Turn: Washington’s Spies 4×01 – 4×02 – Spyhunter General – The Black Hole Of CalcuttaTEMPO DI LETTURA 7 min

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La visione della premiere di quella che si sa essere l’ultima stagione di uno show è sempre un qualcosa di agrodolce che porta con sé sentimenti contrastanti: da un lato la gioia del ritorno di un’opera tanto attesa, dall’altro la spiacevole consapevolezza che ci si trova di fronte all’inizio della fine, al primo passo che condurrà alla conclusione definitiva salvo riesumazioni da parte dei network ingordi. Se poi la season premiere è composta da due episodi, la gioia e il dolore sono raddoppiati, perché si aggiungono la possibilità di godersi due piacevoli ore di visione invece di una soltanto e la constatazione che il series finale arriverà con una settimana di anticipo.
Quest’anno AMC ha scelto proprio quest’ultima formula per la premiere della quarta e ultima stagione di Turn: Washington’s Spies (in verità l’aveva già fatto per la seconda, nel 2015), mandando in onda due episodi chiamati al non facile compito di riprendere le fila di una narrazione profondamente scossa dal season finale dell’anno scorso, quel “Trial And Execution” che, pur non essendo un episodio particolarmente roboante, aveva tirato fuori due colpi di scena di enorme portata: l’esecuzione di John Andre, con cui veniva meno uno dei pilastri dello show, e il tradimento di Benedict Arnold, che si prospettava carico di conseguenze per la guerra d’indipendenza. Ed in effetti, Arnold inizia a rivelare già la sua pericolosità, non certo per la sua scaltrezza o la sua intelligenza quanto perché, avendo lavorato con Washington e con Tallmadge, è in possesso di quelle minime informazioni che gli permettono di capire che uno dei membri del Culper Ring è Caleb Brewster, di cui orchestra la cattura; se si aggiunge a questo l’improvvisata alleanza del voltagabbana con Simcoe, che nell’interrogatorio del baleniere trova una conferma ai vecchi sospetti su Abraham Woodhull, si capisce quanto poco al sicuro siano le spie di Washington.
Nonostante la collaborazione tra i due ufficiali britannici, entrambi outsiders ai margini dell’esercito, abbia tutto il potenziale per portare a sviluppi decisamente interessanti, si sente indubbiamente la mancanza di John Andre, dei suoi modi raffinati e colti, della sua furbizia, del suo carisma, che ne facevano l’antagonista perfetto e che il rozzo e irascibile Benedict Arnold non potrà certo sostituire degnamente; così come pesano (ma un po’ meno) le assenze di Robert Rogers, con i suoi modi un po’ bislacchi e la sua aria da selvaggio scozzese, e di Edmund Hewlett, con la sua quasi tenera goffaggine e la sua probità morale che rendeva meno manichea e schematica la contrapposizione tra Britannici e Americani. Diverso il discorso per Simcoe, che ha sempre rappresentato il villain “psicopatico” e che continua a rimanere fedele a questa caratterizzazione, raggiungendo nuove vette di sadismo nella tortura a Caleb; ma in “The Black Hole Of Calcutta” ha anche la possibilità di dare allo spettatore qualche piccola informazione sul suo passato, allo scopo di creare un minimo di background necessario per non lasciarlo appiattito in una rappresentazione bidimensionale. In verità, il personaggio interpretato da Samuel Roukin ha poco in comune col vero John Graves Simcoe, ma la scelta di alterarne la biografia e di legarla a un evento come il buco nero di Calcutta, facendo del sadico ufficiale britannico il figlio di un medico rinchiuso nella fatiscente prigione dagli stessi uomini a cui aveva salvato la vita, ha tutto il sapore di un tentativo di fornire basi più solide per il suo comportamento: accanto alla naturale inclinazione verso il male e la violenza, dunque, Simcoe sarebbe stato reso tale anche dal mondo in cui è vissuto e dalla traumatica esperienza dell’infanzia in India, che gli ha insegnato a comportarsi senza pietà per non essere ritenuto un debole.
La caccia alle spie miete già le sue vittime e tra queste c’è anche Philomena Cheer, l’attrice ex-amante di Andre (nonché complice indiretta della sua cattura da parte degli Americani, nella terza stagione) che ha la stupida idea di mettersi contro Peggy Shippen Arnold pavoneggiandosi per la relazione che aveva col maggiore britannico, finendo così incastrata dalla rivale che non ci mette molto a convincere il marito con qualche falsa accusa. Parentesi ridicola ed evitabile, non c’è dubbio. Meno inutile, invece, la cattura del sarto Hercules Mulligan, che getta nella paura e nella disperazione Robert Townsend infliggendo un duro colpo alla sua determinazione, con possibili esiti catastrofici in futuro, perché un’eventuale defezione della spia residente a New York priverebbe il Culper Ring di un elemento fondamentale.
In quel di Setauket, invece, la novità maggiormente degna di nota è l’inedita “alleanza” tra Abe e suo padre, che pur non aderendo apertamente alle forze di secessione nutre sempre più dubbi sulla propria lealtà a una Corona che non tutela i propri sudditi, che rischia di non pagare i contadini che hanno rinunciato al proprio raccolto per fornire foraggio alle truppe e che permette pericolosi abusi di potere come quello di Simcoe. L’apporto del magistrato si rivela fondamentale tanto nella distruzione delle scorte di fieno delle truppe di stanza a Long Island quanto nel piano per la liberazione di Caleb, basato sul finto rapimento suo e del figlio Abe per chiedere uno scambio di prigionieri, ma è chiaro che una collaborazione del genere poggia su basi troppo fragili; anzi, già nel secondo episodio l’uccisione di alcuni soldati britannici che stavano per sventare il finto rapimento potrebbe spingerlo a cambiare nuovamente idea.
E’ tempo di incertezze e dubbi anche per George Washington, di cui Turn non ha mai offerto un ritratto idealizzato e agiografico, preferendo puntare su un ritratto più umano, più complesso e realistico dell’artefice della vittoria sulla madrepatria e futuro primo presidente della nuova nazione: splendido fu, ad esempio, l’episodio “Valley Forge” della seconda stagione, largamente dedicato al leader statunitense. In “The Black Hole of Calcutta”, Washington è colto nella sua dimensione più intima e privata, insieme alla moglie Martha, ma soprattutto si mostra in tutta la sua umana imperfezione, quando dispera per la buona riuscita della sua strategia per indebolire i Britannici, quando si inalbera per una quisquilia riguardante il falegname della sua villa di Mount Vernon e soprattutto quando arriva ad applicare troppo rigidamente una delle sue regole che porta all’espulsione dall’accampamento di una donna con un bambino a carico, la cui sola colpa è di essersi ribellata alla condizione di sguattera dei soldati. Proprio sulla condizione di vita delle donne nell’esercito i due episodi della premiere aprono una finestra apparentemente superflua ma interessante, che serve anche per riprendere in mano il personaggio di Anna Strong, l’ultima arrivata, la fuggiasca da Setauket alla ricerca di un nuovo ruolo, che deve destreggiarsi tra le malelingue che la vorrebbero amante di Benjamin Tallmadge e l’ostilità delle altre donne; ma invece di cedere alla rabbia e alla cattiveria, Anna (che è una donna forte, a cominciare dal cognome) reagisce con la fermezza, la gentilezza e la pietà, uscendone sicuramente con una statura morale che una Peggy e una Philomena qualsiasi, troppo prese a scambiarsi frecciatine e a colpirsi come bimbe dell’asilo, si sognano.
Infine, non si può non citare, dopo un’assenza di un’intera stagione, il ritorno di Akinbode, l’ex-schiavo di Setauket che dopo aver militato nei Queen’s Rangers ed essere sparito nel nulla è tornato per la sua amata Abigail, che aveva promesso di condurre in Canada, lontano dalla schiavitù. Per ora è troppo presto per fare supposizioni su come si evolverà la storyline e quali saranno le conseguenze del ritorno di Akinbode, che di fatto è un disertore e che non farà affatto felice Simcoe. Bisogna già prepararsi all’ennesima vittima dell’ufficiale psicopatico?

