Sharp Objects 1×07 – FallingTEMPO DI LETTURA 5 min

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“Guys aren’t allowed to have soft emotions.”

La sindrome di Münchhausen per procura rappresenta un disturbo mentale che colpisce i genitori/tutori, solitamente la madre, e che li spinge ad arrecare danno fisico alla propria progenie per farli credere malati ed andare quindi a raccogliere la stima e l’affetto delle altre persone perché apparentemente interessato al precario status fisico del figlio/a.
Rappresenta a tutti gli effetti un abuso su minore, specialmente perché la madre si fa forza del proprio ruolo predominante all’interno della famiglia e dell’incapacità, considerata la piccola età delle vittime, comunicativa degli infanti per poter agire indisturbata ed andare a colpire in maniera spietata. Ma il “carnefice” non è l’unica figura colpevole in queste situazioni visto e considerato che il resto della famiglia, consapevole di ciò che sta accadendo, rappresenta una figura passiva all’interno del processo, non denunciando il tutto pur di mantenere un apparente e fittizio ordine nella famiglia ed evitare così conflitti all’interno della stessa.
La situazione famigliare sopra descritta è facilmente paragonabile a quella presente in casa Preaker: del comportamento iperprotettivo di Adora si era già fatta menzione nelle passate recensioni, ma è proprio in questa settima puntata che tale modo di fare raggiunge le vette più alte e viene allo scoperto, palesandosi di fronte agli occhi dello spettatore.
Anche il comportamento remissivo di Alan è ora ascrivibile ad una specifica categoria comportamentale, quella dell’omertà, visto e considerato che conosce benissimo il disturbo di Adora (da come si evince attraverso molteplici scene e flashback) eppure non sembra intenzionato a salvare Amma (anche se qualche brevissima scena potrebbe gettare le basi per una reazione oltremodo violenta proprio del pacifico Alan).
Ma “Falling” rappresenta il miglior episodio della serie non solo perché il velo di segretezza attorno alla famiglia Preaker crolla rovinosamente. La puntata porta finalmente in scena la “risoluzione” del caso di omicidio sulla quale la serie ha iniziato il proprio racconto e nonostante questa soluzione appaia a conti fatti sbagliata, frettolosa e completamente priva di vere e proprie basi (John ammette finalmente per la prima volta di non aver commesso omicidi), lo sceriffo, ma specialmente la città di Wind Gap, accolglie la notizia con un moto di sollievo. L’arresto di John rappresenta la chiusura di una cupa e tetra fase di notorietà della città che deve ora riprendere la propria naturale vita con tutte le limitazioni che ciò che comporta.
Eppure se John non rappresenta il colpevole, chi ha compiuto quelle violenze animalesche sul corpo di quella giovane e candida bambina?
Camille riesce finalmente a dialogare in completa solitudine con John e quello che le si para di fronte è una rappresentazione di sé, quasi si ritrovasse dinanzi ad uno specchio, un qualcuno che riesce a comprenderla fino in fondo (o di questo almeno si vuole convincere Camille per giustificare la passione carnale che la travolge), ma soprattutto che riesce a “leggerla”: Camille si mette letteralmente a nudo con John, non solo fisicamente ma anche psicologicamente mostrando al giovane indagato il proprio corpo deturpato e rovinato dagli anni e dai terribili sensi di colpa che l’hanno rovinata.
Poco sopra si diceva che questa unione mentale tra Camille e John potrebbe essere semplicemente una proiezione della giornalista che vede nel giovane una persona simile per la perdita di una sorella che li accomuna, niente di più.

“You know what I’ve been doing for the last 24 hours? Do you now? I’ve been studying you, Camille. Yeah, I’ve been studying you because you’re so fucking fascinating. Who is she? What is she hiding? You know, you really had me there, but whatever happened, I’m done. I don’t think you’re bad, OK. I think one bad thing happened, and you blamed the rest of your shitty life on it. People really buy it… Your sad story…but, really, you’re just a drunk and a slut.”

Il discorso carico di rabbia e rancore che Richard rivolge ad una affranta Camille è comprensibile da un punto di vista umano ed emozionale, ma manca completamente il nocciolo della situazione psicologica della giovane giornalista e potrebbe rappresentare un’ulteriore cicatrice (o forse addirittura l’ultima) sul corpo martoriato del personaggio interpretato da Amy Adams.
Ridurre la descrizione caratteriale di Camille come semplice “a drunk and a slut” risulta ovviamente esagerato: la morte della sorella ed il modo in cui l’intera famiglia lo ha affrontato ha sicuramente danneggiato la giovane, ma non è l’unico evento ad aver plasmato la candida Camille nella giornalista che ora si palesa di fronte ai nostri occhi. L’abuso sessuale subito nei boschi è un ulteriore avvenimento; ma anche gli insulti e battute ricevuti a scuola dalle “amiche” cheerleader; in aggiunta a ciò deve essere fatta anche menzione del suicidio della compagna di stanza presso il centro psichiatrico nel quale si era fatta rinchiudere. La vita non è sicuramente stata una passeggiata tranquilla e calma per Camille che a più riprese si è ritrovata protagonista (diretta ed indiretta) di tragedie, morte, dolore e disperazione.
Volendo fare un parallelo azzardato, creando un crossover con un’altra serie tv ma solo per utilizzare una metafora ben presentata all’interno della stessa, Adam Brody viene paragonato durante la terza stagione di Homeland ad uno “scarafaggio”: era un uomo dalle innate capacità di sopravvivenza e di adattamento, ma ovunque metteva piede della gente, tanta gente, attorno a lui moriva.
Ecco, Camille ha lo stesso spirito di sopravvivenza (meno per quanto riguarda lo spirito di conservazione) e la morte risulta essere per entrambi, Camille e Brody, una compagna di vita e di viaggio dalla quale dipendono ma della quale farebbero con piacere a meno. E lo spirito autodistruttivo di entrambi li accomuna ulteriormente.

My father often told me/That money would set me free/If I would murder that dear little girl/Whose name was Rose Connolly

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • “Your health is not a debt you just cancel. The body collects, Camille.”
  • John e Camille
  • Camille finalmente libera
  • La scoperta di Richard e l’inizio di un nuovo potenziale caso
  • Alan, omertoso ma forse non fino alla fine
  • Sindrome di Münchhausen
  • Conclusione di puntata sempre al cardiopalma, anche grazie alla scelta musicale
  • Per questa volta nulla

 

Un finale come sempre in crescendo per Sharp Objects che rincara la dose e senza che il caso sul quale si basa la serie sia ancora stato risolto, eccone spuntare un altro. Anche se in questo caso pare più essere una questione famigliare che altro.

 

Cherry 1×06 1.13 milioni – 0.3 rating
Falling 1×07 ND milioni – ND rating

 

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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