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Space Force 1×01 – The LaunchTEMPO DI LETTURA 6 min

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Negli ultimi anni la conquista dello spazio è tornata a essere un tema di grande attualità. Rispetto al passato, molte cose sono cambiate: non c’è più la spinta della competizione tra superpotenze, cresce la partecipazione di aziende private e di miliardari visionari come Elon Musk, e non manca anche una certa pressione psicologica esercitata dalla consapevolezza che la sopravvivenza della razza umana potrebbe essere legata, in un futuro più o meno prossimo, alla capacità di andare a colonizzare altri mondi dopo aver sfruttato e inquinato per millenni la Terra.
Inevitabilmente questa tematica ha trovato spazio anche nel mondo seriale, ora con narrazioni più realistiche, ora con prodotti ucronici o viranti sul genere comico: solo nell’ultimo lustro hanno visto la luce la docu-serie Mars, The First, For All Mankind e la poco divertente Avenue 5, a suo tempo stroncata impietosamente qui su RecenSerie. Per la cronaca, il recensore poi quella stagione se l’è vista tutta, senza fretta, a tempo perso, e non modificherebbe di una virgola il proprio giudizio, anzi, se possibile lo inasprirebbe. E per ironia della sorte, quello stesso recensore è chiamato a esprimere la propria opinione su Space Force, quindi viene spontaneo chiedersi: stroncherà anche questa nuova serie Netflix o sarà più buono?
Bella domanda. Space Force potrebbe essere il più bel prodotto del 2020 così come la più grande ciofeca dell’anno, il problema è che dal primo episodio si capisce molto, molto poco della direzione che la serie prenderà. O meglio, si capisce cosa vuole raccontare, ma non come vuole raccontarlo. La trama di partenza è presto detta: Mark R. Naird è un generale dell’Aeronautica statunitense a cui viene appioppata una nuova divisione militare fresca fresca di istituzione, la United States Space Force che dà appunto il titolo all’opera (e che è stata realmente fondata da Trump nel 2019, scopiazzando il logo da Star Trek). Il nuovo lavoro potrebbe farlo entrare nella storia come colui che ha riportato l’uomo sulla Luna e da lì su Marte, ma intanto lo obbliga a trasferirsi in un angolo sperduto del Colorado, mette in crisi l’equilibrio familiare e lo condanna a destreggiarsi tra le paturnie degli scienziati, le pressioni della politica e l’incapacità dei sottoposti. È palese l’impostazione da workplace comedy, particolare sottogenere comico che negli ultimi decenni ha dato vita a tanti piccoli capolavori come Scrubs, The IT Crowd, 30 Rock e The Office. Con quest’ultima Space Force condivide il creatore, Greg Daniels, e l’attore protagonista, Steve Carell, anzi si può dire che il principale se non unico motivo di hype per questa serie è scaturito proprio da questi due nomi.
Si diceva che a destare perplessità non sia il contenuto ma la forma. La comicità di “The Launch”, che non si trasforma mai in risata sguaiata e improvvisa ma piuttosto in un perenne sorriso, sembra tutta costruita sulla contrapposizione tra l’operato di Nard, che cerca meglio che può di gestire con serietà e professionalità il ruolo di comando che gli è stato affidato, e il comportamento totalmente inaffidabile di tutti coloro che lo circondano: ci sono scienziati ipocondriaci che accampano scuse su scuse per rimandare il lancio, addetti ai social che prendono il proprio lavoro con superficialità, complottisti che cercano di introdursi nella base spaziale, soldati russi che goffamente nascondono la propria natura di spie, fino ad arrivare ai genitori di Naird che aggiungono altri grattacapi ai già tanti gestiti dal figlio ogni giorno.
