Turn: Washington’s Spies 4×06 – Our Man In New YorkTEMPO DI LETTURA 5 min

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Nel corso delle quattro stagioni di Turn: Washington’s Spies, l’attività di Abraham Woodhull come spia per l’esercito continentale è stata scoperta da sempre più personaggi estranei alla cerchia del Culper Ring: ciò da un lato ha permesso di arricchire la rete delle spie di nuovi elementi (basti pensare a Robert Townsend), dall’altro ha inevitabilmente complicato la vita e il lavoro del coltivatore di cavoli di Long Island, obbligandolo più volte a dare la priorità alla propria sopravvivenza piuttosto che allo spionaggio. Lo si è visto ampiamente nella terza stagione, durante la quale Abe si è dovuto destreggiare tra Robert Rogers, Edmund Hewlett e John Graves Simcoe (anche se quest’ultimo si è lasciato convincere che il vero Culper Sr. fosse proprio Rogers), riuscendo a sfruttare le loro reciproche rivalità per uscirne relativamente illeso; ma lo si è visto poi ancora una volta in “Our Man in New York”, poiché il ritorno del maggiore Hewlett ha costretto la spia ad anteporre il confronto con questi alla missione di cattura di Arnold e ai propositi di vendetta contro Simcoe.
E’ un uomo diverso quello che è tornato dalla Gran Bretagna, dove era stato costretto a ritirarsi dopo gli eventi della scorsa stagione: un uomo disilluso, consapevole che la guerra è a un passo dall’essere persa dai Britannici, interessato solo a vendere false informazioni ai piani alti in cambio di denaro, per acquistare una tenuta decente in cui trascorrere il resto della vita dedicandosi alla sua vera passione, l’astronomia. Abe ha gioco facile nello sfruttare l’avidità dell’uomo (oltre alla sua storica ostilità verso Simcoe) per giungere all’accordo di una collaborazione, offrendo la residenza di Whitehall in cambio di aiuto per eliminare il comandante dei Queen’s Rangers.
Proprio Simcoe rappresenta l’anello debole della narrazione newyorkese: è poco credibile che non si sia ancora accorto della presenza di Abraham nel reggimento di Arnold, considerando che i Queen’s Rangers lavorano a stretto contatto con la nuova legione lealista creata dal generale traditore e che, quindi, le occasioni per i due di incrociarsi non dovrebbero essere mancate; così come è poco credibile che dalla notizia del massacro di Lyme non abbia pensato di andare a Setauket a cercare quella che ormai ai suoi occhi è una spia nemica. Si potrebbe supporre che Simcoe sia al momento talmente ossessionato dalla faccenda Hewlett da lasciare il resto in secondo piano, ma è una spiegazione di comodo che stona non poco all’interno in uno show che ha sempre sfoggiato un’alta qualità della scrittura, così come appare una caduta di stile evitabilissima l’incontro erotico  con la prostituta Lola, con quella virata sul sadomaso assolutamente scontata e banale per un personaggio psicopatico come il capitano.
Sempre rimanendo a New York, il vero colpo di scena si concentra negli istanti finali della puntata, quando Peggy Arnold spinge Cicero a rivelarle la natura della sua conversazione con Abe a casa del generale Clinton per poi decidere di aderire al complotto per la cattura di Benedict Arnold. E’ una scelta che, in verità, non sorprende più di tanto, se si considera la natura dell’unione tra il signore e la signora Arnold: Peggy ha sedotto l’eroe di Saratoga solo per preparare il terreno per il suo tradimento, ha rimandato il più possibile le nozze nella speranza che Andre sarebbe venuto a riprenderla e ha ceduto solo quando si è sentita abbandonata dall’uomo che amava per l’attrice Philomena Cheer (la stessa spedita in prigione nella season premiere con false accuse), senza contare il deterioramento dei rapporti tra i due coniugi dopo la scoperta della relazione della donna con il defunto maggiore.
Anche Mary Woodhull si ritrova, suo malgrado, coinvolta in un complotto, questa volta britannico: Mrs. Barnes, la donna con cui la moglie di Abe ha legato dopo essere arrivata nell’accampamento americano, si rivela una spia britannica ed è convinta che anche Mary lo sia – dopo aver scoperto che il cognome di suo marito è Woodhull (e i Woodhull pubblicamente sono dei Tory, dei sostenitori dell’esercito britannico)-. Questo filone narrativo, se ben sfruttato nei prossimi episodi, potrebbe garantire a Mary un ruolo ben più attivo di quello di semplice comparsa e permetterle di essere, a suo modo, utile alla causa continentale, benché non sia mai stata una patriota.
Sul versante militare e strategico, “Our Man in New York” inaugura ufficialmente la campagna di Yorktown, che dovrebbe rappresentare il culmine della stagione (difficile che ci si spinga oltre, sia per questioni di tempo rimasto sia perché gli eventi bellici successivi sono trascurabili, a meno che non si opti per un flashforward sulla fine ufficiale del conflitto o sull’elezione di Washington a presidente degli Stati Uniti). Nell’incontro tra Washington e il conte di Rochambeau, con il marchese di Lafayette nel ruolo di interprete, si discute proprio delle prossime mosse da compiere e la proposta francese è di colpire il generale Cornwallis in Virginia, laddove il futuro presidente preme ancora per una riconquista di New York, prima di procedere più a sud: chi conosce la storia sa già quale delle due linee prevarrà, la parte più interessante sarà vedere come ciò sarà gestito in uno show che finora è sempre stato centrato sull’area del Mid-Atlantic (New York, New Jersey e Pennsylvania).

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’alleanza Woodhull-Hewlett
  • Preparazione della campagna di Yorktown
  • Si intravede una sottotrama più sostanziosa per Mary Woodhull
  • Peggy si unisce al complotto contro Benedict Arnold
  • Poco credibile che Simcoe non abbia ancora notato Abe
  • Cinquanta sfumature di Simcoe

 

“Our Man in New York” è l’ennesimo episodio di passaggio e di preparazione in una stagione che se la sta prendendo comoda, ma non per questo è da disprezzare, anzi: finalmente si intravedono le prime avvisaglie della campagna di Yorktown che porrà fine alla guerra e personaggi come Peggy e Mary, finora ai margini della narrazione, sembrano destinate ad assumere un ruolo più attivo.

 

Private Woodhull 4×05 0.68 milioni – 0.1 rating
Our Man in New York 4×06 0.60 milioni – 0.1 rating

 

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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