Game Of Thrones 6×08 – No OneTEMPO DI LETTURA 6 min

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If my soup didn’t kill you, nothing will.” (Cersei Lannister)

“No One” inizia rispondendo subito ad uno dei più pressanti interrogativi con cui erano stati lasciati gli spettatori alla fine dello scorso episodio: Arya vagava, ferita, per il mercato di Braavos fra gente indifferente, in una scena che dava veramente senso di terrore e straniamento. Nonostante le leggi della serialità impongano la sopravvivenza di un character importante se la scena dove viene ferito a morte viene troncata lasciato lo spettatore in hiatus, con Game Of Thrones non si può mai sapere anche se la vicenda alla fine procede come molti, fra il pubblico, avevano previsto: la ragazza si rivolge a Lady Crane.
Il personaggio della piccola Stark continua così a regalare momenti di puro e profondo godimento, a partire dalla confessione del suo desiderio di fare l’esploratrice, del tutto in linea con il suo carattere. Quando l’abbiamo conosciuta, infatti, era una frugoletta con l’elmo che chiedeva al papà se poteva, da grande, “fare il Lord, per gestire il suo castello e comandare i suoi uomini”. Il trionfo, però, è nel finale di puntata. Era stato bello vedere la ragazza andare a riprendersi la sua spada Ago e rifiutare di uccidere gente sconosciuta solo perché così è stato ordinato. Vederla uccidere The Waif e proclamare “A girl is Arya Stark of Winterfell and I’m going home” è stato meglio. Idolo delle folle.

I choose violence.(Cersei Lannister)

A King’s Landing continua il gioco di mosse e contromosse tra Cersei e l’Alto Passero. Lo scontro tra religione e monarchia è imbastito sempre molto bene, tuttavia un minutaggio più adeguato e l’aggiunta di prospettive diverse (sia popolare che di altri character non interpellati) avrebbe giovato all’intera trama orizzontale che, invece, continua ad avanzare a piccoli passi senza mai lasciarsi ricordare per la profondità della storyline.
La trama procede lentamente, anche troppo, infatti stavolta succede una cosa sola anche se di un rilevante peso specifico: la Fede Militante, a cui ormai il reuccio Tommen è pienamente asservito, ha vietato i combattimenti in singolar tenzone. Proprio quando Cersei sperava tanto nel suo Sir FrankenGregor. L’ex regina Lannister sta imparando, a sue spese, come il mondo non stia lì a farsi rigirare da lei e, peggio ancora, adesso lei e Loras Tyrrell dovranno sostenere un processo di fronte a sette Septon che, in maniera del tutto democratica ed imparziale, emetteranno un giudizio. Praticamente due ebrei di fronte ad una giuria di alti gerarchi nazisti. L’unica speranza è ora riposta in Margaery e in nonna Olenna, le quali agiranno sicuramente non per amore di Cersei, ma di Loras.

If I don’t return, you’ll know I was wrong.(Varys)

La parte ambientata a Mereen è quella che dà più “noia”. Si capisce come la produzione stia risparmiando per lasciare gli effetti speciali ad altre e più importanti scene, ma la gara di barzellette tra Torgho Nudo, Missandei e Tyrion è un insopportabile insulto alla pazienza, alla bontà degli spettatori e allo spreco di talento e opportunità. C’è infatti a disposizione per esempio un Peter Dinklage a cui non è stato più scritto niente di veramente degno praticamente dal monologo “I demand a trial by combat“, un Dinklage che cazzeggia nell’attesa che gli venga recapitato uno script degno di nota in cui possa essergli permesso di recitare. Bisogna provvedere a scrivere dialoghi più interessanti e importanti, non limitarsi a situazioni comiche (non richieste) per sopperire all’assenza di una trama orizzontale. Non è un caso infatti che arrivino le navi schiaviste a lanciare fiamme e, a sorpresa, la Khaleesi con drago al seguito. Questo fa ben sperare per un futuro più movimentato e avvincente ma fa anche prendere atto dell’enorme spreco di opportunità conseguito sino ad ora in questa stagione.

