Final Fantasy XIV Dad Of Light 1×01 – A Relationship RebornTEMPO DI LETTURA 5 min

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Nel 1986, il game designer Hironobu Sakaguchi presentò all’allora co-direttore della Nintendo Shigeru Miyamoto, un’idea per un videogioco chiamato “Final Fantasy”. Questo titolo venne scelto da Sakaguchi sulla base di un preciso ragionamento: se il progetto fosse stato un fallimento, quella sarebbe stata la sua ultima fantasia. Come è facile comprendere, a partire dall’esistenza stessa di questa recensione, accadde tutto il contrario. Il gioco si trasformò in un franchise di grande successo e, nel 2017, la saga ha compiuto trent’anni (e chissà se pure lui fa la maratona di Marvel’s Daredevil). Ma non è esattamente per spegnere le candeline che la Square Enix produce e distribuisce – con la collaborazione di Netflix – Final Fantasy XIV Dad Of Light.
Questa miniserie di soli otto episodi è ispirata alla vera storia di un giocatore del RPG online Final Fantasy XIV. Avendo problemi a comunicare con il padre, il giovane giocatore si ingegnò spingendo il genitore ad approcciarsi alla passione videoludica del figlio, cercando così di riempire il divario creatosi fra i due; tutta “l’operazione” venne poi documentata dal giocatore sul suo blog passo per passo. Il suo racconto suscitò a tal punto interesse che la Square Enix decise di produrne una serie tv chiamando il giocatore/blogger a collaborare. Ed ecco Final Fantasy XIV Dad Of Light, esordita in Giappone nell’Aprile 2017, ma approdata su Netflix solo di recente.
Il serial riprende le dinamiche della vicenda realmente accaduta, costruendo la sua narrazione sull’alternanza tra sequenze ambientate nel presente e flashback, in modo da mostrare gli eventi che hanno deteriorato i rapporti tra il figlio Akio e il padre Hirotaro. Il distacco tra passato e presente non è solo reso riconoscibile dall’uso di una diversa fotografia e stile di regia, ma anche dagli attori più giovani e da due diversi Final Fantasy che hanno la funzione di fornire allo spettatore le coordinate temporali necessarie: FFIII per il passato e FFXIV per il presente. Nel mezzo, le puntate danno spazio a sequenze interamente girate con il motore grafico del gioco, così da aumentare il coinvolgimento dello spettatore nella missione del protagonista. Se la regia si difende molto bene – “per un telefilm Giapponese”, qualcuno potrebbe dire sprezzante – non si può dire lo stesso per i gameplay footage, i quali non si incastrano ancora molto bene nell’episodio e risultano un poco naif.
Nonostante la regia sia curata, essa è uno degli aspetti su cui il telefilm punta di meno, dato che il serial mira a ben altro. Già dai primi minuti, la serie mostra la sua natura tipicamente e prettamente nipponica, cosa che può soprattutto prendere alla sprovvista lo spettatore a digiuno da opere orientali quali i più comuni prodotti artistici come manga e anime. Nonostante la serie sfrutti il rinomato nome della saga di Final Fantasy, quest’ultima è solo un pretesto – quasi un maguffin – per spianare la strada ad un dramma avente al suo centro narrativo una delle più comuni (e più sentite) tematiche sociali Giapponesi: i rapporti interpersonali tra i famigliari. Dalla fondazione della tipica società moderna Giapponese, gli abitanti del Sol Levante hanno trovato numerose difficoltà a far funzionare i rapporti sociali – sempre freddi, distaccati, fatti da comportamenti indecifrabili e spesso frutto di norme comportamentali che definire “medievali” è un complimento – tanto da spingere i loro abitanti a risolvere il problema o con soluzioni drastiche o addirittura pittoresche.
Lo scontro generazionale e culturale è proprio quello che cerca Final Fantasy XIV Dad Of Light, scontro non tanto mirato a confrontare due realtà differenti per sottolinearne i contrasti, quanto più per trovare una soluzione e un punto di incontro a questa problematica: a maggior ragione, se fatto con un videogioco, media ancora oggi considerato come bestia di Satana per un presunto potere malefico che eserciterebbe sui minorenni.
Utilizzando l’enorme celebrità del format serie televisiva, riscontrata soprattutto nell’ultimo decennio tra il pubblico generalista, lo showrunner Kōta Fukihara cerca così portare il pubblico a riflettere non solo sulla sempre più difficile comunicazione tra figli e genitori (giapponesi e non) ma anche sull’attuale condizione della società iperglobalizzata in cui noi tutti viviamo, a tal punto sfaccettata da mettere in dubbio il concetto stesso di convenzionalità. Come per tutte le cose, è l’uso che se ne fa a finire l’allineamento di un determinato oggetto e non l’oggetto stesso; se si usa un coltello da cucina per sgozzare il vicino, non sarà più un utensile, ma un’arma. Lo stesso vale per i videogiochi e la serie vuole chiaramente sensibilizzare lo spettatore su questo tema.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Lingua giapponese
  • La trama particolare della serie
  • Flashback amarcord
  • Un diverso modo di concepire la serialità televisiva
  • Indy Jones e la sequenza della creazione del personaggio
  • Pochi episodi di durata contenuta
  • Tema padre/figlio
  • Lingua giapponese: a qualcuno potrebbe non piacere
  • Gameplay footage

 

Leggendo i presupposti su cui si basa la serie, effettivamente Final Fantasy XIV Dad Of Light rischiava di eguagliare i nefandi fasti di una trasposizione cinematografica del 2001 del franchise, talmente riuscita male da essere disconosciuta anche da coloro che ci hanno lavorato. E invece, la miniserie Square Enix/Netflix si dimostra un interessante progetto che promette di avere tanto da dire. Sicuramente ci si trova davanti a qualcosa di particolare – e, sotto certi aspetti, sperimentale. Ma questa è anche la prova di come la serialità televisiva stia crescendo così tanto da diventare uno dei media maggiormente considerati anche da altri paesi. Per il momento, si osa dire che Final Fantasy XIV Dad Of Light è una serie meritevole di essere studiata.

 

A Relationship Reborn 1×01
ND milioni – ND rating

 

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Nato da un’idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: “Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell’insegnamento”. Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E’ destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

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