1992 1×07 – 1×08 – Episodio 7 – Episodio 8TEMPO DI LETTURA 6 min

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Un aspetto interessantissimo di 1992 si palesa violento più che mai in questi due episodi. Ma facciamo un passo indietro per ricordare alcune cose ovvie: background storico che più reale non si può, maggioranza dei protagonisti di fantasia. Eh beh, un bel rischio. Si deve fare attenzione a stare in equilibrio su questo proverbiale filo di lana e a non cadere in una eccessiva documentarizzazione del testo o in una eccessiva deriva nel romanzo e nella finzione. I personaggi di fantasia, quindi, dovranno essere sì protagonisti, ma non persone importanti. Ed ecco la seconda scelta rischiosa: in un qualsiasi film di ambientazione storica, si supera questo problema semplicemente individuando nei personaggi principali persone facenti parte di una sfera umile e – ecco il termine chiave – anonima. I creatori di 1992 si sono industriati in una scelta, come già detto, assai temeraria: Beatrice Mainaghi, Leonardo Notte, Veronica Castello, Pietro Bosco non sono certamente figure umili, e per questo è difficile mantenerle anonime. La vera abilità degli sceneggiatori è quella di ipotizzare figure letteralmente sfuggite alla Storia, per un particolare, per un insieme di comportamenti, per un contesto sociale.
Nel settimo episodio, per fare un esempio, Veronica Castello è pronta ad incontrare Berlusconi, si è sistemata il trucco, la caccia è aperta. Ma un insieme di fatalità romantico-televisive la distoglie all’ultimo da questo storico incontro. L’aver creato un personaggio finto ma così reale, pronto ad incontrare una persona esistente, è un merito per gli autori che hanno concretizzato e non simbolizzato una figura che poteva essere molto facile rendere modello e luogo comune. Stereotipata forse, ma la figura che appare è concreta, così come l’identità, mai tradita o rinnegata in questi primi otto episodi. Torniamo a come Veronica e gli altri siano sfuggiti alla Storia (volutamente reiterata la maiuscola). Un particolare, un battito di ciglia, le impedisce di fare la scelta storica meno conveniente.
Non a caso Pietro Bosco – leghista fittizio – è costruito (e magnificamente interpretato) in modo da apparire politico senza futuro. Uno dei tanti parlamentari bruciati e passati ad altre occupazioni senza lasciare memoria alcuna (così come il personaggio di Miriam Leone potrebbe rimanere un’anonima soubrette raccomandata che non ha certo sfondato nel mondo dello spettacolo). “Io non le faccio mica ste robe da democristiano” sembra essere il suo slogan, sempre più ripetuto. Era assolutamente ovvio come poi la cosa dovesse essere totalmente smentita, con l’utilizzo di amicizie per far ottenere alla fidanzata una spintarella, e, cosa ben più grossa, il voto pilotato nella commissione difesa. Sono due le strade per colui che politico di professione proprio non riesce ad essere: o ci si ritira presto, ostacolati dal proprio idealismo, oppure si cade facilmente e ingenuamente in qualche errore. Pietro Bosco sembra proseguire su entrambi i binari.
Leonardo Notte è il personaggio costruito nelle più precarie condizioni di equilibrio. Si è parlato nella scorsa recensione di come potesse essere il rappresentante (costruito su personaggio concreto, anche lui) di un certo tipo di percorso politico. È interessante notare come, a livello lavorativo, il percorso sia contrario: da un rapporto di molti ad uno, al rapporto di uno a molti. Il personaggio interpretato da Stefano Accorsi (ma invecchierà prima o poi?) ci viene presentato, da inizio serie, come una specie di primo teorico del berlusconismo, quasi colui che lancia la prima pietra. Alla fine dell’ottavo episodio però, estasiato, si guarda intorno e riconosce tantissima gente come lui. Il personaggio di finzione trova così una particolare sicurezza nella moltitudine di personaggi ipoteticamente reali che lo circondano. Anche Leonardo Notte rimarrà un anonimo ex militante che ha scelto il campo della comunicazione e della pubblicità come freccia diretta verso il potere. Ma, anche in questo caso, uno tra tanti.
