Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. 3×16 – Paradise LostTEMPO DI LETTURA 6 min

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Spacetime” ha segnato, con molto anticipo rispetto la normale programmazione di ogni serial comics, l’inizio dei promettenti e vertiginosi eventi che ci accompagneranno verso il season finale. Creare l’evento però non basta. Il finale di stagione è uno degli appuntamenti più importanti per una serie dove, nella fine della stagione, ogni trama sollevata nel corso delle puntate acquista un senso e uno scopo. Un finale di stagione è, insomma, come un appuntamento con la donna/l’uomo che ci tenete a fare vostra/o: non basta riuscire a strappargli l’uscita, bisogna creare anche l’atmosfera giusta. Ed eccola qui.
L’obiettivo di “Paradise Lost” era principalmente e sopratutto quello di alimentare le sensazioni di disagio che attualmente provano gli spettatori, oltre che far diventare costante quel passeggero brivido che passa dietro la schiena, quel brivido che nasce quando vi aspettate che qualcosa di brutto accada da un momento all’altro. Perenne ansia e senso di claustrofobia devono essere le emozioni dominanti che, da qui fino al finale di stagione, Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. dovrà suscitare. Visto che la formula adottata in “Spacetime” si è dimostrata vincente, il serial ABC/Marvel Studios ripropone in questo episodio quella sensazione di disfattismo e di necessità di arrendersi al destino in una maniera praticamente opposta a quella del precedente episodio. In una formula identica, “Paradise Lost” tratteggia per la maggior parte dei quaranta minuti quello che sembra il canto del cigno di Gideon Malick, quando invece finisce per essere quello della figlia Stephanie. L’inganno riesce sopratutto perché questa sedicesima puntata della terza stagione ha attinto a piene mani alle filosofie a là “Terminator” della scorsa puntata (leggere la recensione di “Spacetime” per capire meglio). 
Per evitare che il colpo di scena della morte di Stephanie venga scoperto prima del tempo dagli spettatori, la puntata cerca di concentrare l’attenzione su Gideon mostrando alcuni flashback della sua gioventù, lasciando intendere che volesse svilupparne il background e creare empatia con lo spettatore. In più, va anche detto che l’introduzione stessa di Stephanie è servita a questo scopo, dato che il personaggio venne presentato quasi come uno che avrebbe partecipato attivamente alla lotta contro il Team Coulson: ma così non è stato. Stephanie ha ricoperto il ruolo del capretto poi divorato dal T-Rex in “Jurassic Park”: un sacrificio dedito a valorizzare il sempre più minaccioso e inquietante Hive che qui mostra parte del suo vero aspetto. 
Contemporaneamente a tutto ciò, “Paradise Lost” sapeva che non poteva riempire quaranta minuti con le sole sequenze dedicate alla famiglia Malick. Così, per offrire anche respiro ad una trama di piombo in termini di narrazione/regia/atmosfere, vengono finalmente puntati un po’ di riflettori sul personaggio di Lincoln, il quale non era mai stato descritto oltre i suoi poteri. Va detto che il love interest di Daisy Johnson deve ancora prendere forma ma, attualmente, ci troviamo in una situazione pericolante poiché rischia di scadere nel cliché. Il piglio da “bello, dannato e con segreti” che è stato parzialmente affibbiato a Lincoln non è da demonizzare per la scelta in sé, quanto perché quest’ultima è stata ormai deturpata fino allo sfinimento e, se non si interviene subito a rendere questa svolta un minimo originale, si rischia di scadere nel “visto e rivisto”. Però da Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. c’è sempre da aspettarsi l’inaspettato (come è successo in questo episodio), quindi si da fiducia al telefilm e si spera che questa sua abbozzata caratterizzazione prenda poi forma. In ogni caso, per il momento accontentiamoci che qualcuno si sia ricordato di dare più tridimensionalità a Lincoln. 
Ma, colpo di scena: “Paradise Lost” aveva un altro obiettivo, anche questo tenuto brillantemente nascosto fino alla fine. Oltre a ricordare allo spettatore che deve sempre stare all’erta e provare sensazioni di continuo disagio e terrore per il futuro, la serie decide di sbottonarsi e lasciarsi andare: dopo tante anticipazioni, il serial acconsente a darci i Secret Warriors, colpo di scena che sorprende più che altro perché si erano ormai perse le speranze di vederli entro la fine della terza stagione. Attualmente la reputazione di questo team è giustificata solo dal fatto che sono stati anticipati con entusiasmo dalla ABC tramite conferenze stampa e materiale cartaceo su di loro che ne ha comportato la trasposizione. Attualmente sappiamo qualcosa dei loro membri, ma nulla sul loro gioco di squadra. Quindi la delusione potrebbe essere dietro l’angolo ma, anche se davvero verranno presentati malamente, rimane il fatto che finalmente si sono decisi a presentarceli. Era anche ora. 

