Arrow 1×02 – Honor Thy FatherTEMPO DI LETTURA 6 min

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In teoria, il secondo episodio di una serie, è sempre il più difficile da fare. Questo perché, solitamente ogni seconda puntata di ogni stagione, è costretta praticamente a fare da ponte tra la prima e la terza, delineando al suo interno eventi che saranno più utili nelle puntate successive. E’ un pò come lo stretching per un atleta: non produce un effetto immediato di benessere, lo fa solo dopo la fine degli esercizi di riscaldamento e quando i muscoli si rilassano; ecco perché è da noi di RecenSerie è descritta come una “maledizione”, perché è forse la puntata che più esprime il concetto di serialità: fornire eventi immediati, ma anche inserire piccoli avvenimenti per costruire quelli successivi, rendendo (spesso) la seconda puntata un episodio abbastanza prolisso. In pratica, però, questa seconda punta conferma alcune delle nostre impressioni precedentemente sollevate nella recensione del pilota: ovvero che Arrow è esattamente come le frecce che scocca, veloci e micidiali, capaci di arrivare al bersaglio senza sbandare di un millimetro.
Certo, rispetto alla precedente, come ci dice il titolo “Honor Thy Father”, la seconda puntata della prima stagione è decisamente più densa di aspetti introspettivi e riflessivi, rispetto alla prima, ponendo al
centro dell’episodio due tematiche: la promessa che Oliver ha fatto al padre prima che si togliesse la
vita (analizzando quindi il leitmotiv della crociata del vigilantes smeraldino) e il rapporto che il protagonista stesso ha con il mondo che ha lasciato, un mondo che a differenza sua, non è cambiato di una virgola. Se l’analisi di questi aspetti vi hanno già fatto storcere il naso, proprio perché speravate di non vedere in Arrow tutto quello che può non piacervi in una storia di supereroi, è il caso allora che ve ne facciate una ragione, perché introspezioni del genere sono fondamentali per un supereroe e chiarificare fin da subito intenzioni del giustiziare mascherato in questione e il suo rapporto con la società, la famiglia e altre figure di un cast di comprimari, è vitale per la sua caratterizzazione e per quello che il supereroe rappresenta.
Un eroe dei fumetti, alla fine, rappresenta il simbolo di una lotta per la preservazione di valori a lui cari, e se non ci sono questi ad arricchirlo, il personaggio non diventa altro che il solito action-hero presente in un film qualsiasi di Arnold Schwarzenegger; se non c’è uno, non ce l’altro, e una storia di supereroi senza un bel approfondimento sulla frustrazione che prova nel portare avanti la sua doppia vita e il trauma che l’ha generato, non è una trama di supereroi: come un film di Michal Bay non può considerarsi tale se non ci sono almeno dieci esplosioni al suo interno. Quanto meno, il lato umano di Oliver Queen e la sua situazione da reduce del suo forzato esilio è presentato con una cristallina sofferenza, che arriva al telespettatore in maniera potente e genuina.
Fra combattimenti spettacolari ed acrobatici, narrazioni alternate tra presente e flashbacks e comprimari che cominciano a venir approfonditi (Diggle sopra tutti comincia a mostrare segni di tridimensionalità), in questa seconda puntata la trama comincia a prendere forma e anche direzioni inaspettate, ma anche ad accusare più difetti difficilmente perdonabili rispetto a “Pilot“. Partendo da quest’ultimi citati, l’eccessivo utilizzo dell’elemento soap e la continua ripetizione e accenno del periodo di assenza durato cinque anni di Oliver Queen, creano una certa nausea: il secondo perché continuamente ripetuto in maniera ostinata, come se fosse l’unico evento al mondo da poter citare, e il primo perché abbastanza inverosimile (manco stessimo in Beautiful). Eppure, nonostante tutto, gli showrunner di Arrow dimostrano come anche un difetto possa trasformarsi in un pregio, se usato con sapienza: ci riferiamo ovviamente al cliffhanger finale con cui si chiude l’episodio e vede la madre di Oliver protagonista di una cospirazione ai suoi dann. Non esiste niente di più “soap-operoso” al mondo, come una madre malvagia, fetente e con poco amore e rispetto per la famiglia (e invischiata in qualche losco affare), ma stiamo pur sempre parlando di un serial supereroistico: il colpo di scena spiazzante riesce indubbiamente nel suo intento, e nella sua semplicità, ci mostra come Arrow possa essere una serie che non guarda in faccia a nessuno, pronta a reinventare gli stilemi della narrazione supereroistica prendendo decisioni narrative forti e inaspettate.
Croce e delizia, invece, il combattimento con la villain China White; a livello di action, uno dei punti più altri, durato però veramente ma veramente troppo poco. Altro punto su cui la produzione dovrà lavorare, è impegnarsi per fornirci sempre più antagonisti in costume con cui intrattenere l’eroe in spettacolari combattimenti: altra immancabile particolarità che dovrà diventare, pian piano, una costante delle puntate.

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo
Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action della città più malfamata dei fumetti? Ma certo che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, come abbiamo fatto per Marvel’s Agents Of SHIELD, ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia disseminati nelle puntate.

  1. Fa la sua apparizione Marin Somers, personaggio comparso per una sola e unica volta in Green Arrow #31 del 2003, dato che viene ucciso da Constantine Drakon nello stesso numero. Nella sua breve vita editoriale, Somers svolgeva il ruolo di CEO della compagnia specializzata in costruzioni Elevast di Star City.
  2. Il personaggio di Moira Queen è molto diverso, rispetto al telefilm. Nei fumetti, non è un personaggio che porta in sé malvagità o protagonista di cospirazioni: primo, perché è un personaggio benevolo, e secondo perché non ne ha mai avuto il tempo, dato che verrà sbranata dai leoni insieme al marito Robert durante un safari, come raccontato su Green Arrow Secret Files and Origins #1 del 2002. Prima comparsa: Green Arrow Annual #7 del 1996.
  3. Debutta anche il personaggio di China White. Al secolo Chien Na Wei, la donna era il leader di un potente cartello mafioso, che riuscì a manipolare Oliver Queen e fargli finanziare alcune delle loro operazioni; quando Queen se ne accorse, i due vennero allo scontro armato, finito ovviamente con la sconfitta di China White e la sua morte. E’ una delle principali villain della miniserie Green Arrow: Year One e comparirà sul numero #3 per la prima volta e sul #6 per l’ultima.
  4. Alcuni fan hanno teorizzato, che il misterioso arciere che appare a fine episodio, è possibile che sia Yao Fei, anche se potrebbero sbagliarsi, dato che la teoria è stata sollevata solo perché il luogo in cui Queen si è perduto è un’isola della Cina e Yao Fei è cinese.
PRO:
  • I combattimenti sono sempre spettacolari
  • John Diggle
  • Cliffhanger finale
  • Umanizzazione del protagonista
  • La trama si dipana
CONTRO:
  • Ma quant’è che è stato via Oliver Queen? Ripetetecelo, non l’abbiamo capito
  • China White VS Green Arrow: durato troppo poco
  • Eccessivo elemento soap-opera

 

“Honor Thy Father”, per evitare “la maledizione della seconda puntata”, si serve di questo secondo episodio per fornire al suo spettatore conferme sulle grandi qualità e tratti distintivi dello show. Qualche difettuccino irritante c’è, ma comunque il giudizio rimane enormemente positivo: Arrow si conferma rivelazione e promessa di quest’anno.

 

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