E fin qui nulla di male, se non fosse che a volte il duo Daniels-Carell calca troppo la mano e cerca di infilare a forza parentesi più ridanciane in un contesto che potrebbe funzionare benissimo anche senza. Basti citare, a titolo di esempio, il personaggio del segretario di Naird, Brad Gregory, volutamente rappresentato come una persona efficiente su alcuni punti ma tremendamente distratta e sbadata su altri: ad esempio, lascia entrare praticamente chiunque nell’ufficio del generale e dimentica sempre di avvertire quest’ultimo prima che entri e si trovi di fronte l’intruso. La cosa fa molto Lucy di Twin Peaks, ma se poteva andare bene in quel contesto, figlio degli anni ’90 e più “ingenuo”, in una commedia del 2020 rischia solo di urtare i nervi dello spettatore già dopo la seconda o la terza riproposizione dello sketch (perché è una situazione che si ripete più volte, mica rimane isolata).
Un altro grosso problema è quello degli stereotipi e dei luoghi comuni. Premessa doverosa: il genere comico si nutre in abbondanza di situazioni, di personaggi, di tematiche trite e ritrite, anzi si potrebbe dire che una commedia è tanto più pregevole quanto meglio riesce a gestire in maniera innovativa, o semplicemente diversa dal solito, materiale che sulla carta puzza di già visto. Altra premessa doverosa: un solo episodio, per di più introduttivo come “The Launch”, è insufficiente per capire se tali luoghi comuni rimarranno tali o se daranno vita a situazioni più interessanti. Però è un po’ avvilente rivedere nel 2020 i soliti cliché del russo che vuole rubare le tecnologie americane o della figlia adolescente ribelle che mal sopporta il fatto di aver lasciato casa e amici per trasferirsi in una sperduta località desertica. L’incarceramento della moglie di Naird è invece uno degli escamotage più riusciti, perché arriva totalmente inaspettato e senza la minima spiegazione, e quindi potrebbe destare nell’animo dello spettatore un minimo di stupore e soprattutto di curiosità per il prosieguo.
Su una cosa, almeno, Space Force non delude nemmeno per un secondo: il cast. Steve Carell, che qui è anche co-autore, domina la scena senza il minimo problema, da grande attore comico consumato quale è, ma al suo fianco spiccano altri volti noti del panorama televisivo e cinematografico, da Lisa Kudrow a Noah Emmerich, da Jane Lynch fino a nientemeno che John Malkovich, trasformato da papa a parodia dell’indimenticabile dottor Stranamore di Kubrick.
Con la pellicola di Kubrick la serie, o quantomeno “The Launch”, condivide anche la volontà di andare a prendere in giro e smontare un certo tipo di patriottismo su cui proprio l’amministrazione Trump, quella che ha voluto la nascita della Space Force, marcia alla grande fin dalla campagna elettorale del 2016. Peccato solo che manchi ancora un certo mordente, una certa cattiveria in questa operazione, ma forse ciò è dovuto semplicemente al fatto che il primo episodio deve presentare i personaggi e il contesto, lasciando ai successivi l’approfondimento delle tematiche.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Il tema della corsa allo spazio è di scottante attualità
  • Il contrasto tra la serietà con cui il Generale Naird cerca di affrontare il suo lavoro e l’incompetenza di chiunque lo circondi
  • Cast di alto livello e decisamente convincente
  • Parodia di un certo tipo di patriottismo tutto statunitense e trumpiano…
  • Alcune situazioni comiche sono decisamente poco riuscite
  • Davvero nel 2020 ci si deve ancora sorbire cliché vecchi di decenni?
  • … ma la presa in giro è ancora priva di vero mordente

 

“The Launch” non è sicuramente il miglior primo episodio di una comedy, ma dal duo Daniels-Carell è lecito aspettarsi sempre di più e forse si tratta solo di dare tempo alla serie per crescere e dimostrare le proprie potenzialità. Per ora ci sono troppe cose che non convincono, ma la presenza di un cast di alto livello e la tematica di grande attualità spingono a proseguire la visione.

 

The Launch 1X01ND milioni – ND rating

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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