The White Princess 1×05 – TraitorsTEMPO DI LETTURA 8 min

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Con “Traitors”, The White Princess entra nella sua seconda metà e riprende in mano quel filone di trama presentato nel pilot e, per i successivi episodi, apparentemente abbandonato, salvo rispuntare alla fine di “The Pretender”: la pretesa del principe Richard, secondo figlio maschio di re Edward IV, al trono inglese. In verità, la conferma esplicita che il ragazzo alla corte di Borgogna sia davvero chi sostiene di essere manca ancora e se lo spettatore può supporre con relativa certezza che sia così, sulla base del buonsenso, delle regole della narrazione e della conoscenza di retroscena e fatti che i personaggi ignorano, altrettanto non possono fare questi ultimi, costretti dalla parzialità delle loro conoscenze e dalla limitatezza dei loro punti di vista ad affidarsi a confessioni di medici (Margaret Beaufort) e ricordi d’infanzia (Maggie), se non addirittura alla propria irrazionalità (Cecily York, che sceglie di credere che quel ragazzo sia suo nipote perché dopo aver visto tanti suoi familiari lasciare questo mondo ha bisogno di credere che almeno uno di loro sia miracolosamente sopravvissuto) o al mero opportunismo politico (i lord inglesi, che pur di rovesciare Henry non si preoccupano più di tanto di verificare la vera identità del pretendente).
Sette anni separano “The Pretender” e “Traitors”, sette anni di stabilità politica e di pace, eppure a guardare i personaggi, se si ignorano la crescita di alcuni bambini e la nascita di altri nonché la nuova pessima capigliatura di re Henry che è chiaramente un parruccone, il tempo non sembra passato: non un capello bianco nella chioma nerissima di Margaret, non una ruga in più sul volto di Elizabeth, non un minimo cambiamento sui volti di Lizzie o di Maggie. Si ripropone qui lo stesso problema di The White Queen, ossia la mancanza di un qualsivoglia segno d’invecchiamento, per quanto piccolo, che indichi il trascorrere degli anni per i personaggi adulti.

Elizabeth: “I would also like a toast to the Duke of York. My son, Prince Richard, who is alive and well in Burgundy. […] And any noble here who fears God should follow him instead of this pretender, Henry Tudor. To Prince Richard, the Duke of York and the rightful King of England!”
Lizzie: “You came here to destroy your own grandson’s day. You are not my mother!”

Un’altra cosa che non è cambiata in sette anni è la condotta di Elizabeth Woodville, ancora dominata dall’odio viscerale e totale verso i Tudor ed esiliata all’abbazia di Bermondsey, almeno finché non riesce a convincere la figlia Lizzie a farla richiamare a corte, impietosendola con le proprie condizioni di salute sempre più gravi. Il personaggio di Elizabeth si è ormai cristallizzato nella figura dell’ex-regina rancorosa, che non perde occasione per danneggiare il re, anche a costo di andare contro il proprio stesso sangue: lo dimostra perfettamente quando decide di rovinare la festa per la nomina del nipotino Harry (il futuro Henry VIII, qui ancora bambino e lontano dal provocare scismi e decapitare mogli) a duca di York comparendo sul soppalco e accusando pubblicamente sia lui che il re suo padre di essere usurpatori (perché il legittimo duca di York e re d’Inghilterra dovrebbe essere il principe Richard); quest’atto, oltre a farle rischiare per l’ennesima volta la pena capitale, costringe la figlia Lizzie a prendere posizione contro di lei, rinnegandola come madre davanti alla corte.
La Woodville ha ormai perso quel ruolo matriarcale di guida e protettrice della famiglia che aveva all’inizio della serie ed è paradossale come ciò sia frutto, oltre che dell’emarginazione cui l’hanno condannata i Tudor, soprattutto delle sue stesse azioni, compiute nella convinzione di mantenere unita la famiglia ma capaci soltanto di spaccarla ulteriormente.
Emblematica è la questione dell’unione tra Lizzie ed Henry: imposta dall’ex-regina alla figlia per garantire la sopravvivenza sua e delle altre figlie dopo la battaglia di Bosworth, concepita come mezzo per distruggere i Tudor dall’interno, le si è rivoltata contro nel momento in cui Lizzie ha cominciato a nutrire veri sentimenti verso il marito e a dargli degli eredi, perché a quel punto la ragazza, tra la nuova famiglia messa su col re e una madre cinica, capace addirittura di maledire i propri nipoti, ha scelto la prima. Lizzie non è ancora capace di lasciarsi andare completamente con Henry e lo dimostra il fatto che non riesca a dargli un’esplicita dichiarazione d’amore, a dirgli “ti amo”, ma è evidente che l’amore per lo zio Richard III e l’odio verso quello che all’inizio le appariva un usurpatore e un bruto sono ormai un semplice ricordo.
Anche Maggie, dopo una prima parte di stagione in cui non ha fatto altro che disperarsi e dolersi per la sorte del fratellino Teddy, ha ormai trovato un po’ di gioia e di serenità nell’unione con sir Pole, da cui è nato anche un figlio, Henry. Il viaggio in Borgogna ordinatole dal re in questo episodio, tuttavia, diventa l’occasione per un tuffo nel passato, sia nell’incontro con parenti che non vedeva da anni sia soprattutto quando, per capire se il nuovo pretendente al trono sia davvero chi dice di essere, gli chiede di raccontare qualche episodio del loro passato che solo il vero principe Richard ricorderebbe, ed egli rievoca un Natale di tanti anni prima, quando erano ancora bambini: un passato agrodolce, funestato già allora da rivalità e morti fratricide (non si dimentichi che il padre di Maggie era stato giustiziato da suo fratello Edward), ma nel contempo un passato in cui Teddy era libero e gli York saldamente al potere.
Anche sir Pole approfitta dell’ospitalità borgognona per servire il proprio re, mettendo le mani sui sigilli delle lettere spedite da alcuni lord inglesi alla duchessa Margaret; peccato che allo spettatore non venga mostrato né tanto meno spiegato come abbia fatto, se si sia introdotto nelle camere della duchessa per rubare i sigilli (ma sarebbe difficile credere che un uomo con quella stazza e un solo braccio sia riuscito a compiere un’impresa degna di James Bond, anzi che un qualsiasi uomo sia riuscito a entrare nelle stanze private della duchessa) o se glieli abbia forniti un traditore della corte borgognona (e in tal caso non costava nulla inserire una scena di pochi secondi o una semplice riga di dialogo per spiegarlo). Purtroppo non è la prima volta (e si teme nemmeno l’ultima) che si ricorre a una qualche forzatura per mandare avanti la narrazione: in questo caso, la scoperta dei sigilli (tra cui, tanto per cambiare, quello di Elizabeth Woodville) serve comunque per individuare i traditori che complottano contro il re, tra i quali spicca il suo zio acquisito, William Stanley, ma sicuramente ci sono altri espedienti narrativi migliori che potevano essere utilizzati per raggiungere il medesimo risultato.

