Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. 3×15 – SpacetimeTEMPO DI LETTURA 7 min

in Recensioni by

Saltiamo a piè pari un’introduzione di qualsiasi tipo, visto che questo episodio ci ha dato molti spunti di cui parlare.
Come si è detto molto volte in queste recensioni, uno dei maggiori punti forza di Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. è sempre stato quello di sapere come accorpare trame totalmente originali di vario genere con elementi della licenza Marvel Comics. Questa volta, proprio questi elementi fumettistici da cui il serial ha preso vita vengono meno, lasciando che siano altre caratteristiche a dominare “Spacetime”, dimostrando come un episodio di un serial comics possa essere ben costruito anche senza attenersi strettamente al testo di provenienza, pur comunque rispettando caratteristiche prese in prestito dal media fumettistico originale, poiché la fedeltà verso di essi è dovuta e fondamentale. In questo quindicesimo episodio della terza stagione si attinge di più al comparto scientifico del serial ABC/Marvel Studios, sempre messo in secondo piano e più come caratteristica dedita a valorizzare l’impronta realistica del genere spy della serie, servendosi addirittura di veri e propri teoremi scientifici per tirare acqua al proprio mulino e comporre così la poetica struggente di cui è pregna “Spacetime”.
Una delle cose che risalta maggiormente, in questi quaranta minuti, è la ciclicità pressoché perfetta che attraversa la puntata che inizia e finisce con lo stesso soggetto: un modellino di legno del pettirosso. Mentre questa scelta potrebbe essere considerata, da molti, semplice esercizio di stile messo in atto in barba a coloro che ancora criticano eccessivamente la serie, in verità è la conferma materiale di quanto affermato teoricamente da Fitz e Simmons durante la puntata, specialmente quando spolverano i due teoremi sullo spaziotempo affermando come l’unica cosa che si può fare per far fronte agli eventi è lasciare che accadano. Non a caso, proprio come spiegazione alternativa delle teorie di cui sopra, il serial ne offre una “più popolare” per chi è poco ferrato in materia: la visione del viaggio del tempo secondo “Terminator”. Il lungometraggio abbraccia una visione più dispotica e greve riguardo al cambiamento della linea temporale, affermando che un viaggio nel tempo è la sola e unica azione che può giustificare quanto succederà in futuro, creando un concatenamento di eventi ciclico destinato sempre e per sempre a ripetersi. “Terminator” = il destino è già scritto e, in “Spacetime”, è quello che si vede (non a caso, l’episodio inizia e finisce con lo stesso soggetto proprio per questo motivo); la comparsa di Charles Hinton è di fatto l’elemento che porterà Daisy a compiere quelle azioni, poiché quelle azioni necessitavano di essere compiute, così come il suo potere di permettere alle persone di vedere il futuro si pone come l’elemento scatenante dell’intera vicenda.
Tale ciclicità è ulteriormente valorizzata dal fatto che, in apertura, sembrava quasi che le immagini che tormentavano Daisy fossero in qualche modo collegate al season finale. Questo pensiero era supportato dal fatto che, in “Bouncing Back“, si era mostrata una scena che anticipava oscure conseguenze (flashforward che ritorna prepotentemente anche qui). E invece erano scorci proprio di questo episodio. Questo non solo valorizza il discorso di cui sopra ma, contemporaneamente, aumenta e fomenta la curiosità per il finale di stagione per cui la serie sta già preparando la strada.
Contrapposta a questa aura e sentore di destino inevitabile, abbiamo il sempre apprezzato entusiasmo dell’eroe, qui ricoperto da una Daisy Johnson più determinata che mai. Il personaggio di Chloe Bennet ha subito una evoluzione incredibile in questo ultimo anno e mezzo, tant’è che spesso ci si dimentica di elogiarne l’enorme crescita, ma quando lo straordinario diventa ordinario, in casi come questi vuol solo dire che finalmente si è raggiunto lo standard che si stava aspettando fin dall’inizio. In questa lotta contro l’inevitabile (continuando l’esempio con “Terminator”) Quake rappresenta un membro qualsiasi della famiglia Connor in lotta contro l’ascesa di Skynet; purtroppo condivide coi Connor anche il triste destino di non riuscire a vincere, dimostrando però – come magra consolazione – l’indomito coraggio degno di un vero eroe. Più che una sfida tra il Team Coulson e l’inevitabile, quanto visto è un’altra puntata della secolare sfida “scienze vs fede”. Pur vincendo la scienza (alla fine, il futuro non è stato cambiato) la fede si porta a casa un’importante vittoria morale: i buoni non vincono sempre ma non smettono mai di combattere Altra magra consolazione aggravata dalle botte che Daisy prende da Gideon (intanto che questi si lascia soffiare il comando da un Hive che si pavoneggia come Neo in “Matrix: Reloaded”) ma, se gli eroi si arrendessero così facilmente, da chi prenderemmo coraggio?
L’unica cosa che purtroppo stona nell’episodio e che non lo rende perfetto come era destinato ad essere è l’apparente trasformazione irreversibile di Andrew Garner in Lash. Non perché la scena in sé sia diretta o recitata male, quanto perché maledetta da un pessimo tempismo, arrivando nel momento in cui meno doveva arrivare. Il discorso è simile a quello fatto in “A Wanted (Inhu)man” quando Daisy e Lincoln si scambiarono un tenero bacio in un momento decisamente inopportuno e fuori luogo. Ecco, qui è la stessa cosa. Forse gli sceneggiatori hanno pensato che, inserendo un momento drammatico anche per May, si potesse in qualche modo aumentare la drammaticità generale dell’episodio, quando invece hanno provocato l’effetto contrario. La sensazione è che, nel momento della trasformazione, si sia voluto fare troppo. Difatti, la scena in sé non è male. oltre che diretta e recitata con molto sentimento, ma allo spettatore non arriva con l’emotional boost che avrebbe dovuto portare una svolta del genere. E’ stata una carta indubbiamente giocata male e che poteva dare molto di più se inserita in una puntata dove l’attenzione non fosse già completamente dirottata su altro.  


Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per la nuova stagione di Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.? Maccerto che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia disseminati nella puntata.

  1. Charles Hinton è un personaggio inventato per lo show. Personaggio che prende il nome da una persona realmente esistita: Charles Howard Hinton, scrittore britannico di fantascienza, autore di quel genere che può definirsi romanzo scientifico. Si interessò alle dimensioni che superano le tre più conosciute, specialmente alla quarta dimensione: Hinton è conosciuto per aver coniato il termine tesseract (tesseratto) e per il suo lavoro sui metodi di visualizzazione geometrica delle dimensioni superiori.
  2. Edwin Abbott è un personaggio inventato per lo show. Personaggio che prende il nome da una persona realmente esistita: Edwing Abbott Abbott, scrittore, teologo e pedagogo britannico. Conosciuto tra i suoi contemporanei soprattutto come autore di opere teologiche, saggi letterari e manuali scolastici, Abbott è noto oggi principalmente quale autore di “Flatlandia – Racconto fantastico a più dimensioni”.
  3. Viene citato un certo William Rowan Hamilton. Matematico, fisico, astronomo e poliglotta irlandese, Hamilton è conosciuto maggiormente per la riformulazione della meccanica newtoniana sotto forma di meccanica hamiltoniana che è parte della meccanica razionale. Questo lavoro si è dimostrato centrale per lo studio moderno di teorie di campo classiche come l’elettromagnetismo e per lo sviluppo della meccanica quantistica in cui è centrale l’operatore hamiltoniano. In matematica è meglio noto come l’inventore dei quaternioni.
  4. Gideon Malick, durante una delle conversazioni con Hive, cita il film l’Alba dei Morti Viventi.
  5. Fa la sua prima apparizione la Transia Corporation. Nei fumetti, la Transia è un paese immaginario dell’Europa dell’est in cui sono nati e cresciuti Quicksilver e Scarlet. Nel Marvel Cinematic Universe, la Transia è stata sostituita dalla Sokovia. 
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Episodio ciclico
  • Un po’ di spazio alla scienza
  • Daisy Johnson
  • Quake VS Gideon Malick
  • Hive e le gioie del McDrive TransiaDrive
  • La struggente colonna sonora
  • Episodio generalmente molto emotivo
  • La trasformazione permanente di Andrew Garner in Lash

Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. è una serie che fa fronte a diverse difficoltà. Ha un decimo del budget di cui dispongono i film che aiuta spesso a sdoganare e, per la sua natura di telefilm, deve estendere la trama per 20-22 episodi: tutto ciò, senza avere la possibilità di usare nessuno dei personaggi apparsi finora sul grande schermo. Insomma, è come la scuola pubblica o la sanità: se ci sono dei soldi da prendere, nel dubbio si prendono da li. Eppure, nonostante tutto, nonostante gli impedimenti, il serial sta in piedi e ha pure la forza di sfoderare puntate come questa.
Si pensava che episodi come “4,722 Hours” fossero delle bestie rare. E poi salta fuori “Spacetime”, una puntata che si pone come un’unica unità narrativa quasi guardabile anche senza aver mai visto nulla della serie. Qualche passaggio sarà di sicuro oscuro per coloro che non hanno mai visto nulla della serie, ma l’intrinseca ciclicità che continua a tornare all’infinito senza mai spezzarsi, la rende un vero gioiello. Un gioiello sporcato dalla trasformazione sprecata di Lash. ma comunque un gioiello. Come non dargli il massimo dei voti?
Watchdogs 3×14 3.23 milioni – 1.0 rating
Spacetime 3×15 2.81 milioni – 0.9 rating

Sponsored by Marvel’s Agents Of SHIELD Italia & Clark Gregg Son of Coul

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Ultimissime

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
Go to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: