Counterpart 1×01 – The CrossingTEMPO DI LETTURA 5 min

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“Due giocatori, uno contro l’altro: la luce e l’oscurità.” [Lost 1×03 – Tabula Rasa]

Bene e Male rappresentano le due macro-categorie nelle quali si è soliti incasellare azioni, comportamenti, modi di fare, modi di approcciarsi o, alle volte, direttamente delle persone. Ma qual è il più grande rischio in cui si incorre quando consciamente si è portati ad una così netta distinzione, ponendo una linea di demarcazione inamovibile? Il rischio più grande è quello di perdere il contesto e, di conseguenza, la sfumatura attraverso la quale il tutto può prendere una declinazione diversa. Ad un primo sguardo, questa breve introduzione potrebbe risultare in contrasto con Counterpart, nuova serie targata Starz, tuttavia avremo modo di ritornare sulla riflessione ed approfondirla maggiormente.
Counterpart è la serie thriller-sci fi che può vantare come protagonista, e valore aggiunto non indifferente, J. K. Simmons, che è anche uno degli esecutori produttivi. La serie è nata da una idea di Justin Marks e vanta alla regia del primo (e del secondo episodio) Morten Tyldum, nominato agli Oscar per la regia di The Imitation Game. Il pilot è stato diffuso anzi tempo, anticipando quella che doveva essere una serie targata completamente 2018, giusto per sfruttare il treno di Outlander. Prima di addentrarci nella recensione è d’obbligo sottolineare come, pur trattandosi di una serie originale creata da Morten Tyldum, la visione palesi forti rassomiglianze e/o richiami sia verso romanzi, sia verso serie tv giù da tempo apparse.
Per quanto concerne il lato romanzi è d’obbligo citare Fatherland, 1984 e La Svastica Sul Sole (con relativo adattamento seriale targato Amazon); per il comparto cinematografico i richiami esulano dal reparto distopico ed approdano in quello sci-fi, in particolar modo Fringe del quale la serie ripresenta la concezione dualistica dei personaggi (con un J.K. Simmons magnifico nel giostrarsi tra luce ed ombra), ma soprattutto la teoria di un mondo parallelo/alternativo nel quale un determinato cambiamento ha comportato un riscriversi in maniera totalmente differente della storia. Nonostante l’idea possa sembrare poco originale, la sua esecuzione le fa recuperare terreno: dell’elemento storico ci sono sì richiami tangibili, ma non evidenti, lasciando quindi solo dubbi ed un leggero alone di mistero sulla questione, celandola in maniera banale ma efficace al proprio pubblico. Nella puntata viene fatto riferimento ad un avvenimento durante la Guerra Fredda che parrebbe aver incrinato le due realtà ma, nonostante il tutto venga solo vagamente presentato, i richiami sono riscontrabili man a man che la puntata procede:

– nella realtà del secondo Howard Silk (J.K. Simmons) pare che la Vodka “it’s better on my side“;
– sempre il secondo Howard in un dialogo con il primo, relativo al suo cibo preferito, afferma che: “I don’t know. American I guess“, una risposta un po’ inusuale;
– il bar che si scorge in conclusione di puntata dove il secondo Howard si reca si chiama Restaurant Moskau;

Allo spettatore rimane celata la maggior parte del mistero, così come per Howard: il personaggio interpreta a suo modo il ruolo dello spettatore calato all’interno di fatti ed avvenimenti di cui fatica a cogliere le sfumature, i significati, i collegamenti ma soprattutto la motivazione basilare dietro tutto ciò.
Di sfumature si era parlato ad inizio recensione, con la distinzione tra Bene e Male, ed è proprio questa contrapposizione a palesarsi di fronte agli occhi dello spettatore: Howard è candido, innocente, alacre e di buon cuore; Other Howard è freddo, sotto certi aspetti violento e soprattutto pare celare un segreto dietro la propria capacità di mentire. Non è un caso quindi, che la puntata si concluda con una rivelazione che getta ulteriori ombre sul personaggio di Other Howard, mettendo in dubbio quanto da lui raccontato e pianificato nel resto dell’episodio.
Tuttavia, è proprio l’elemento delle sfumature sulle quali la serie sembra voler giocare: Howard è chiaramente un minuscolo ingranaggio di un meccanismo ben oliato molto più grande (ma quanto?), considerata la sua occupazione lavorativa. Proprio questa sua innocenza lo pone come Bene, per forza di cose, dinanzi agli occhi dello spettatore. Other Howard, invece, appare fin da subito portatore di misteri e dubbi, oscuro e distaccato, venendo poi in conclusione di puntata avvicinato alla figura del Male. Ma è davvero così? Il pilot presenta questo schema, ovviamente introducendo ed abbozzando la storia, ma lo spettro completo della situazione, il contesto e soprattutto la motivazione della missione ancora mancano all’appello. E tutti questi elementi, chi più, chi meno, devono essere incasellati come sfumature della narrazione al momento assenti che andranno ad ingigantire una trama che a primo occhio si prospetta ricca, in tutti i sensi.
Counterpart è, in conclusione, un pilot semplicemente mastodontico per una serie ambiziosa e con un potenziale enorme ed al momento non quantificabile: l’intera costruzione storica con relativa ambientazione potrebbe bastare per una serie, ma il fatto che questa risulti come sola (perché malamente introdotta e quindi senza un vero focus) cornice della narrazione non può che far alzare aspettative e speranze relativamente ad una serie che, se dovesse giocarsi bene le proprie carte, potrebbe fare davvero grandi cose. Non per nulla sono state commissionate due stagioni da dieci puntate l’una, sulla fiducia. Speriamo che ripaghino di tanta gentilezza.

“Strategy is a system of expedients; it is more than a mere scholarly discipline. It is the translation of knowledge to practical life, the improvement of the original leading thought in accordance with continually changing situations.” (Helmuth von Moltke the Elder)

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • J. K. Simmons
  • Narrazione con realtà parallele
  • Incrinatura storica con diverse declinazioni
  • Scena dell’ospedale
  • Costruzione dicotomica di Howard
  • Dettagli di cornice ma basilari per cogliere parte della narrazione
  • Problematiche famigliari come condimento
  • Colpo di scena in conclusione di trama per gettare ulteriori ombre
  • Al momento? Che sia stato rilasciato solo il pilot in anticipo

 

“The Crossing” rappresenta il capitolo iniziale di un’avventura fatta di azione, mondi paralleli e distopie storiche. E nonostante il tutto possa avere il retrogusto di già ampiamente visto, la sua trasposizione è meritevole di applausi, ma in attonito silenzio, come quando il pubblico reagisce alla prima magia di un prestigiatore: meglio aspettare il secondo pezzo prima, per poter esternare più calorosamente il proprio apprezzamento e iniziare a valutarne effettivamente la portata dei contenuti. Diamo tempo al tempo quindi, sperando di essere ripagati dell’attesa.

 

The Crossing 1×01 0.39 milioni – ND rating

 

 

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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