Homeland 6×04 – 6×05 – A Flash Of Light – Casus BelliTEMPO DI LETTURA 5 min

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“A Flash Of Light” e “Casus Belli” arrivano in seguito a, nell’ordine: un salvataggio regalato, uno schiaffo di rimprovero ed una salvezza fatta di stenti. Qualsiasi episodio, scritto e dotato di un minimo livello di trama orizzontale, avrebbe potuto fare meglio dei 3 precedenti, ci voleva solo quel pizzico di ardore, leggasi impegno, per dare un senso all’intera visione di questa sesta stagione. Non si era chiesto un attentato nel cuore di Manhattan ma, se è davvero servito a migliorare la situazione di Homeland, allora siamo felici che sia accaduto. Ovviamente solo nella finzione seriale, sia chiaro, non ci augureremmo mai nulla di simile nella nostra triste realtà in cui viviamo, già viziata da fin troppi atti riprovevoli.
“A Flash Of Light” e “Casus Belli” sono legati a filo doppio come se fossero la prima e la seconda parte di un film. Vero, stiamo forse enfatizzando troppo la connessione tra i due episodi, tuttavia è innegabile come il rapporto azione (“A Flash Of Light”) reazione (“Casus Belli”) leghi indissolubilmente le due puntate: dalla bomba nel camioncino di Sekou si passa subito alla reazione di paura dei servizi segreti; dalle ricerche di Quinn si arriva ad un impensabile sequestro di persona con tanto di assalto della squadra monile. Il tutto senza dimenticarsi delle parole di Dar Adal, sempre più unico burattinaio a tirare i fili della storia.

Dar: A word in your ear about the President-elect. I know you’ve been meeting with her.
Carrie: Saul came to me with the same theory.
Dar: Carrie, I’m not Saul. I know.
Carrie: I’m a friend, not an advisor.
Dar: Whatever you want to call it, you’re doing her no favors. […] I came to you as a friend, Carrie, an admirer even, and I’m telling you this in the same spirit: stand down.
Carrie: No, you stand down. You had your turn– 50 f*cking years of it, and look where we are now. You stand down.
Dar: I don’t think you understand how vulnerable you are.
Carrie: I don’t think you do.

Scomodiamo addirittura Shakespeare per l’occasione ma è il caso di dire che, parafrasando le parole di Marcello nell’Amleto, era chiaro che ci fosse del marcio in Danimarca. Era chiaro sin dal comportamento sempre più infido di Dar Adal, sia dall’interesse smodato dell’FBI nei confronti di Sekou, frutto di un accanimento eccessivo che non era sembrato mai molto limpido anche se nascosto dietro il velo di terrorismo e sicurezza nazionale dietro cui ogni scelta viene ormai compiuta e/o difesa, sia dalla presenza ridondante del marchio Medina Medley, unico vero filo conduttore riconoscibile finora. Homeland all’improvviso dimostra le sue potenzialità ricordandosi come creare tensione narrativa e, soprattutto, interesse verso la trama e lo fa giocando sul nome del luogo di lavoro di Sekou, lo stesso luogo dove si reca nel cuore della notte il tizio che Quinn pedina e chi vive di fronte a casa di Carrie: potrebbe essere una casualità ma non lo è, non in Homeland. Ecco quindi che le paranoie di Quinn assumono credibilità nel momento in cui la bomba, messa nel furgone di Sekou, esplode, deflagrando in piena Manhattan. Tutto è ancora poco chiaro ma Carrie, a giudicare dagli ultimi istanti di epifania di “Casus Belli”, sta per andare fuori di testa ritornare a fare ciò che sa fare meglio.

Quinn: They’ve been watching us.
Carrie: Who has?
Quinn: Across the street, for weeks now.
Carrie: No, Quinn. Nobody’s been watching us. We’ve been over this. You’re not seeing straight. Hey. Look at me. Look at me. This whole thing: it’s a misunderstanding.
Quinn: No, it’s not. I have proof.

Quando al termine dello scorso season finale si vaneggiava circa la remota possibilità che Quinn fosse sopravvissuto, non si aveva nessuna buona sensazione al riguardo, anzi lo scetticismo e l’aura da telenovela spaventavano non poco il possibile ritorno del character di Rupert Friend (specialmente quella luce divina che penetrava nella stanza e che cozzava come del mais messo sopra la pasta al pesto). Con una certa sorpresa, ed un sospiro di sollievo non esente da preconcetti poi sfatati, dopo 5 episodi si può dire che il Peter Quinn visto sinora è senza ombra di dubbio la cosa migliore di questa stagione di Homeland. La possibilità di giocare con le problematiche relative al suo nuovo status quo hanno permesso di creare la situazione poi vista in questi due episodi, una situazione che altrimenti non si sarebbe mai potuta vedere e che è stata sorprendentemente piacevole nella sua drammaticità e realizzazione.
Quinn non ragiona più attraverso canoni normali, la realtà che percepisce è distorta tanto quanto i suoi ragionamenti e queste difficoltà, direttamente o indirettamente, sono dannatamente importanti per non far ricadere Homeland nei soliti schemi, cosa che infatti non sta accadendo (la noia è stata la principale protagonista sinora). Il turbinio degli eventi che porta Quinn a sparare contro il manifestante e successivamente all’assalto delle forze speciali, è sì funzionale alla trama verticale e all’ulteriore approfondimento dello stato mentale di Peter, ma è anche studiato per svegliare la coscienza di Carrie e darle quella spinta finale che le serviva.
Due parole però vanno spese anche sull’ultimo character relegato nuovamente in panchina perchè a margine di tutto si muove un Saul che, agendo sul fronte mediorientale, è ancora troppo distante dall’epicentro della narrazione e, proprio per questo, ancora fuori dal giro che conta e dal suo massimo potenziale ed uso narrativo: un vero peccato. Il ritorno a New York deve, imperativo categorico, riportarlo al suo splendore.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Come predetto, Sekou ed il suo momento di gloria sono finiti all’altro mondo per dare una scossa agli eventi
  • Attentato a NY
  • Dar Adal sempre più viscido, gli si può vedere la scia da lumaca mentre cammina
  • Carrie raggiunge finalmente il punto di svolta
  • Rupert Friend continua a recitare sopra le aspettative
  • Peter Quinn e l’assedio
  • Saul fin troppo defilato dalla trama

 

Homeland non ha mai avuto un inizio così lento come quello avuto in questa stagione e, anche a posteriori, non lo si può perdonare perchè si sarebbe potuto accelerare certi eventi e condensare il tutto. Fortunatamente “A Flash Of Light” e “Casus Belli” ripagano della pazienza dando finalmente lustro ad una stagione e ad una trama che non avevano ancora un motivo d’essere. Ora ce l’hanno, rimane da sistemare solo Saul.

 

The Covenant 6×03 1.13 milioni – 0.4 rating
A Flash Of Light 6×04 1.05 milioni – 0.3 rating
Casus Belli 6×05 1.07 milioni – 0.3 rating

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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