Dynasty 1×01 – I Hardly Recognized YouTEMPO DI LETTURA 4 min

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Like it or not, we live in an age of dynasties. Who else you can trust to run the family business, except family?

 

Già questa introduzione può bastare a suscitare una certa antipatia nello spettatore che si accinge a seguire questa prima puntata del rifacimento di Dynasty, storica serie degli anni ’80. Per fortuna ci pensa poi lo stesso Steven Carrington a fare vendetta, dicendo che però i personaggi citati ad esempio, ovvero il Presidente Trump e le Kardashian, “sono il male”.
Steven Carrington, a modo suo, è stato una figura importante nella storia della serialità americana. Si tratta infatti del primo personaggio dichiaratamente gay proposto in un programma di prima serata. Oggi, certo, i tempi sono cambiati e i motivi di dissidio col padre Blake, piuttosto che la scelta del partner (usata, anzi, dal genitore a vantaggio degli affari di famiglia) vertono più sulla militanza del ragazzo in area bio-green, ecologia e sviluppo sostenibile, in netta contrapposizione con gli affari di famiglia, dove il petrolio è core business.
A lui si contrappone, ma solo dal punto di vista professionale, la sorella Fallon: intelligente, preparata e battagliera, non vede l’ora di affiancare il padre ai vertici della compagnia ma, essendo donna, non viene “presa sul serio”.
I due tornano a casa, o meglio nel maniero di famiglia, per ricevere un annuncio shock: papà Blake sta per sposarsi con Cristal, una sua collaboratrice a cui affiderà una carica dirigenziale alla Carrington Atlantic. Questo passaggio ricalca perfettamente l’avvio della serie originale. Ai tempi, Blake era interpretato dal compianto John Forsythe, mentre Cristal era Krystle il mondo ringrazia per avere reso il nome più facile da scrivere, impersonata dalla biondissima all-American Linda Evans. Lui, negli anni ’50, aveva lavorato anche per Hitchcock, lei era nel cast del telefilm La Grande Vallata, ai tempi in cui era giovane anche l’indimenticato Uomo da 6 Milioni di Dollari Lee Majors.
Oggi, negli stessi ruoli, ci sono Grant Show, esperto di fiction patinate sin dall’epoca di Melrose Place, e Nathalie Kelley, attrice sudamericana già vista in The Vampire Diaries nel ruolo di una sirena. Oggi in America si sta davvero molto attenti alle quote etniche, tanto è vero che per interpretare la famiglia Colby sono stati scelti attori afroamericani.
La loro storia è il locus prescelto dagli sceneggiatori per condire la narrazione con diversi cliché: l’amante di lei ha la moglie inferma di mente (tira dai tempi di Jane Eyre), Cristal e la figliastra si prendono subito per i capelli, letteralmente e, a proposito di cliché, Fallon se la fa con l’autista.
La sorpresa, non piacevole per chi scrive e si ricorda qualche puntata della vecchia serie vista insieme ai nonni, sta nell’arrivo del nipote della nuova signora Carrington: Sammy Jo. Negli anni ’80 il personaggio era una donna, Samantha Josephine, bad girl quant’altre mai, a cui dava vita un’indimenticata Heather Locklear. (L’attrice si ritrovò poi nel cast di Melrose Place, ma di questi incroci parleremo fra poco).
Manca inoltre un personaggio emblematico, che molto contribuì al successo della serie originale: Alexis, interpretata da Joan Collins, mitica mangia uomini nella fiction e nella vita reale. Anche all’epoca, però, entrò in scena in un secondo tempo.
Ciò detto, viene da porsi una domanda: quale scopo ha riproporre, in una diversa epoca storica (possiamo dire così, perché sono passati solo 30 anni ma intensi), la fiction patinata dove si parla di gente ricchissima, del tutto priva di ogni riferimento magico e soprannaturale, ad un pubblico giovanile avvezzo a The Vampire Diaries? Se il target, invece, non è il solito del network The CW, non si capisce quale possa essere. Forse si tratta di un tentativo furbino di acchiappare più generazioni: i ragazzi di oggi, i loro genitori che nell’adolescenza o giù di lì guardavano serie come Melrose Place e addirittura chi si ricorda Dallas e Dynasty quando spopolavano negli anni ’80.
La risposta non è positiva. Mettere musica di David Bowie al posto di un quartetto d’archi che esegue un brano di musica classica, spostare il ricevimento in giardino e non farlo nel salone delle feste non basta. Sembra tutta pigrizia degli scrittori (la premiata ditta Josh Schwartz e Stephanie Savage è ormai avvezza a questo genere di show patinati visti i vari Gossip Girl e The O.C.) restii ad uscire dalli sempiterni calli. In questo caso specifico poi, le scelte di cast non aiutano particolarmente, perché l’unico attore veramente carismatico, Alan Dale, è stato relegato al ruolo di maggiordomo, efficiente e pieno di risorse finché si vuole, ma pur sempre un servitore.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Fallon
  • Il maggiordomo (Alan Dale)
  • Ambientazione e musica
  • Sammy Jo uomo
  • Certi cliché
  • Non c’è Alexis

 

Il tentativo di riproporre una gloria del passato non parte con il piede più convincente, anche data la scarsa risposta del pubblico in fatto di ascolti. Sono cambiati i tempi, non c’è più la generazione che sogna vedendo “la vita dei signori”, magari perché dei “signori” era stata al servizio. Alla serie, comunque, va riconosciuto un certo brio, per cui rimandiamo il lancio nel cestino almeno sino alla comparsa di Alexis (se non ci sarà una cancellazione prima).

 

I Hardly Recognized You 1×01 1.26 milioni – 0.3 rating

 

 

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