squattrinato Eddie a Cuzco nella sede del Movimento Meyerista. Ma partiamo da un’analisi più generale per arrivare al nocciolo della questione.
Questo season finale si lega direttamente al pilot andando a rispolverare quel misticismo con cui si era presentato al pubblico, un misticismo che permette a “The Miracle” di completare un cerchio: si era infatti iniziato con un Eddie in piena crisi di fede dopo aver avuto delle visioni che smascheravano le menzogne del Movimento, salvo poi tentare di tutto pur di ritornare a credere, finendo inesorabilmente per riprendere posto nella posizione iniziale e compiere un destino già scritto che coincide con l’addio. E in tutto ciò la “ciclicità” è ciò che rende “The Miracle” un buon episodio. È però in concomitanza con questa scissione fisica e spirituale dal Movimento e dalla sua famiglia che la Goldberg gioca il suo jolly: le visioni. In piena crisi di fede e in totale assenza di droghe e/o erbe peruviane, Jessica Goldberg fa rimettere tutto in discussione sia a Eddie che a noi spettatori, ormai completamente e scientificamente depauperati di quella fede iniziale, dopo nove episodi passati a smantellare il Movimento e tutte le sue fondamenta. “The Miracle” svolge bene il suo ruolo inquisitore, inserisce dubbi, rimette in discussione tutto ciò che si è visto ma lo fa giocando su qualcosa di mistico che, pur con la sua potenza, rischia di minare l’equilibrio che si è creato finora.
La scena finale è l’emblema di quanto descritto fino ad ora. Eddie, come noi spettatori, una volta arrivato a Cuzco (tra l’altro con che soldi?) si trova davanti un letto vuoto e uno Stephen Meyer completamente rinsavito che cammina e lo fissa negli occhi. Eccoci quindi di fronte al dilemma instillato (forzatamente) dalla Goldberg: la scena è reale o è frutto di quelle allucinazioni di cui Eddie sembra essere vittima? È chiaramente un cliffhanger voluto ma appare forzato soprattutto alla luce di questa repentina pioggia di allucinazioni che porta direttamente alla fonte dei problemi di “The Miracle”: l’assenza di una presa di posizione.
Non si pretende di avere risposte, questo è chiaro anche alla luce di una seconda stagione già annunciata, tuttavia l’ambivalenza delle storyline, per come sono state lasciate, incute diversi dubbi sulla loro essenza. È come se, durante una discussione, si interrompesse bruscamente una frase senza riuscire a capirne il senso per l’assenza del verbo o del complemento oggetto, se non addirittura del soggetto. Sarah imbastisce una vera ed autentica inquisizione su Cal, lo analizza, lo accusa e lo mette all’angolo senza però avere la possibilità di finire la sua arringa proprio a causa di una troncatura della regia e dello script. Non si ha quindi alcuna idea circa il finale dell’accusa di Sarah (ormai affetta da un bipolarismo emotivo quasi eccessivo quando si trova di fronte a Cal o a suo figlio e suo marito) così come non si ha alcuna chiarezza circa la visione, mistica o reale che sia, di Eddie.
Magari ci si può trovare piacevolmente avvolti da questi dubbi e covare in essi l’attesa per la prossima stagione, tuttavia c’erano diversi metodi per terminare il tutto senza dover ricorrere alla mancanza di palle per prendere una decisione narrativa.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Interpretazioni sempre molto forti di Aaron Paul e Hugh Dancy
  • Stephen Meyer vivo?
  • Ciclicità della stagione
  • Ignavia delle storyline, letteralmente troncate per creare cliffhanger non richiesti
  • Sensazioni finali al termine della visione
La Goldberg ha scelto di non decidere. Noi decidiamo di non apprezzare. Almeno non più di tanto.
A Room Of One’s Own 1×09 ND milioni – ND rating
The Miracle 1×10 ND milioni – ND rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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