Girls 4×07 – Ask Me My NameTEMPO DI LETTURA 6 min

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I saw this photograph from the 1940s. […] It was a picture of this little girl. She was japanese, five or six, and she was standing next to a row of American soldiers on her way to an internment camp. And the caption, it just said, “Girl”. I thought, “Girl? Do any of these soldiers even know this girl’s name?” They probably didn’t […] We don’t want to get know other people. And i get it. It’s easier to not ask and not tell. It’s easier not to know someone’s name

Tra i più svariati spunti di critica di Girls, la protagonista Hannah occupa sicuramente un posto d’onore. Interpretata, tra l’altro, dalla stessa creatrice della serie, in una maniera tanto convincente, da confonderle addirittura spesso (un pò come succede per Rachel Berry/Lea Michele in Glee), nel corso degli anni Lena Dunham, come abbiamo già detto, si è guadagnata non pochi detrattori. L’irritante egoismo, l’eccessiva onnipresenza, le fastidiose paranoie, le crisi esistenziali fuori luogo… se ne sono dette tante. E’ almeno indiscutibile che, almeno, vada riconosciuto alla giovane autrice di aver voluto tratteggiare la propria creatura esattamente in questo modo, senz’alcun filtro o altrettanti tentativi di ingraziarsi il pubblico. Che poi sia una mossa giusta, sbagliata, valida o senza senso, è un altro discorso, potenzialmente lungo e logorante, per cui decidiamo di evitare di affrontarlo in questa sede.
Un’aspetto, però, è assodato: uno dei motivi per la quale ad una certa fetta di pubblico, anno dopo anno, Girls è diventato sempre più inviso è Hannah Horvath (o Lena Dunham, è uguale). Ripetiamo il reiterato concetto, semplicemente per estrapolarne un altro, ben più attuale: uno dei motivi che sta portando questa quarta stagione dello show ad essere mano a mano più apprezzata è, paradossalmente, proprio Hannah Horvath (o… vabbè, avete capito). La prima constatazione da fare è che, per quanto la serie abbia sì mantenuto in generale sempre lo stesso stile, allo stesso tempo ha visto compiersi non pochi stravolgimenti, all’interno di ogni curata e attenta psicologia dei personaggi. L’immobilismo dei characters è, perciò, solo apparente, desiderato o addirittura palesato. Eppure le “ragazze” non sono più quelle della prima stagione. Anche se sembrano spesso esserlo, il più delle volte, sono invece in continua evoluzione, e, con loro, ovviamente, l’intero show.
Pensate a Shoshanna, e ai suoi colloqui di lavoro pieni di sicurezza, a volte anche senza troppe misure, lontana anni luce dall’ansiosa timida cugina di Jessa; a proposito di quest’ultima, l’ “immobilismo apparente” in lei, se possibile, è ancor più palese. Se in un episodio, infatti, ancora la possiamo veder ricadere in gesti inconsulti e volgari (superfluo ricordare il raffinato espletamento dei propri bisogni tra i marciapiedi di New York), allo stesso tempo non mancano gesti di complicità fraterna, a nascondere un’insospettata fragilità di fondo (l’ingenuo dialogo con Adam al bar, quasi in veste di confessione adolescenziale); perfino Marnie non è esente da una tale lettura, poiché, per quanto, anche lei, pare esser ritornata ai vecchi errori di dipendenza da storie d’amore intense, turbolente e, soprattutto, immaginarie, stavolta ostenta, invece, una precisa consapevolezza mista ad una matura rassegnazione.
Infine Hannah che, come dicevamo, aggiunge un altro significativo tassello al nuovo percorso delineato in questa prima parte di stagione. Un percorso chiarificato all’ennesima potenza nel magnifico e mai così sincero confronto/scontro che avviene sullo sfondo di una perfetta lavanderia a gettoni newyorchese. Dal “Now i’m gonna have a boring life like my mother’s, be dissatisfied, and i’m gonna be normal” al “my eyes is totally opened” si può capire quanto il personaggio sia cresciuto e perché si meriterebbe l’appellativo di “match winner” di quest’anno di Girls. Una profondità da cui ne giova, quindi, tutto lo show. La filosofia dell’ “Ask Me My Name” professata dall’eccentrica e, almeno in principio, pseudo-intellettuale Mimi-Rose si posiziona in perfetta linea con le scomode e impronunciabili verità che la serie da sempre si prefissa di mettere in scena. Dopotutto, già in “Sit-In“, il personaggio di Hannah, aveva dato i primi segni di sensibilità e partecipazione nei confronti della pur odiata rivale, guardando il suo discorso e rimanendone, a questo punto, “vergognosamente” colpita.
Parlando di “match winner”, poi, il titolo, in questo episodio, se lo aggiudica senz’alcun dubbio l’irresistibile special guest Zachary Quinto (il Sylar di Heroes, lo Spock di Star Trek). In pochi minuti, e non ci si aspetta altro da un attore del suo calibro, riesce a dare spessore ad un personaggio che non dovrebbe avere altro ruolo che infondere dubbi e incertezze ad un Adam sempre più minacciato dalla figura, anche qui, apparentemente “importante” e altolocata della sua nuova ragazza (seguendo i primi campanelli d’allarme già visti in “Close-Up“).
Sulla presenza di Quinto, comunque, chissà che non abbia influito la collaborazione recente con James Franco, altro ex-pupillo della cerchia di Judd Apatow. E a proposito del regista, sceneggiatore, nonchè produttore della serie, va registrata la presenza della figlia Maude nei minuti iniziali dell’episodio, tra le file degli alunni della supplente Hanna (è la ragazza che risponde alla sua domanda). Una presenza costante in praticamente quasi tutti i film del padre (ad eccezione del solo film d’esordio 40 anni vergine). Per chi non se la ricorda, consigliamo di rivederla in un’altro memorabile intervento, che stavolta riguarda la particolare risposta alla fatidica domanda “Come nascono i bambini?“, tra le più esilaranti e splatter mai viste, nella celebre pellicola Molto Incinta (constatate poi quanto è cresciuta, manco ci trovassimo in Boyhood).

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutto il dialogo pre-appuntamento tra Hannah e Elijah, e il riferimento/citazione a Tutti pazzi per Mary 
  • Lo spettacolo di Mimi-Rose e la filosofia dell’ “ask me my name”
  • Il confronto Hannah-Mimi-Rose nella lavanderia a gettoni 
  • “Well, that has fucking nothing to do with what we’re talking about”
  • Le varie frecciatine che le due “rivali” si lanciano a turno 
  • Il viaggio in taxi, e il sorrisone strafottente della Dunham 
  • Jessa e il suo rapporto con Adam
  • Ovviamente, Zachary Quinto   
  • L’ “ingombranza” di Hannah, coerente sì, ma che comunque, di fatto, oscura le sottotrame e i minutaggi delle altre Girls…
  • … ad esempio, il rapporto Adam-Jessa che si è sviluppato praticamente “dietro le quinte” 
  • Il litigio Hannah-Adam, ad un certo punto va un pò troppo per le lunghe
Partita quasi in sordina, la quarta stagione di Girls acquista, mano a mano, sempre più credibilità e spessore. Il percorso di maturità e redenzione delle protagoniste continua, per alcune più lentamente che per altre, certo, ma comunque in maniera al solito fresca e pungente. Se Lena Dunham & co. continuano su questa positiva strada, potremmo aver di fronte la miglior stagione dello show fino ad ora realizzata. 
Close Up 4×06 0.48 milioni – 0.2 rating
Ask Me My Name 4×07 0.64 milioni – 0.3 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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