Colony 1×08 – 1×09 – 1×10 – In From The Cold – Zero Day – GatewayTEMPO DI LETTURA 6 min

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Con sommo e colpevole ritardo portiamo a termine la stagione di Colony. Mea culpa generale.
Ad una prima riflessione generale, a caldo (ma anche a freddo vista la data di uscita della recensione…) si può dire con una certa sicurezza che sia Carlton Cuse che Ryan J. Condal si siano presi i loro tempi narrativi per raccontare Colony a loro modo. Da un inizio piacevolmente intrigante, ovviamente generato da una situazione anormale e tendente al fantascientifico, ci si è poi spostati (vuoi per motivazioni meramente legate al budget, vuoi per una scelta stilistica) su un versante più umano, sfociato in un doppio gioco familiare a base di menzogne, sotterfugi e coperture. Addirittura la ricerca del 3° figlio è stata quasi abbandonata per diventare un MacGuffin narrativo voluto per scindere la famiglia Bowman.
Insomma, Colony è molto cambiato anche solo in 10 episodi e questi ultimi 3 sono il “turning point” perfetto che chiude la stagione e al contempo dà nuova linfa vitale alla prossima annata. Carlton Cuse pensa in prospettiva.

Early this morning a VIP coming into the bloc was attacked and abducted. It was one of our Hosts.
[…] You should know that this is not a good situation. During the Arrival, two of our Hosts were killed in Dallas. That city is now a flat sheet of glass. We have a brief window before they take action. 
Understood?”

Fin da subito la cosa che più ha affascinato di Colony è l’idea di una possibile invasione aliena però senza la presenza di alieni. The wall e the factory hanno funto da pilastri per la creazione di questa mitologia, una mitologia però sempre (volutamente) messa in discussione proprio dall’assenza degli invasori alieni che, agendo per interposte persone, non sono mai stati mostrati. Se la tecnologia presente nella serie (droni, il muro, navicelle spaziali, ecc.) è sempre stata un punto a favore per la credenza popolare e dello spettatore, proprio la mancanza di un incontro del 3° tipo ha fatto mettere in discussione il tutto più e più volte. Fino a “Zero Day”. Fino al momento in cui, in maniera non del tutto politicamente corretta ma sicuramente apprezzabile, si è avuto il primo vero contatto.
Niente parole, niente effettiva visione della specie aliena che ha conquistato la Terra, ma un primo ed importante passo per fugare i dubbi che (giustamente) si erano creati in puro stile San Tommaso.
Eppure eccolo lì, un omuncolo nascosto da una impenetrabile tuta spaziale dai tratti robotici che nasconde la sua figura da ogni possibile sguardo indiscreto. È un contentino per il pubblico ma un contentino che è anche funzionale ad un accrescimento del valore della serie stessa. Finché qualcosa non si vede e non è tangibile ha un suo valore, valore che però, vuoi per esperienza personale, vuoi per uno scontro frontale tra immaginazione e realtà, cambia totalmente nel momento del primo impatto visivo. Ed è per questo che l’incontro ha una valenza enorme nell’economia della serie, sia perché rende reale l’invasione, sia perché fa degustare la specie aliena, facendola decantare fino al futuro faccia a faccia.

Will: We’re leaving the colony.
Katie: What?
Will: You, Maddie, and the kids are gonna go with Beau. He’s got a cabin up in Big Bear. It’s stocked, off the grid, safe.
Katie: When were you gonna tell me about this plan?
Will: I’m telling you now. The window is now.
Katie: And when we’re up in Big Bear with Beau, where will you be?
Will: I’m gonna go and get Charlie and meet you there.
Katie: No, Will, it’s crazy.
Will: […] I’m the only one that’s been serious about protecting this family.
Katie: How can you say that?
Will: How long you been spying on me? Lying to me? Selling me out to those killers you work for?
Katie: I did it to protect you.
Will: Bullshit! You did it for you. You did it because you can never accept things the way they are.
Katie: No, I did it because someone has to do something. You know what’s going on out there? Someone has to say enough.
Katie: I should have shut you down the minute I found out what you were doing. Instead, I’m running around town trying to clean up after you.
Katie: […] That’s not a partnership, Will, and it’s not a marriage.

Come si diceva, comunque, Colony alla fine di tutto racconta la storia di una famiglia, il loro disagio nell’era post-colonizzazione aliena ma, soprattutto, pone in prima linea la crisi familiare dovuta alla perdita di un figlio piccolo durante la suddivisione in blocchi del muro. Perché alla fine è solo questo Colony: un enorme giro di eventi che mostra le conseguenze delle azioni intraprese da due genitori pur di riavere indietro il proprio figlio.
In tal senso, se la strada scelta di Will è sicuramente la più “legittima” e la meno rischiosa per arrivare a riabbracciare suo figlio, quella di Katie è senza alcuna ombra di dubbio la più idiota meno scaltra perché non ha portato nessun passo in avanti nella ricerca e nella restituzione del figlio bloccato nel blocco di Santa Monica, anzi. Ecco quindi che, alla luce di questi fatti, la discussione soprastante assume un sapore di ipocrisia che non può non inondare tutti i sensi. Se è chiaro (ovviamente) che la scelta di forzare la mano su Geronimo et similia sia dovuta ad una mera necessità sceneggiativa/creativa, è anche vero però che le motivazioni messe sul tavolo da Katie non hanno un corrispettivo nella realtà dei fatti, motivo per il quale per l’ennesima volta il character interpretato da Sarah Wayne Callies raccoglie tutte le ire ed il malcontento degli spettatori (The Walking Dead e Prison Break in precedenza).
Con questo trittico di episodi finali si arriva ad una situazione in cui l’atmosfera è completamente satura, tutte le storyline iniziate all’interno del blocco di Los Angeles vanno via via spegnendosi e quindi “Gateway” è di fatto uno spartiacque tra la fine del primo atto e l’inizio del secondo: esattamente ciò di cui Colony aveva bisogno per rimanere attivo, pimpante e fresco. Certo, qualche trama lasciato in sospeso c’è però lo spostamento di Will nel blocco di Santa Monica vale da solo l’intero gioco. Ed è questo quello che conta alla fine.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Litigio Will-Katie
  • Incontro ravvicinato del 3° tipo
  • Finale di stagione interessante e che lascia buoni feedback per la nuova stagione
  • Sarah Wayne Callies è riuscita a farsi odiare anche in questa serie
  • Poco interessanti le sottotrame
Carlton Cuse le cose le sa fare bene. Colony ne è l’esempio.
Broussard 1×07 1.00 milioni – 0.3 rating
In From The Cold 1×08 0.97 milioni – 0.3 rating
Zero Day 1×09 1.09 milioni – 0.4 rating
Gateway 1×10 1.19 milioni – 0.3 rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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