Mancano ancora due episodi alla fine della stagione. Ciò che è stato appena detto va visto come una lettura della strada parallela tra fatti reali e finzione in relazione ad alcuni tra i principali personaggi. E per come sono state presentate le cose ora, sicuramente il tutto funziona. Nulla e nessuno, allo stato attuale, ci potrà assicurare che non vi saranno derive in cui realtà e finzione si fonderanno irrimediabilmente. D’altronde la didascalia a inizio episodio lo dice chiaramente e sfacciatamente che ci troviamo di fronte a eventi di fantasia.
Cosa manca a 1992 per impedire allo spettatore di inarcare le sopracciglia almeno una volta durante lo svolgimento del consueto doppio episodio? Sicuramente l’insofferenza verso un certo tipo di recitazione si fa sentire e non poco. Può benissimo essere che la lingua a noi ovviamente familiare faccia trasparire meno credibilità rispetto al cantilenare straniero, che sebbene per alcuni comprensibile, è coperto da un velo nella percezione verso la performance. Ciò non toglie che si cada spesso e volentieri in battute che potevano forse meritare un secondo ciak. Non siamo esperti di teatro, di recitazione e non si ha la presunzione di voler sparare sentenze. Ma un fatto è innegabile. Tea Falco è migliorata più o meno lievemente nell’arco di questi episodi, e paradossalmente è un brutto segno. Questo può voler dire due cose: è la dimostrazione che prima recitava in maniera stravagante; gli altri attori non sono propriamente continui.
A determinare un ulteriore squilibrio è la figura di Veronica. Risulta bizzarro uno show tutto sommato casto dal punto di vista carnale dove esiste però un solo personaggio che vaga di location in location a infuocare l’atmosfera. Se era vero, come detto prima, che a livello di caratterizzazione, Veronica rappresentasse una figura concreta in quanto personaggio, dall’altra, se presa dal punto di vista della distribuzione di ruoli, Miriam Leone se ne accaparra uno ben preciso. Nei titoli di apertura di una stagione di Boris, figurava il personaggio di Karin, con tanto di appellativo: “la gnocca”. Ed in questo la scrittura italiana non riesce ancora a staccarsi dall’antichissima separazione tra le diverse maschere.
Infine, una riflessione. Più che mai in questi due episodi si sono potuti osservare i labilissimi gradi di separazione tra i differentissimi personaggi dispersi in una metropoli come Milano. La comunanza tra di loro è una condizione di partenza, su cui poi sono stati tracciati i vari profili, oppure è una scorciatoia utile ad indirizzare meglio la trama? Nel primo caso il tutto sarebbe accettabile nonché utile a dare unità di intenti alle diverse sezioni di un dipinto con colori e sfumature diverse. Nel secondo caso, invece ci si troverebbe di fronte ad un basso stratagemma narrativo. Non è detto, però, che le due opzioni non possano coesistere.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il personaggio di Tea Falco inizia ad assumere forma solida, sebbene il miglioramento fosse facile
  • Ottima interpretazione di Guido Caprino che sta dando a Bosco una vastissima tavolozza di colori
  • Le trame procedono più dirette
  • Le inquadrature di sbieco a Berlusconi che assume il carattere di figura occulta
  • Natalino Balasso
  • Nirvana finale di Accorsi
  • Miriam Leone in rappresentanza della HBO (non ci si lamenta dell’impatto estetico, assolutamente, ci mancherebbe altro)
  • Pietro Bosco guida da Milano a Roma ubriaco, collassa in ascensore e poi via a Montecarlo
  • Le luci smarmellate per rendere Boldi più giovane

 

Sicuramente un passo in avanti in confronto alle ultime uscite. C’è da dire che ancora non è chiaro se ciò che si vuole esporre è una fotografia dell’epoca oppure si punta su un forte plot da portare avanti, con vicende storiche sullo sfondo. Per ora una cosa sbatte contro l’altra non fornendo un gran cocktail, ma solo una buona bevanda a tratti annacquata.

 

Episodio 6 1×06 0.43 milioni – ND rating
Episodio 7 1×07 0.38 milioni – ND rating
Episodio 8 1×08 ND milioni – ND rating
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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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