Black Mirror 3×04 – San JuniperoTEMPO DI LETTURA 4 min

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Non è solo il tema legato alle possibili derive del progresso tecnologico ad accomunare ogni episodio di Black Mirror. Volendo cercare un altro elemento di comunanza, non ci si può esimere dal citare la dilagante malinconia che accompagna lo spettatore nei minuti immediatamente successivi al finale di puntata.
In questo senso “San Junipero” non rappresenta certo un’eccezione, anzi, se possibile, questo quarto episodio stagionale racchiude in maniera impeccabile la peculiare atmosfera che la serie ha deciso di mostrare fin dalla sua primissima messa in onda. Se però, da un lato, la puntata sottopone allo spettatore l’ennesima ambientazione distopica costringendolo a una profonda riflessione sulle infinite possibilità dello sviluppo tecnologico, appare evidente fin da subito che questa volta l’intenzione di Charlie Brooker sia un’altra: raccontare una storia. E per farlo il creatore della serie si affida nuovamente a Owen Harris, già dietro la macchina da presa in precedenza per dirigere “Be Right Back”, altro episodio incentrato sul delicato intreccio tra amore e morte. Nonostante la consonanza dei temi trattati, i due episodi hanno comunque ben poco da spartire, se non il solito senso di vuoto e malinconia che assale lo spettatore una volta terminata la visione. Senza contare, inoltre, le enormi difficoltà legate alla gestione di una storia d’amore nata e (letteralmente) morta nel giro di sessanta minuti. In tal senso non si può far altro che alzarsi in piedi e applaudire lo splendido lavoro compiuto dagli autori, aiutati nella loro ambiziosa impresa dall’ottima performance delle due protagoniste, Mackenzie Davis (Yorkie) e Gugu Mbatha-Raw (Kelly), capaci, in appena un’ora di girato, di farci (ri)vivere indirettamente dubbi e incertezze che, ai più, sarà capitato di affrontare nel corso della propria vita. Il tutto calato in un contesto molto complesso, svelato allo spettatore circa a metà dell’episodio, attraverso il quale ci viene mostrato lo scontro tra due realtà a dir poco angoscianti, entrambe segnate da un passato difficile e che, proprio grazie al software San Junipero e alla possibilità di trasferirvi la propria coscienza garantendo di fatto la vita eterna, potrebbero trovare finalmente un po’ di felicità. La questione, però, risulta essere più complessa.
Sebbene per Yorkie la promessa di una vita eterna rappresenti la possibilità di cominciare finalmente a vivere, dopo cinquant’anni passati in un letto d’ospedale in stato vegetativo, per Kelly, la decisione risulta essere molto più difficile. La decisione del marito di non entrare a far parte della popolazione di San Junipero, derivata dall’impossibilità della figlia di fare altrettanto, morta ad appena trentanove anni in maniera del tutto inaspettata, porta Kelly a porsi delle domande. Domande che affollano la sua mente a tal punto da dubitare circa la prospettiva di una vita eterna, passata insieme alla donna di cui è innamorata. Una vita eterna che però ha il sapore di finzione, privata di tutte le esperienze, morte compresa, che necessariamente costituiscono l’essenza di una vita “vera”. I sacrifici, gli anni donati alla persona con cui si ha intenzione di passare il resto della propria esistenza, tra amore, noia, gioie e dolori, tutto questo, per Kelly, non potrà mai essere eguagliato da una coscienza digitale imprigionata per sempre all’interno di uno scenario limitato e ripetitivo, senza contare il tradimento intrinseco nei confronti di suo marito, un gesto talmente egoistico da risultarle assolutamente inconcepibile.
Eppure, in un finale a tratti spiazzante, Kelly ammette di essere pronta, “Pronta per tutto il resto“, convincendoci del fatto che la coraggiosa accettazione riguardi la sua morte imminente. E invece, utilizzando una poetica del tutto originale, assolutamente in linea con lo stile dello show, un braccio meccanico e due celle di memoria adiacenti, finiscono per svelare le vere intenzioni nascoste dietro queste poche e semplici parole: la vera accettazione, per Kelly, non riguarda la sua morte, bensì il continuare a vivere.
In modi radicalmente diversi, le due protagoniste hanno trovato l’una nell’altra lo stimolo per andare avanti: prima Yorkie, paralizzata fisicamente ed emotivamente per una vita intera, ha trovato in Kelly la forza di prendersi un rischio, uscendo dal suo guscio e smettendo di nascondersi dietro un paio di occhiali enormi indossati non per esigenza ma per scelta; e poi, allo stesso modo, anche Kelly ha finito per cedere al timore di rimanere ferita, nel suo caso rappresentato dal tradimento di se stessa e del ricordo di suo marito, un timore sconfitto proprio da quegli occhi tenuti nascosti dietro due lenti e una montatura troppo grande, occhi in grado di comunicarle un messaggio importante: è possibile sopperire al dramma di un’eternità digitale, purché essa sia spesa accanto a un amore reale.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Una storia d’amore stupenda in 60 minuti
  • Ottime performance delle protagoniste
  • L’idea del software San Junipero
  • L’intreccio tra i due temi amore e morte
  • Momento revival tra anni ’80-’90 e 2000
  • Qualcuno potrà storcere il naso in merito al finale, che comunque resta perfetto
Non dare la benedizione a San Junipero sarebbe senza dubbio un gesto sconsiderato. Questo quarto episodio riesce a cogliere perfettamente l’essenza del telefilm, mostrando come la natura umana, con tutte le sue incertezze e contraddizioni, riesca a mantenere integra la sua struttura a prescindere da qualsiasi deriva tecnologica potrà mai investire la nostra società.

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San Junipero 3×04 ND milioni – ND rating

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