R.I.P. (Recenserie In Peace) – That ’70s ShowTEMPO DI LETTURA 5 min

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Il Wisconsin non è di certo uno degli stati più famosi degli USA, anzi, semmai è uno di quelli di cui ci si fatica anche a ricordare visto che non ha molte peculiarità di cui fregiarsi, o magari si ma da italiano medio che è andato ad acculturarsi su Wikipedia prima di scrivere queste righe confermo quanto detto sopra. Tuttavia il Wisconsin per me ha due ottime ragioni per essere conosciuto, la prima è per aver dato i natali alla famiglia Cunningham e alla serie Happy Days, la seconda è per essere stato il luogo dove sono cresciuti Kelso, Hide, Eric Forman e Fez e l’intero cast di That ’70s Show.
Siamo nell’ormai lontano Agosto 1998 quando la Fox
presentava timidamente questa sit-com dal sapore retrò che ammiccava neanche
tanto velatamente alla categoria teen drama. In un’epoca in cui gli ultimi
figli dei fiori bazzicavano ancora in giro, i computer non erano ancora entrati
nella vita di tutti i giorni e la disco music regnava sovrana, Bonnie e Terry
Turner e Mark Brazill ci introducevano nella vita di tutti i giorni di una
comitiva di giovani adolescenti nati e cresciuti nella fittizia Point Place in
Wisconsin. Se non ne avete mai sentito parlare prendete una frusta e
fustigatevi, dopo di che recuperatela istantaneamente perchè, oltre ad aver
imperversato per la tv per ben otto anni, ha cresciuto sei giovani e
misconosciuti attori ora decisamente ben più noti alle cronache e voi vi siete
persi la fase migliore di ciascun attore, ovvero quella in cui non pensa ancora
di essere Dio, quindi altre fustigate. Tra i vari giovani del cast cito a caso
un Ashton Kutcher ma potrei anche dire una Mila Kunis o un Topher Grace o una Laura
Prepon o anche un Danny Masterson (Men At Work); invece se vi citassi
Wilmer Valderrama sareste giustificati dal non conoscerlo ma per tutti gli
altri non avete scusanti.

Tutta la serie è ambientata a Point Place, paese fittizio
alle porte di Kenosha, o per meglio dire, il 90% della serie ha come location il
seminterrato di Eric Forman, luogo e punto di ritrovo della compagnia di amici.
Ogni sit-com ha un bar o un luogo di ritrovo frequentato assiduamente
fino allo sfinimento, Friends aveva il Central Perk, How I Met Your Mother il Maclaren’s
Pub e in That ’70s Show c’è il seminterrato dove praticamente sono cresciuti
tutti i protagonisti tra primi baci, spinelli e rimproveri severissimi del più
duro e severo dei genitori: Red Forman. Il tutto ovviamente sotto l’effetto
della cannabis.
Il cast è da subito apparso ben amalgamato e la routine quotidiana dello show non è assolutamente un peso, anzi è un punto a proprio favore visto che permette di mostrare senza peli sulla lingua ciò che in tv all’epoca non poteva apparire. Kelso, Hide, Eric, Fez, Jackie e Donna e la loro storia riusciranno a procurarsi un angolo nella vostra videoteca, e se non lo faranno loro lo faranno i calci di Red Forman, padre integerrimo ma impossibile da non amare proprio per la sua freddezza quasi poetica che anticipa nei tempi il più famoso Dr. Cox di Scrubs. Ogni character ha ovviamente la sua peculiarità che lo rende unico e perfettamente idoneo a far parte di questo gruppo di amici, chi l’essere straniero, chi l’essere il ribelle del gruppo e chi l’idiota. E sebbene possa sembrarvi il contrario, non è stato That ’70s Show a “prender spunto” da The Big Bang Theory ma il contrario semmai.
Ogni prodotto televisivo, sia esso un quiz a premi o un talk show, ha un pubblico di riferimento su cui vuol far breccia; la potenza di questa sit-com risiede quasi interamente nel periodo storico in cui è collocata perchè invoglia il proprio target di riferimento, che per ovvie ragioni anagrafiche non l’ha vissuto, a scoprire come e cosa si faceva negli anni 70 per divertirsi. L’idea di essersi persi un’epoca rivoluzionaria si percepisce chiaramente da una colonna sonora rock potente e tipica di questo decennio ribelle che sfoga tutta la rabbia repressa nella musica. La ribellione giovanile che avanza, per quanto si possa mostrare in una comedy ambientata in un piccolo paese del Wisconsin, è ben chiara e cresce costantemente man mano che le stagioni aumentano. E come si passa dalla moda dei pantaloni a zampa e delle camicie a fiori ai giubbotti in pelle e alle borchie, così in 8 stagioni si ha ben chiara l’evoluzione di tutti i personaggi cresciuti in quel seminterrato tra birre proibite e spinelli.
In Italia è una serie decisamente poco conosciuta a causa della sua trasmissione quasi unicamente sul canale Jimmy, fosse stata mandata in onda su Mtv o Italia 1 avrebbe goduto della fama che merita. Ma a volte praticamente sempre la tv italiana non è attendibile e quindi eccoci qui ad invogliarvi a recuperare questa serie antologica che merita decisamente un po’ del vostro tempo. Tra gli alti ed i bassi che accomunano ogni telefilm, l’unico vero momento in cui si tocca il fondo è l’ottava ed ultima stagione che si è vista privata del suo protagonista Topher Grace che ha scelto di migrare verso altri lidi invece che rimanere bloccato nel ruolo di Eric Forman e, che dire, se la scelta lavorativa non è che abbia pagato poi così tanto, sicuramente peggio è andata allo show che ha dovuto ripiegare su una sua brutta copia che non ha aiutato lo show a sopravvivere. But don’t worry and be happy perchè il series finale dà una degna conclusione al tutto e quindi anche un motivo in più per recuperare la serie.

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un’età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del “Progetto Recenserie”. E’ un burbero dal cuore d’oro che gira per l’etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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