Broadchurch 3×02 – Episode 2TEMPO DI LETTURA 4 min

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Settimana dell’8 marzo, Festa della Donna e coincidenza vuole che Broadchurch porti sugli schermi una tematica durissima per il sesso femminile, che dona allo spettatore non solo curiosità per lo show e la sua trama ma anche la possibilità di riflettere su più fronti.
In “Episode 1” Hardy e Miller si trovano ad indagare su un caso di stupro. Trish, la vittima, è naturalmente sconvolta e in questa puntata gli sceneggiatori si soffermano su di lei e sulle reazioni che tale episodio provoca anche nelle persone vicine a chi ha subito violenza.
Una donna sessualmente disinibita, un vestito corto, un sorriso fatto alla persona sbagliata: Broadchurch indaga sul pregiudizio che molto spesso contamina i casi di stupro poiché, nonostante viviamo nel 2017, il sessismo resta imperante e con grande facilità il carnefice viene quasi giustificato tacciando la donna di complicità, di aver reso lei stessa, attraverso i suoi atteggiamenti, la violenza possibile.
E’ su questo che la serie si sofferma in “Episode 2”: Trish si confida con Beth Latimer, consulente affiancatole da Miller e  le confessa che avrebbe preferito morire, che ciò che le è successo è una vergogna troppo grande da sopportare. Si scopre che la donna ha alzato il gomito quella sera; la grande provocazione che gli sceneggiatori fanno non solo verso Hardy e Miller ma soprattutto verso il pubblico è proprio questa: possiamo fidarci delle parole di una donna dalla vita sessuale libera e  che addirittura in qualche occasione beve troppo? Non si è forse messa lei in questa brutta storia? Oppure è davvero una vittima da proteggere?
Tutte queste domande non hanno una risposta netta e scontata, proprio a causa di quel pregiudizio a cui si è accennato ad inizio recensione. La serie si sofferma su questa linea con grande intelligenza e sensibilità, dimostrando la volontà, come già fatto nelle precedenti stagioni, di voler indagare su tematiche spinose cercando di dare ad esse la giusta importanza e dignità, senza escludere nulla e dando voce ad ogni personaggio coinvolto. Non c’è giudizio, solo voglia di capire perché esistano queste dinamiche, cosa spinge l’uomo a compiere atti terribili, perché accadano cose di questo tipo.
Uno dei punti di forza della serie risiede indubbiamente nel rapporto umano che lega i due detective e che vediamo sempre più uniti non solo dalla passione lavorativa e dal desiderio di verità ma anche dalla difficile condizione privata che si riflette sul loro modo di essere.
Ellie ed Alec hanno alle spalle momenti che si sono abbattuti su di loro provocando un grande impatto, influenzando per sempre la modalità con la quale si approcciano non solo alla vita in generale ma anche e soprattutto al loro lavoro e ai  metodi di indagine.
Abbiamo così Miller ed Hardy che si compensano e questo è lampante: la dolce umanità di Ellie si plasma ai modi bruschi e pragmatici di Alec, personaggio che non ha esaurito minimamente il suo fascino e ancora non è del tutto cristallino agli occhi dello spettatore, che vuole sapere sempre di più del suo ombroso passato.
Ancora una volta il plus di Broadchurch sta nella normalità, negli eventi che quotidianamente scuotono le persone del mondo reale. Non è necessario portare drammi impossibili per empatizzare con chi guarda e Chris Chibnall lo sa bene: ecco che il mondo di questa serie è il nostro mondo, le paure, le imperfezioni, i pregiudizi sono anche i nostri e tutto questo, unito all’eccezionale cast e ad una fotografia impeccabile, rendono lo show interessante e mai banale.
Una pecca da sottolineare è forse il poco impatto delle altre linee narrative rispetto a quella principale: se da un lato infatti l’indagine sullo stupro, la scoperta dei sospettati tra cui il padre del detective Harford, sono gestiti benissimo e con grande maestria, dall’altro il dramma di Maggie e del giornale sono veramente di poco interesse, non aggiungono nulla alla storia o all’atmosfera e ci si chiede se aggiungere questo dettaglio fosse davvero necessario.
Per il resto, come detto nella precedente recensione, non è una storia alla Agatha Christie ma Broadchurch resta un giallo classico con pennellate di modernità che si rifanno alle storie di genere della recente tradizione scandinava. La normalità come mostro dormiente e rassicurante in cui ognuno può essere colpevole, in cui il pregiudizio scava come la goccia nella roccia e in cui soltanto il sapersi muovere mossi dalla voglia di scoprire la verità con umanità resta la chiave giusta per risolvere il mistero.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Riflessione sul pregiudizio che riguarda la vittima di stupro
  • Hardy, Miller e il modo in cui si compensano
  • Il caso interessante nella sua “normalità”
  • La fotografia e l’interpretazione del cast
  • Linee narrative secondarie di poco impatto e importanza, almeno per il momento
La serie resta avvolta nel suo alone di misteriosa normalità e complice l’interpretazione del cast, la fotografia e la curiosità sulla storia, aggancia lo spettatore allo schermo confermandosi un giallo interessante, uno dei pochi rimasti in questi ultimi anni seriali.
Episode 1 3×01 7.5 milioni – ND rating
Episode 2 3×02 7.3 milioni – ND rating

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Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell’animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell’animo.

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