Quarry 1×01 – You Don’t Miss Your WaterTEMPO DI LETTURA 7 min

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8 luglio 1959. Nella base aerea di Bien Hoa vengono uccisi il maggiore Dale Richard Buis e il sergente Chester Melvin Ovnand. Probabilmente questi nomi non diranno niente a nessuno ma sono simbolicamente importanti, in quanto prime vittime statunitensi in Vietnam. Non esiste una data precisa che sancisca l’inizio della guerra, visto che alcuni americani erano nel Paese già dal 1950, come supporto dei francesi, però si potrebbe usare il 1954, anno di nascita del Fronte di Liberazione, detto anche Viet Cong, oppure il 1960, quando il suddetto Fronte divenne ufficiale. L’8 luglio 1959, però, inequivocabilmente trasformò per gli USA il conflitto in un vero e proprio inferno, soprattutto dal punto di vista mediatico e sociale, visto che la popolazione si schierò sempre più apertamente contro la guerra e i militari che la combattevano. Inoltre, l’inferno fu anche dal punto di vista strettamente militare dato che, uno Stato non esattamente abituato alle sconfitte, ne subì una clamorosa.
Del Vietnam si potrebbe parlare per ore, si potrebbe dire che Kennedy, alcuni giorni prima della morte, avesse ordinato il ritiro di 1000 soldati (in quanto convinto che non si dovesse procedere con un progressivo intervento militare), e che questa decisione fu annullata da Lyndon Johnson, pressato fortemente dai vertici militari, che mandò ulteriori truppe nel Paese asiatico, ma si finirebbe per scrivere un saggio storico al posto della recensione di un pilot.
Quarry, la serie Cinemax tratta dai romanzi di Max Alan Collins, è ambientata, come avrete intuito, nel periodo della guerra del Vietnam, ma non racconta cosa accade lì, quanto piuttosto la vita di chi torna a casa dal fronte. Se i soldati erano già di norma non molto apprezzati, il bentornato che possano ricevere due ragazzi accusati (e scagionati successivamente) di un massacro ingiustificato di bambini non è dei migliori. Dei due, appare subito chiaro che il focus sia puntato maggiormente su Mac Conway, interpretato da Logan Marshall-Green (Richard Heller di 24, Trey Atwood di The O.C. e protagonista del recente The Invitation, un thriller a basso budget e a distribuzione limitata che è stato adorato dalla critica). La sua figura è da subito motivo di attenzione per lo spettatore perché, già all’interno del primo episodio, si può notare chiaramente il suo lento e inesorabile declino verso l’abisso. Non a caso, il momento nel quale lo si vede più rilassato, tranquillo e felice è proprio nei primi minuti, all’interno dell’aeroporto, quando ancora non è a conoscenza della folla pronta a dare loro il benvenuto e dell’atteggiamento di diffidenza e sdegno da parte di tutti. Nel corso dei 75 minuti di “You Don’t Miss Your Water” si vede Mac incontrare una serie di muri e barriere totalmente inaspettati, a cominciare da quello eretto dal padre che gli dice di non andare a trovarlo per un po’. È proprio a partire da questo momento che l’angoscia e la solitudine emergono, il rifiuto del padre è la goccia che fa traboccare il vaso perchè è l’uomo che dovrebbe capirlo più di tutti in quanto veterano della Seconda Guerra Mondiale. Un altro aspetto cruciale è rappresentato dai suoi ricordi bellici, mostrati sempre quando lui è totalmente immerso in piscina. Lodevole la scelta di non presentare intere scene o sequenze, quanto piuttosto piccolo frammenti, immagini che durano pochissimo e che sembrano volutamente incomprensibili perché riescono a far provare la sensazione di confusione e smarrimento vissuta dal protagonista, oltre che il tentativo invano di dimenticare immagini terribili.
Degno di nota è il fatto che tratti peggio le uniche due persone che cercavano di non fargli pesare i suoi trascorsi al fronte, ossia la fidanzata/convivente Joni, e l’anziano cliente all’autofficina. Mac si sente colpevole per quanto fatto, nonostante cerchi di non ammetterlo a sé stesso e, per questo motivo, reagisce meglio con chi lo critica, lo insulta o gli sbatte la porta in faccia perché, sotto sotto, sente assolutamente di meritarselo.