  


Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per la nuova stagione di Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.? Maccerto che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia disseminati nella puntata.

  1. Questo è il primo episodio in cui il nome dei Secret Warriors viene pronunciato ad alta voce. 
  2. Il titolo della puntata è un riferimento al libro “Paradiso Perduto” di John Milton. 
  3. James (l’amico di Lincoln) e Nathaniel Malick sono personaggi inventati ex-novo per lo show.
  4. Ricompare per un cameo Daniel Whitehall, comparso per la prima volta in “Shadows” e morto in “What They Become“.
  5. A tal proposito, nella presentazione di Whitehall c’è un errore di continuità. I flashback dei fratelli Malick sono tutti ambientati nel 1970 ma, come detto nella precedente stagione, Werner Reinhardt cambierà il suo nome in Daniel Whitehall solo nel 1986, come detto nell’episodio “Things We Bury“.
  6. In questo episodio compare un personaggio chiamato Kurt Vogel. Attualmente non ci sono riscontri e sue controparti nell’Universo Cartaceo Marvel, però esiste un supercriminale chiamato Byte (membro del gruppo Bacillicons) il cui vero nome è Curtis Vogel. Non sarebbe la prima volta che i Marvel Studios prendono un personaggio conosciuto e ne cambiano il nome. 
  7. In questo episodio abbiamo un involontario e non calcolato crossover fra due celebri picchiaduro: Mortal Kombat e Street Fighter. Difatti, Mark Dacascos/Giyera ha prestato la voce al personaggio di Kung Lao nel videogame “Mortal Kombat: Legacy”. Ming-Na Wen/Melinda May, dal canto suo, ha interpretato Chun-Li nel lungometraggio “Street Fighter – Sfida Finale”. 
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Stephanie, Gideon e la Mossa Kansas City
  • I flashback di Gideon
  • Giyera VS May
  • Introspezione di Coulson sulla sua scelta di aver ucciso Ward
  • Conosciamo di più Lincoln
  • Arrivano i Secret Warriors!
  • Speriamo che nel conoscere Lincoln non si vada su triti cliché

“Paradise Lost” ha voluto ricordare ai suoi spettatori due cose. Intanto che con la morte di Stephanie, tutto può succedere. E’ vero che la figlia di Gideon Malick è un personaggio minore, ma la sua dipartita è servita a comunicare che nessuno è intoccabile e che, appunto, tutto può succedere: è confermato il clima di estrema mortalità che valorizza l’imprevedibilità dai toni dark e grevi che stanno dominando questa seconda parte di stagione. Nessuno è intoccabile, poi. L’episodio in sé prende generalmente fiato da tutto il resto, per poi ingranare la quarta e ricordarci che i Secret Warriors non solo esistono ancora ma arrivano pure nel prossimo episodio. Sembra proprio che in Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. stiano cominciando i botti (e le botte). 
Spacetime 3×15 2.81 milioni – 0.9 rating
Paradise Lost 3×16 3.01 milioni – 1.0 rating

Nato da un'idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: "Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell'insegnamento". Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E' destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

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