Orange Is The New Black 3×03 – Empathy Is A Boner KillerTEMPO DI LETTURA 7 min

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Dopo una partenza eccessivamente in sordina, Orange Is The New Black, finalmente, segna il suo primo colpo vincente di questa stagione, al terzo tentativo. “Mother’s Day“, prima, e “Bed Bugs and Beyond“, dopo, hanno subito evidenziato una qualità/pecca, in qualunque modo la si voglia vedere, dello show di Jenji Kohan: la stretta continuità delle vicende che si susseguono al Penitenziario di Litchfield, aventi come unica vera separazione narrativa quella dei tempi televisivi di messa in onda. Per quanto, ovviamente, ogni stagione non manca di procedere secondo una trama che si puo’ definire orizzontale (l’inserimento “sociale” di Piper nella prima, la “conquista” di Vee nella seconda, per dirne un paio), mai come stavolta si è così avvertita l’alta connessione tra un episodio e l’altro, secondo uno stilema ormai tradizionalmente Netflixiano del “film lungo tredici ore”.
Eppure, e qui il paradosso, con un effetto quantomai straniante, la particolarità del racconto basato sulle memorie di Piper Kerman, probabilmente proprio perché dettato da un tale materiale di partenza, allo stesso tempo si distingue per una  narrazione singola più che verticale, dove non solo un cruciale evento condiziona la routine quotidiana di tutte le protagoniste, ma in cui, dal punto di vista televisivo, ad ogni episodio corrisponde l’approfondimento di un personaggio. Si spiega così l’eccezionalità della première dell’anno scorso, quel “Thirsty Bird” indimenticabile, e, a questo punto, altrettanto irripetibile, almeno per ora, poiché in netta minoranza rispetto alla “normalità” della routine delle detenute e della stessa serie (e quindi risulterebbe inutile ricercarne, periodicamente, un equivalente).
Il senso “straniante” dello show ha, perciò, caratterizzato questo avvio, che non ha lasciato alcun margine di tempo allo spettatore per riabituarsi alla quotidianità del Litchfield, catapultandolo, in modo fin troppo diretto, esattamente lì dove ci aveva lasciato. In linea col lento e confuso assestamento del fruitore, anche la serie si prende tempo, ed è così che solo adesso, come detto, con questo “Empathy Is A Boner Killer”, si inizia, finalmente per alcuni, indifferentemente per altri, a delineare una parvenza di trama orizzontale. Con una sorta di macabra ironia, voluta o meno, tale rientro nei ranghi corrisponde con la tematica della chiusura della prigione, già accennata in “Bed Bugs and Beyond”, che qui prende una dimensione maggiore. Il protagonista della storyline, quel Caputo che proprio “recentemente” ha preso le redini della direzione della prigione, assiste inerme alla prima fuga della drammatica notizia, che per il momento tocca solo le guardie, con risultati (sempre per magnifico contrasto) oltremodo esilaranti, vedi l’improvvisazione poco mascherata, per usare un eufemismo, in ufficio.
La frustrazione di Caputo, di vedersi sfuggire l’agognato “premio” quasi nell’istante in cui l’ha finalmente conquistato, viene magistralmente rappresentato, soprattutto, nel fargli chiedere aiuto all’ex-rivale Fig e alla sua infinita rete di contatti. L’impossibilità di mantenere coerenti i propri ideali, una volta raggiunta la posizione per metterli in atto, nell’angosciante realtà di dover scendere inevitabilmente a compromessi, d’altronde, non è la prima volta che viene affrontata (The Wire, per esempio, è tra quelli che in passato l’ha fatto, probabilmente, meglio di tutti). Orange Is The New Black, ovviamente, lo fa in un maniera tutta sua, senza abbandonare mai la satira più irriverente, ma comunque pungente al tempo stesso. La prossima chiusura del Litchfield, così, finisce per coinvolgere tutti, anche inconsapevolmente. Il risvolto “comico” è indubbiamente affidato al grottesco, quanto sottilmente poetico, funerale dei libri, dominato dalla fazione “black” della struttura, al solito sopra le righe ed irresistibile. Gli elogi ai vari “Jonathan” letterari è solo la punta dell’iceberg di una scena che raffigura in pieno tutto l’acume e la sagacia degli autori, nonché la cultura di cui dispongono, data la quantità di riferimenti.
Non sono figuratevi solo rose e fiori, però, e la storyline principale finisce per mietere, sempre indirettamente, un’altra vittima, stavolta in modo decisamente più tragico e inaspettato. Lo scatto autoritario di Caputo, che decide di verificare, di persona e duramente, le dicerie delle “torriche”, scatena la vertiginosa catena di eventi che porta, infatti, allo scioccante, specialmente per la rapidità in cui arriva, allontanamento di Nicky. Quella della ragazza è, tra l’altro, anche la componente “verticale”, dell’episodio, giusto per capire come le due parti non facciano che intersecarsi continuamente. In fondo, a tal proposito, lo sconvolgente finale altro non è che il culmine di una storyline, quella della partita di droga “rubata” da Nicky e Boo, che va avanti fin dalla passata stagione. Anche senza il plot twist finale, comunque, la tragica parabola dell’ex-addicted avrebbe indubbiamente occupato una porzione importante dell’episodio, tanto in termini emozionali, per chi guarda, che puramente qualitativi.
L’interpretazione di Natasha Lyonne, per la quale una nomination all’Emmy non sarebbe poi così tanto un crimine (ahahah), rende alla perfezione il ritratto di una giovane figlia di papà allo sbando, la quale complice una figura genitoriale più che assente (come mostratoci in “Mother’s Day“), unisce alla dipendenza “materiale” per gli stupefacenti, quella del persistente auto-sabotaggio, sia di sé stessa sia nei rapporti personali. Il tradimento nei confronti, nell’ordine, di Boo, di Luschek e, per finire, della sua intera “famiglia” all’interno della prigione, finisce per essere una sintesi, nel presente, del suo intero traumatico passato, di cui fino ad ora avevamo conosciuto solo la parte più “materiale”, appunto, con la quasi-morte a cui si accenna nell’episodio. Toccante, spiazzante e stracolmo di sotto-testi, poi, il dialogo tra Nicky e sua madre, degno ritratto di tutta la psicologia del personaggio, che, in aggiunta a quel “she’s not my mom” riferito a Red, semplicemente perché non lo augurerebbe a nessuno, delinea efficacemente il suo percorso, fatto di colpe addossate perennemente a terzi (la madre, in primis), per comprendere, solo quando è troppo tardi, di doversi prendere tutte le responsabilità del caso.
In conclusione, altro punto di svolta, decisamente meno crudo per quanto riguarda l’impatto emotivo, ma sicuramente cruciale per la trama principale, visti i soggetti coinvolti, è quello che si consuma nella relazione tra Piper e Alex. La morbosità del rapporto, sviscerato ormai in tutte le sue salse, tocca, forse, il suo apice più estremo e, proprio per questo, più “intenso”. Così Piper che diventa la “sex cow” di Alex rappresenta, nel solito modus operandi della serie, quanto il legame tra le due proprio non ne vuol sapere di scindersi, malgrado la mancanza di comunicazione e di, apparente, affezione che lo sta ora attraversando. Un “empathy”, però, recuperata dal deus ex machina della fantastica sequenza del corso di recitazione (con tanto di epica Suzanne con il suo “the moon“). Nel mese di Sense8, farà strano sentire che l’empatia “is a boner killer” (nello slang urbano, colui/lei che uccide l'”atmosfera”, letteralmente l'”erezione”), ma in questo caso non fa altro che provocare il superamento della fase “rabbiosa” e fisica per le due amanti, facendole collimare in una sentimentale, quanto divertente e appassionante, dato il particolare audience e la situazione in cui avviene, riappacificazione. Pubblico, quello diegetico, che puo’ rispecchiare, in uno squisito gioco delle parti, quello che guarda da casa, nell’assistere, chi sprezzante chi entusiasmato, al suddetto scontro verbale. Scegliete pure chi volete abbracciare, l’importante è che anche questa ennesima, e necessaria, fase critica sia passata, con la stagione pronta finalmente a decollare, si spera.  

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Natasha Lyonne, quasi da Emmy, e tutte le scene che riguardano Nicky, ad alto contenuto emotivo 
  • The moon” 
  • L’ “improvvisazione” di Alex e Piper 
  • Il funerale dei libri 
  • Le frecciate Fig-Caputo 
  • Il siparietto Red/Healey, forse troppo fuori contesto, vista l’importanza degli altri temi affrontati 
Dopo un’avvio palesemente sottotono, Orange Is The New Black ingrana la marcia giusta, colpendo dritto al cuore “empatico” dello spettatore, e, allo stesso tempo, segnando un duro pugno al suo stomaco. Per una che se ne va, Nicky, una che “ufficialmente” resta, almeno mentalmente, ovvero Alex. Adesso, ci auguriamo, niente più passi falsi. 
Bed Bugs And Beyond 3×02 ND milioni – ND rating
Empathy Is A Boner Killer 3×03 ND milioni – ND rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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