Person Of Interest 5×03 – Truth Be ToldTEMPO DI LETTURA 6 min

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Bozzolo sopra! Bozzolo sotto!
Furtivo Bozzolo, perché nascondi così ciò che tutti sospettano?
Un’ora, e allegro su ogni albero
Il tuo segreto, posatosi nell’estasi
Sfiderà la prigione!


Un’ora in crisalide passare –
Poi allegra sull’erba che arretra
Come Farfalla andare!
Un momento per interrogare,
Poi più saggia di un “Surrogato”,
L’Universo conoscere!”

Con queste parole di Emily Dickinson, The Machine cerca di dire qualcosa alla squadra in “Truth Be Told”, terzo episodio dell’ultima stagione di Person Of Interest. Un “indovinello” (una serie di 1 e di 0) che ancora una volta scuote Root e Finch. La serie, come è solita fare, interpola materie diverse, numeri e filosofia, azione e pensiero, botte e sentimenti, per arrivare al suo scopo: spiegare situazioni, momenti, cambiamenti, sentimenti.
Qui The Machine, con un piccolo enigma, parla di metamorfosi e cambiamento che ormai ha investito il mondo diegetico di questa serie. Permettere di lasciar operare il malware di Samaritan, ciò vuole la nostra Intelligenza Artificiale e Root la accontenta. Il rapporto tra Harold, Root e La Macchina è particolare: da una parte è da intendere come quello di un Dio che muove i suoi adepti, dall’altra è come quello dei genitori con la loro creatura. Se Harold vuol dare al “figlio” insegnamenti per gestire emozioni e paure, Root invece vuole che si sfoghi completamente. Da ciò nasce un comportamento diverso.
Tornando al componimento della Dickinson, è evidente la relazione tra la poesia e la storia dei personaggi. Quel bozzolo in cui la farfalla è rinchiusa è lo stesso in cui sono intrappolati i protagonisti di Person Of Interest, quel segreto di cui scrive la Dickinson è lì (la prigionia umana, il sorvegliare e punire di foucaultiana memoria), ma è impossibile comprenderlo fino in fondo.
Nel terzo episodio si mostra la continua lotta che segue e perseguita ogni individuo: quella di Reese che scende a patti col passato, di Root che ha il solo scopo di trovare Shaw e infine quella di Finch che continua ad essere in perenne crisi con se stesso. Come negli scorsi episodi anche qui emerge quanto le emozioni siano importanti soprattutto quando si tratta di memoria che è fondamento della crescita. E’ una forza anarchica che rende impossibile per l’individuo – e addirittura per The Machine – rimanere imperturbabile. Così in “Truth Be Told” si mettono ancora al centro memoria e passato; questa volta tocca a Reese che torna ai tempi in cui lavorava per la CIA (2010), a quando violenza e rabbia erano i suoi numi tutelari. Non solo l’uomo viene riportato nell’ufficio di Terence Beale, agente supervisore, ma è lo stesso passato a tornare prepotentemente nella sua vita. Infatti, nel  “caso del giorno”, il protagonista è Alex Duncan: informatico alla ricerca di notizie sul fratello morto in guerra, seguito da alcuni agenti segreti.
Il corto circuito è in atto quando Reese riconosce il suo ex capo, Beale che lo credeva morto e deve confrontarsi con lui. Il sistema di cui John faceva parte, che lo ha reso bestia, in balia dei suoi più bassi istinti, lo ha cancellato e reso una maschera disumana. Beale lo considera morto, nonostante sia vivo; però, anche se è vivo, la consistenza di Reese è simile a quella dei fantasmi, impalpabile nonostante la sua forza, privo di identità, nonostante ne abbia una. Così appare chiaro, ora che è il braccio di The Machine, che gli unici in grado di capirlo restano Root e Finch, intrappolati in un limbo tanto quanto lui.
Una cosa resta invariata in John ed è la capacità di fare ciò che occorre; lo spettatore resta intrappolato tra le sue due vite, quella di ieri e quella di oggi. Da una parte l’Afghanistan, dall’altra lo scontro all’ultimo sangue tra The Machine e Samaritan, da una parte il vecchio Reese, brutale e efferato, dall’altra il nuovo John, pronto a sacrificarsi per il bene. I due mondi anche se per un breve istante si sono sovrapposti e servono a Reese per capire e capirsi (la relazione con Iris poi verrà conclusa proprio perché è ancora incapace di vivere “normalmente”): non a caso John ricorda gli errori commessi grazie o a causa di Alex Duncan e del fratello, la morte di quest’ultimo lo tormenta ancora, è una spada di Damocle sulla sua testa. Così una stanza scura in cui si interroga un sospettato (il fratello di Duncan) lascia il posto al dialogo di oggi tra John e Duncan, la pistola per freddare, le parole per “salvare” da un strazio eterno (pensare al fratello come a un traditore).
Reese deve fidarsi del “passato” (lui e Beale parlano proprio di questo) che ancora oggi lo sconvolge e lo turba, il giustiziere infatti è estremamente fragile quando si tratta di ricordi. Riporta alla memoria il dialogo con Kara Stanton in cui lei gli rammenta i motivi per cui Beale lo ha scelto: lui è solo, non ha famiglia e non ha nessuno cui render conto, almeno emotivamente – nonostante la fidanzata. Non esisteva quotidianità per uno come Reese, non avendo un luogo in cui tornare realmente e profondamente, egli viveva la negazione di quel “dove tu sei, quella è casa”, per citare nuovamente Emily Dickinson. Ora però non può stare ancora accanto a Iris, la sua attuale fidanzata, perché c’è quel passato che gli impedisce di vivere la quotidianità.
Poi ci sono Finch e Root impegnati a intercettare un malware (che ha lo scopo di creare collegamenti con Samaritan) della Macchina. Root con una nuova identità si dimostra sempre e comunque personaggio attivo che non può aspettare, ma deve agire, il contraltare di Finch. E’ emblema di questo l’ultimo dialogo tra i due. La donna mette in azione il malware, pur sapendo che Harold non è d’accordo, l’uomo invece avrebbe preferito analizzare, sezionare e aspettare invece che passare all’azione. Restano le parole di Root che tesse un inno al mettersi in gioco, al correre dei rischi, altrimenti non si può pensare né di salvare Shaw, né di vincere contro Samaritan.
Non è più il momento di fuggire, di nascondersi dunque, la squadra deve essere pronta a lottare per la libertà. Alla fine dell’episodio ci viene dato un indizio del fatto che qualcosa sta per accadere e che lo scontro frontale tra le due Intelligenze è sempre più vicino,

