GLOW 1×07 – Live Studio AudienceTEMPO DI LETTURA 6 min

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Arrivati al settimo episodio della nuova serie di Netflix ideata da Liz Flahive e Carly Mensch, è impossibile negare che GLOW sia un vero, piccolo, gioiello. La cosa non era scontata: se è vero che Netflix è ormai diventata sinonimo di rinnovi sicuri (ah no, adesso cancellano pure loro…) qualità nell’ambito della serialità, è altrettanto vero che un’opera sul wrestling femminile non poteva presentare, sulla carta, chissà quali potenzialità e, anzi, era inevitabile approcciarsi ad essa con una certa diffidenza, col timore di ritrovarsi di fronte a una pacchiana rivisitazione degli anni ’80, figlia di quel culto (a tratti cancerogeno feticismo) per uno dei decenni più venerato dalla cultura pop, o ad una grottesca farsa pseudo-femminista a base di quel “girl power a tutti i costi” che tanto va di moda oggigiorno. Per fortuna GLOW non si è rivelata né l’una né l’altra, è bastata una manciata di episodi per intuirlo e un altro paio di puntate per averne la certezza, e in questo senso “Live Studio Audience” è l’ennesima sfavillante tappa di un cammino che, si spera, possa durare ancora a lungo, anzi anche qualcosa di più.
L’episodio, infatti, segna il debutto effettivo del Gorgeous Ladies Of Wrestling (lo show nello show, si è ormai nell’ambito della “metatelevisione”), davanti a un pubblico raffazzonato e con qualche grosso imprevisto, secondo una legge non scritta ma fondamentale della narrazione in cui le cose non possono mai andare per il meglio e bisogna sempre inserire qualche disgrazia. Ovviamente prima vengono gli allenamenti e la preparazione allo spettacolo, poi l’attenzione si concentra, inutile persino dirlo, sulla coppia Ruth-Debbie, che ha ormai trovato un suo proprio equilibrio (in nome del lavoro), e che si allena sotto la supervisione dei Lumberjackson per padroneggiare nuove mosse e rendere ancora più spettacolare il loro combattimento d’esordio. La sequenza dell’allenamento, con una frizzante ed esaltante Dare cantata dal rocker Stan Bush (e già nota per far parte della colonna sonora del film The Transformers: The Movie del 1986) che accompagna i tentativi dapprima goffi e via via più sicuri di Ruth e di Debbie, fa subito tornare alla mente, con le dovute proporzioni e differenze, scene come quella di Rocky che corre tra le strade di Philadelphia sulle note di Gonna Fly Now o che si allena con mezzi “artigianali” in una stalla accompagnato da Hearts On Fire, mentre il suo rivale, il russo Ivan Drago, ricorre a strumenti iper-tecnologici. Lì la Guerra Fredda irrompeva realmente nello sport, perché la rivalità tra lo Stallone Italiano e la Transiberiana era anche (ma non solo) lo scontro per il prestigio tra due superpotenze, qui è solo rievocata con spirito goliardico e ironico, si riduce a mera materia da plasmare per creare le gimmick (il comportamento, l’insieme delle caratteristiche, delle movenze, del parlato) di Liberty Bell e Zoya The Destroya, perché la rivalità (sempre meno esacerbata, almeno agli inizi) tra le due si consuma tutta nella sfera lavorativa e familiare.
Ovviamente, lo scontro tra la patriota statunitense e la paladina del comunismo rappresenta la ciliegina sulla torta ed è preceduto da altri combattimenti, benché l’unico effettivamente visto (e goduto) dallo spettatore è il gustoso e divertente tag team match che pone da un lato Cherry “Junkchain” e Tammé “The Welfare Queen”, dall’altro le “Rosenblatt”, Stacey “Ethel” e Dawn “Edna”, per l’occasione conciate da membri del Ku Klux Klan per dare allo scontro una connotazione razziale e rendere così ancora più acclamate le due “buone”. Le cose vanno diversamente per quanto riguarda il debutto di Carmen “Machu Picchu” che non riesce a reggere la pressione delle scene e fugge dal ring prima ancora di cominciare a combattere, rafforzando sempre più la propria immagine di “gigante buona”.
GLOW è uno show prevalentemente, ma per fortuna non esclusivamente, femminile (a meno che non si verifichi lo scenario post-apocalittico di Kuntar Kultar) e nemmeno la centralità dello spettacolo di cui sono protagoniste le donne riesce a cancellare la presenza maschile, che anzi continua ad essere fondamentale negli sviluppi narrativi. Più che di Sam, che manda avanti lo show improvvisandosi presentatore (e che appare perfettamente consapevole del fatto che sia stata Justine a rubare la sua videocamera, evento che nel passato episodio sembrava foriero di chissà quali ripercussioni e che invece si risolve in un paio di scene scarse), o di Keith che si improvvisa arbitro, ci si vuole concentrare su Sebastian “Bash” e su Mark: il primo, dopo essere stato presentato come un personaggio in apparenza bidimensionale, macchiettistico, si è rivelato ben più profondo, succube di una madre che gli ha tagliato i fondi per il GLOW e capace di provare una nascente empatia per Carmen (anche lei figlia di un genitore ingombrante) che potrebbe condurre ad esiti tanto insospettabili quanto stuzzicanti; il secondo fa la sua irruzione nel pubblico in silenzio, senza schiamazzi né scenate, ma la sua sola presenza è sufficiente a far crollare su Debbie quel mondo che aveva lasciato per un attimo per immergersi nella magia del wrestling, a riportarla alla realtà e a sbatterle in faccia tutto il proprio disprezzo per quel tipo di lavoro che ritiene di serie B rispetto alla recitazione “vera”. La reazione di Liberty Bell, che fugge dal ring consegnando di fatto la vittoria a Zoya The Destroya (che invece avrebbe dovuto perdere), dà tuttavia a Rhonda la possibilità di rendersi finalmente utile ai fini della trama (a cui ha dato, finora, un apporto assai modesto a parte un paio di tette), salvando la serata con un improvvisato rap che coinvolge, alla fine, tutte le lottatrici.
Dulcis in fundo è doveroso segnalare la scelta da parte della produzione di dedicare l’episodio in questione alla memoria di Chavo Guerrero, wrestler della famiglia Guerrero (suo fratello minore era il celebre Eddie, detentore del WWE Championship nel 2004) deceduto l’11 Febbraio 2017. La dedica non è casuale: Mando Guerrero, un altro dei suoi fratelli, allenò le protagonisti del vero GLOW del 1986, mentre suo figlio Chavo Guerrero Jr. ha lavorato nella produzione Netflix per preparare dal punto di vista atletico il cast.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Finalmente il Gorgeous Ladies of Wrestling va in scena
  • La sequenza dell’allenamento tra Ruth e Debbie sulle note di Dare di Stan Bush
  • Il personaggio di Bash
  • Pantere Nere vs. Ku Klux Klan
  • Rhonda per la prima volta serve davvero a qualcosa nella narrazione
  • In memory of Chavo Guerrero Sr.
  • La sottotrama della telecamera

To glow significa “brillare, risplendere”, e lo show di Netflix brilla eccome, non solo per lo sfavillio degli anni ’80 che mette in scena ma soprattutto per la sua qualità, frutto di una sapiente scrittura, del giusto equilibrio tra comicità e dramma e di un cast sempre perfettamente nella parte. Continuate così, Gorgeous Ladies Of Wrestling!
This Is One of Those Moments 1×06 ND milioni – ND rating
Live Studio Audience 1×07 ND milioni – ND rating

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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