Cosa può fare un uomo che, reduce da un inferno, sta vivendo un altro inferno, questa volta a casa sua? Qualcosa di poco legale. Allo stesso modo in cui noi abbiamo intuito questa risposta, anche Il Broker (interpretato da Peter Mullan) è giunto alla medesima conclusione, e lui sa che ci sono moltissimi veterani, quindi la decisione di puntare a quel bacino di utenza per trovare possibili nuovi sicari è più che logica. L’iniziale rifiuto di Mac è dovuto a quanto scritto prima, cioè alla sua difficoltà nell’ammettere a sé stesso che la guerra lo ha reso esattamente come lo descrivono gli altri. Arthur (l’altro reduce), invece, ha interiorizzato questo concetto molto più velocemente del suo amico, quindi accetta l’incarico molto volentieri. Le sue parole al bar (“Riesci ancora a provare dei sentimenti? Io no, Mac”) scuotono ulteriormente il protagonista che infatti decide di fargli da spalla. Questo cambio di opinione è dovuto sia al licenziamento per l’aggressione dell’anziano, sia al lento cambiamento che sta avvenendo dentro di lui, a conferma di quanto scritto prima sulla sua discesa agli inferi. Nonostante tutto ciò, Mac ha ancora dei barlumi di speranza, e l’uccisione del suo amico serve proprio a farli scomparire quasi del tutto, oltre che a farlo diventare debitore nei confronti del Broker, il quale aveva già pagato Arthur per un lavoro non portato a termine, e i soldi erano spariti.
A questo punto, l’estraniazione di Mac dalla società e da chi lo circonda è quasi totale, e lo testimonia la scena del funerale di Arthur, quando scompaiono tutte le persone e i loro canti e rimangono soltanto lui e l’amico deceduto. Il significato simbolico è molto forte perché indica che chi torna dalla guerra si trovi bene solo con altri reduci e non riesca più a stringere legami con altre persone, a riadattarsi alla routine. Inoltre, va apprezzata la scelta degli autori di mostrare scene come questa attraverso gli occhi di Mac, che fungono da filtro e permettono di vedere le cose esattamente nel modo in cui le sta vivendo.
Come accennato in precedenza, il villain sarà Il Broker, il misterioso reclutatore di sicari. Che fosse un uomo estremamente sveglio ed intelligente si era capito sin dal primo momento, ma è nel finale di episodio che mostra tutto il suo acume, ordinando a Mac di uccidere l’uomo che si rivelerà essere l’amante di Joni. Questa mossa cancella del tutto gli ultimi sprazzi di speranza per del protagonista e l’ultima scena ne è la chiara rappresentazione: mette a tutto volume il disco che Joni aveva prestato a Cliff (l’amante) e la guarda con occhi freddi e glaciali, ottenendo proprio quello che voleva Il Broker, un uomo vuoto dentro e duro come la roccia, proprio come una cava (cava in inglese si dice quarry). Nonostante abbia già raggiunto fondali molto molto bassi, la discesa di Mac Conway sembra essere senza freni.
Si vede sin da subito la mano di Greg Yaitanes (che sarà regista di tutti e 8 gli episodi che comporranno la prima stagione), in passato già produttore e regista di alcuni episodi di Banshee e House M.D. In particolar modo, è la presenza di Banshee nel curriculum del regista di Wellesley  ad ispirare fiducia, in quanto si tratta della serie con (probabilmente) i migliori combattimenti della storia televisiva (è una lotta serrata con Daredevil) e le scene di azione avranno un’importanza fondamentale anche in Quarry.
Dopo esserci lungamente profusi negli elogi, è tempo di parlare di alcuni piccoli difetti. Quando Mac e Arthur escono dall’aeroporto vengono riconosciuti grazie alle loro borse, che entrambi tenevano nella mano sinistra, ma sarebbe bastato tenerle nella mano destra per non farsi scoprire (i manifestanti erano alla loro sinistra, quindi non avrebbero potuto vedere i bagagli che sarebbero stati nascosti dal corpo dei due soldati, vestiti in abiti civili). Inoltre, uno dei due aiutanti del Broker, Buddy, è sembrato eccessivamente sopra le righe, quasi come si volesse introdurre una nota più spensierata (forse agli amanti di Boris sarà tornata in mente la famigerata linea comica di Martellone) in un prodotto estremamente cupo (non che sia per forza una scelta narrativa sbagliata, ma rischia di stonare un po’). In sostanza, si tratta di piccole inezie e disattenzioni che possono essere tranquillamente limate nel corso degli episodi.
La vera nota negativa è rappresentata, invece, dagli ascolti: il pilot è stato visto da 182.000 persone. Per fare un paragone, Banshee esordì con 483.000 spettatori, e in quattro stagioni è sceso soltanto una volta sotto i 300.000. Perfino il pilot di The Knick, serie che ha sempre avuto problemi enormi in termini di audience, fu visto da 350.000 persone, e solo una volta si è scesi sotto i 182.000, e il prodotto di Steven Soderbergh aveva dalla sua l’acclamazione totale della critica e un livello di qualità visto pochissime volte nella storia della TV. Una base di partenza un po’ più ampia non avrebbe guastato.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Idea di base molto valida
  • Racconto non edulcorato, in pieno stile Cinemax
  • Buona prova recitativa di Marshall-Green
  • Atmosfera cupa
  • La scena in chiesa
  • The Broker
  • Alcune piccole forzature
  • Gli ascolti
Dopo Banshee, The Knick e in parte Outcast, Cinemax sembra aver sfornato la quarta serie originale degna di nota. Peccato solo per gli ascolti indegni.
You Don’t Miss Your Water 1×01 0.18 milioni – 0.1 rating

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