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La poesia di Emily Dickinson
  • Reese e il suo passato
  • Root e Finch
  • Poco ritmo
  • La serie sembra non aver ancora realmente iniziato il suo lavoro
Person Of Interest con “Truth Be Told” resta ancora un passo indietro, consegnando un’altra buona puntata che però non sconvolge. Nell’episodio si ha la sensazione che qualcosa stia per accadere ma nel frattempo non accade nulla. Ci sono solo molte premesse ancora non mantenute.
SNAFU 5×02 ND milioni – ND rating
Truth Be Told 5×03 ND milioni – ND rating

2 Comments

  1. Non sono completamente d'accordo. Puntata molto bella, incentrata principalmente sul titolo. La verità che non viene detta da John, la verità che viene svelata a noi, che il fratello era davvero colpevole, la verità condivisa tra John ed il suo capo in un saldo patto di fiducia e la verità detta dalla sua fredda compagna della Cia, John non può vivere la quotidianità. La verità come metamorfosi.

  2. E' una puntata buona, come sempre del resto per questa serie che ha mantenuto dall'inizio alla fine un alto profilo. La questione è che le puntate di questa stagione vanno lette anche alla luce del fatto che si tratta dell'ultimo atto di Person Of Interest e quindi ogni episodio deve dare qualcosa in più proprio in questo senso. Ad un certo punto quindi non può essere solo e non tanto un'analisi di una singola puntata, ma deve esser vista anche nell'ottica di quanto essa possa dare alla stagione stessa. Va detto poi che ci si aspetta sempre molto da una serie che negli anni ha sbagliato veramente poco; e ciò può essere anche una spada di Damocle. Grazie per il commento

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