Britannia 1×01 – Episode OneTEMPO DI LETTURA 4 min

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In questa lunga season premiere di 70 minuti, con la quale esordisce Britannia, è l’elemento fantasy a spiccare e, forse, anche troppo. Partendo da una sigla completamente fuori contesto (sembra quella di una comedy romantica), anche i costumi risultano essere assolutamente non all’altezza; mentre i Britanni sembrano quasi degli elfi, tanto sono stati esasperati nell’abbigliamento, le loriche romane tipiche delle legioni sembrano armature della cavalleria leggera orientale. Al contrario, invece, le ambientazioni, unite ad una fotografia perfetta, risultano essere veramente meravigliose. La cura nella scelta delle location è evidente e il risultato è strabiliante, al pari del filone islandese della narrazione di Vikings.
Il protagonista Aulus è interpretato da David Morrissey, famoso per il ruolo del Governatore nella serie The Walking Dead. Kelly Reilly, nota al grande pubblico per la seconda stagione di True Detective, veste i panni di Kerra. Il Re dei Cantii, padre di Kerra, è invece interpretato da Ian McDiarmid, il celebre Palpatine/Darth Sidious di Star Wars. Ma a spiccare su tutti, almeno per i fan italiani, è sicuramente Fortunato Cerlino, l’indimenticabile Don Pietro Savastano in Gomorra, che darà volto al Generale Vespasiano, futuro Imperatore romano. Per gli appassionati di Harry Potter invece c’è Zoe Wanamaker, alias Madama Bumb di Harry Potter e la Pietra Filosofale, che interpreta la Regina Antedia. Nei panni di Lindon c’è Stanley Weber, apparso in diversi episodi della seconda stagione di Outlander. Tra gli altri, figura anche Nikolaj Lie Kaas nel ruolo di Divis. La regia è affidata a diversi registi; Sheree Folkson, Luke Watson, Christoph Schrewe e Susan Tully, tutti con la direzione di un paio di episodi a testa. Tra gli sceneggiatori ci sono i fratelli Butterworth, Tom e Jez, affiancati da James Richardson, mentre il produttore è invece Rick McCallum, che ha lavorato a lungo con George Lucas per i tre film prequel di Star Wars.
La serie, dieci puntate girate tra Praga e il Galles, racconta dell’ascesa al potere di Kerra, figlia del Re dei Cantii e della regina Antedia, da sempre nemiche, ma che dovranno allearsi per difendere la Britannia dall’invasione romana, capitanata dal Generale Aulo Plauzio. Lo show è ambientato nel 43 d.C, quando l’esercito romano, su ordine dell’Imperatore Claudio, diede il via alla conquista della Britannia. Il nuovo show, co-prodotto da Sky e Amazon (che rappresenta la prima collaborazione tra i due colossi), fin da subito evidenzia forti  limiti se lo si vuole giudicare come serie tv di stampo storico.
La presenza di soldati di colore di chiare origini africane, Antonio e Alfio per la precisione, risulta essere un errore difficilmente trascurabile. È vero che nel corso dei secoli i Romani iniziarono ad arruolare truppe nelle terre conquistate, ma per la maggior parte questi soldati erano utilizzati per operazioni secondarie o come truppe ausiliarie. La presenza di africani nelle legioni ai tempi delle spedizioni britanniche è quanto mai irrealistica. Inoltre, uno dei leitmotiv della puntata, la fuga di Cesare dalla Britannia, è storicamente falso. Quando Giulio Cesare nel 55 e 54 A.C invase la Britannia con le sue legioni, sconfisse numerose tribù costringendole alla resa e a pagare ingenti tributi, senza essere mai sconfitto. Le relazioni clientelari strette all’epoca dal Dittatore romano sarebbero state poi la base per la futura invasione dell’isola nel 43 d.C.

 

Aulo Plazio: “I am Rome.”

 

In questo primo episodio di Britannia, risulta chiara la volontà degli autori di aprire contemporaneamente diverse sottotrame, destinate poi ad incontrarsi intorno al main theme della serie, l’invasione romana. Oscenità storiche a parte, l’episodio scorre piacevolmente senza troppi intoppi, regalando allo spettatore ottimi momenti, soprattutto dal punto di vista tecnico. Nonostante dialoghi non all’altezza e spesso imbarazzanti (va bene il misticismo, ma il troppo stroppia) la narrazione procede rapida, portando subito alla ribalta tre filoni narrativi principali: i piani di conquista di Aulo (dividi et impera), il forte misticismo religioso che permea l’intera vita dei Britanni e le rivalità intestine delle varie tribù che controllano il territorio. I personaggi, merito anche di un cast molto valido, ad una prima impressione risultano interessanti e con un buon potenziale per un’evoluzione durante il prosieguo dello show. Sicuramente risulta eccessiva l’esasperazione del filone magico e mistico, fondamentale per la serie, ma che in questo pilot ha quasi fagocitato tutte le altre tematiche, nonostante una rappresentazione senza dubbio affascinante.
Se nei successivi episodi si riuscirà a raggiungere un maggior equilibro tra la componente storico-politica e quella magico-mistica, la serie ne gioverà enormemente.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ambientazione e fotografia
  • David Morrissey & Ian McDiarmid
  • Puntata piacevole
  • Sigla fuori contesto
  • Costumi
  • Eventi storici stravolti
  • Dialoghi non all’altezza

 

Giudicare questo inizio di stagione risulta alquanto difficile. Storicamente parlando la serie è un disastro, il comparto tecnico si divide tra errori grossolani ed eccellenze, il filone mistico anche se esasperato, invece, è all’altezza delle aspettative. È presto per sapere se lo show dei due colossi Sky e Amazon risulterà essere un fiasco ma di certo le premesse di questa prima puntata sono tutt’altro che buone. La speranza è di essere smentiti a partire già dal prossimo episodio.

 

Episode One 1×01 ND milioni – ND rating

 

Fra la movida tipica dello studente fuorisede a Bologna e la mia dipendenza da serie tv, sono riuscito anche a laurearmi in storia. Patito di cinema e ardito seguace di anime&manga giapponesi, frequento abitualmente serate di musica elettronica e concerti dei gruppi più disparati. Tra le mie numerose patologie spicca il mondo dei tattoo ; amo farmi tatuaggi, molti tatuaggi. Lostiano intransigente, trascino la mia lunga barba da una serie tv all'altra, sperando di risvegliarmi tra Kattegat e Winterfell. Nel frattempo assecondo la mia passione per il gin lemon, perchè la notte è buia e piena di terrori.

2 Comments

  1. Il brano della sigla, d’accordissimo che non c’entra nulla, è un famoso pezzo di Donovan, risalente alla fine degli anni ’60, Hurdy Gurdy Man. Non riesco ad arrivare a capire con quale criterio sia stato scelto.

  2. Hai completamente ragione, con le tematiche affrontate potevano fare una bellissima sigla e invece…no.

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