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Simcoe, la tortura di Caleb e la storia del buco nero di Calcutta
  • Il giudice Woodhull sempre più dalla parte dei ribelli
  • George Washington, leader molto umano
  • Anna Strong
  • Il ritorno di Akinbode
  • Si sente l’assenza di John Andre, Robert Rogers ed Edmund Hewlett
  • Mrs. Arnold vs Philomena Cheer
Con una doppia premiere, Craig Silverstein confeziona un buon ritorno per il suo show sulla guerra d’indipendenza americana, tanto snobbato dal pubblico e dalla critica quanto meritevole di attenzioni (è una fortuna, anzi un miracolo che con questi presupposti AMC l’abbia rinnovato per tre anni di seguito). La mancanza dei personaggi uccisi o fatti uscire di scena nella passata stagione si sente, ma la nuova alleanza tra Simcoe e Arnold, il nuovo ruolo assunto da Richard Woodhull e le sempre maggiori difficoltà che il Culper Ring deve affrontare sembrano promettere un ultimo atto per storia delle spie di Washington all’altezza delle passate annate.
Trial and Execution 3×10 0.66 milioni – 0.2 rating
Spyhunter General 4×01 0.66 milioni – 0.2 rating
The Black Hole of Calcutta 4×02 0.54 milioni – 0.1 rating

 

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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