Margaret: “They were Yorks”
Jasper: “They were children!”
Margaret“It was God’s will”
Jasper“God’s will? There is no divinity in this”

Tuttavia, i momenti migliori dell’episodio, più drammatici e intensi, sono quelli offerti dalla coppia Margaret-Jasper. Sulla regina madre grava ormai la colpa abominevole di aver ordinato l’uccisione dei figli di Edward IV ed Elizabeth Woodville, che all’epoca rappresentavano un ostacolo per l’ascesa al trono del figlio Henry (in verità, in The White Queen la questione era stata narrata con molta più ambiguità, impedendo allo spettatore di capire chi fosse il vero mandante del sicario tra Margaret, il re Richard III e sua moglie Anne, mentre in The White Princess si è deciso di rendere esplicita la colpevolezza di Margaret), ma più che il senso di colpa (apparentemente assente nell’animo di una donna che giustifica ogni sua azione, anche la peggiore, col mantra del deus lo volt) ciò che la tormenta e la terrorizza è la possibilità che Henry possa scoprire di quale delitto si è macchiata per dargli il trono: così, quando Jasper scopre la verità e minaccia di rivelare tutto al re, persino l’amore di una vita passa in secondo piano rispetto alla necessità di mantenere il segreto.
La malattia che colpisce Jasper proprio il giorno in cui voleva andare a rivelare al nipote la terribile verità è fin troppo fortuita, visto che dà alla diretta interessata la possibilità di salvarsi per il rotto della cuffia, ma ciò non intacca più di tanto la forza drammatica della scena in cui la regina madre soffoca il cognato, dopo averlo messo a letto, dilaniata sì questa volta dal dolore di mettere fine a una vita a lei cara. E’ un colpo di scena potente, che colpisce allo stomaco lo spettatore, perché mai si sarebbe aspettato che Margaret indirizzasse la propria spietatezza contro la persona che ama di più al mondo dopo il figlio; ma è anche la dimostrazione di quanto un personaggio come il suo, così tragico, così shakesperiano, abbia da dare ancora a questo racconto, al di là delle simpatie o delle antipatie che suscita nel pubblico.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Margaret e Jasper
  • La presa di posizione di Lizzie contro la madre
  • Finalmente Maggie vive un po’ di serenità
  • Invecchiano solo i bambini, tutti gli altri sono uguali a sette anni prima
  • Il modo in cui Richard Pole si procura i sigilli dei lord traditori
  • La provvidenzialità della malattia di Jasper
Il diavolo è nei dettagli, recita un detto, e “Traitors” è la dimostrazione di come certe sbavature e imperfezioni minute possano parzialmente rovinare un episodio altrimenti molto intenso, per quanto meno movimentato del precedente.
The Pretender 1×04 0.85 milioni – 0.2 rating
Traitors 1×05 0.95 milioni – 0.27 rating

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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