I’m proud of you. (Jaime Lannister)

In quel di Riverrun, intanto, la vicenda inizia con toni improntati all’umorismo da caserma, provvede Bronn. Ben presto, però, la goliardia lascia il posto a momenti più emotivi, perno dei quali è Jaime Lannister. Si ritrova innanzitutto con l’amica Brienne e già qui inizia lo strazio nel vedere due personaggi troppo presi: lei dal suo concetto di onore e fedeltà, lui da quel che chiama amore per essere felici. Peggio ancora, quando lui dichiara, parlando con Edmure Tully, di agire solo per tornare da Cersei, l’unica persona di cui veramente gli importi qualcosa a questo mondo. Insomma non ha imparato niente dalle mille vicende in cui si è trovato coinvolto e, come dice il proverbio, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Siamo rimasti al livello di qualche stagione fa, quando lo Sterminatore di Re si lamentava che gli Dei, con tutte le donne che avrebbe potuto avere, gli avevano messo in cuore amore e passione per la sorella gemella. Se non si può parlare di evoluzione allora forse è il caso di parlare di devoluzione.
Comunque, adesso Edmure Tully ha spodestato lo zio. Questo avrà certamente conseguenze per il Nord in generale, mentre si va preparando una Battaglia dei Bastardi per la conquista di Winterfell. Più in particolare, vedremo come gli sviluppi futuri influiranno su Jaime (la speranza che rinsavisca è l’ultima a morire) e Brienne, la quale ha già sottolineato di dover combattere per la famiglia di Catelyn e di Sansa, quindi, se necessario, contro i Lannister. Nell’attesa, chi vuole può riguardarsi la scena di Brienne in barca, mentre saluta Jaime, mettendo in sottofondo “Se Io, Se Lei” di Biagio Antonacci.

I prefer chicken. (Sandor Clegane)

Abbiamo lasciato il Mastino per ultimo, ma non per importanza. Il suo ruolo è all’insegna della fisicità, ci dà la strana soddisfazione di veder puniti i colpevoli del massacro del villaggio dove si era rifugiato. È infatti raro che nel mondo di Martin venga fatta giustizia. Inaspettatamente, però, ci dà, per così dire, la chiave interpretativa di tutto l’episodio, quando parla di molte assurdità che si fanno “per qualcosa di più grande di noi”. In effetti, abbiamo visto gente uccidere e devastare in nome di una qualche divinità, per convinzione o tornaconto personale. Perché nessuno ci toglie dalla testa che, nell’aderire alla Fede Militante, Lancel Lannister trovi anche una vendetta contro i cugini, da cui veniva considerato uno sguattero. Possiamo mettere nel novero anche lo Sterminatore di Re che agisce in nome di un qualcosa che definisce amore e passione, dichiarando però di non riuscire a gestirlo. In questo senso, è azzeccato il titolo della puntata: “No One”: non solo Arya, ma l’impersonale, quello che non ha un perché logico.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Arya 
  • Il Mastino 
  • L’arrivo delle navi e della Khaleesi rivitalizza la trama di Mereen
  • Date a Peter Dinklage una parte degna di lui
  • Houston King’s Landing, abbiamo un problema
  • Le speranze di vedere rinsavire Jaime sono ormai ridotte al lumicino
I pezzi sono stati piazzati e tutto è pronto per le ultime due puntate della stagione, già annunciate in formato extralarge: saranno ricche di epici scontri, a cominciare dalla Battaglia dei Bastardi a cui è intitolato il prossimo episodio. Per il momento il voto è da ponderare facendo una media tra momenti di gioia ed emozione (Arya, Mastino, Jaime e Brienne) e altri di noia dolorosa, concentrati soprattutto fra King’s Landing e Mereen. Facciamo una sufficienza bella piena, in attesa di vedere mantenute le promesse, ad esempio, delle navi Greyjoy e dei draghi.
The Broken Man 6×07 7.8 milioni – 3.9 rating
No One 6×08 7.6 milioni – 3.9 rating

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