The OA 1×04 – AwayTEMPO DI LETTURA 4 min

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“To exist… is to survive unfair choices”.


The OA è stata presentata come una serie eccessivamente criptica e chiusa, tanto da non poter essere recensita. O almeno così è stato scritto da molti.
C’è da capire che così come per tante altre serie, giungere a determinate conclusioni e poter fare ragionamenti tangibili con quanto viene mostrato nell’episodio (o nella serie) è praticamente impossibile. Deriva da ciò, quindi, lo stato di smarrimento nel non sapersi approcciarsi ad un prodotto che determinate risposte non concede e che determinate risposte riesce ad evitare benissimo.
Si possono fare supposizioni, ovviamente. Come lo si era fatto per Westworld, o Lost ai tempi che furono. Ma le supposizioni o le teorie sono terreno fragile e non solido, nel quale è facile prendere una storta e sviare il proprio punto di vista e quindi la visione dell’episodio.
The OA necessita di uno sguardo acerbo, privo di eccessivi ragionamenti alla base. Senza la smania di voler trovare, fin da subito, un significato ed una risposta ad ogni singola azione trasposta.
Dopo il tentativo di fuga dello scorso episodio, Prairie ha un’ulteriore esperienza ai confini della morte ed è in questo preciso momento, mentre si ricongiunge a Khatun, che la storia giunge al suo secondo capitolo. Perché se il racconto della ragazza era iniziato nel pilot con la frase “you asked me how i got my sight. The better story is how i lost it in the first place“, ora che le è stata ridonata (o semplicemente, fortuitamente riacquistata dopo il colpo ricevuto alla nuca) quel capitolo si chiude.
Particolare importanza ricopre il gruppo scelto di Prairie, verso il quale gli episodi cercano di accennare in minima parte ad uno sviluppo caratteriale dei personaggi. Come è stato fatto notare in “New Colossus“, il gruppo pare avere un meta significato non indifferente, svolgendo il ruolo di trasposizione nella serie di ogni singolo spettatore che cerca a suo modo di capire al meglio la storia che la strana ragazza racconta ogni sera. Non tutti e cinque, però, sembrano credere a tutto ciò che dice, iniziando a paventare dubbi sulla veridicità della sua storia.

Praire: We have to try to get in.
Scott: I think she got brain damage.

E’ da evidenziare, però, che il gruppo da totalmente estraneo diventa unito ed omogeneo. Non solo per il semplice fatto di avere un argomento comune del quale discutere, ma per la presenza di una costante (Prairie) che concede loro la possibilità sia di conoscere meglio loro stessi, sia di conoscersi tra di loro. Questo fattore di unità viene fatto notare in maniera chiara da una sequenza di scene, nel quale il gruppo è stretto ed unito attorno alla ragazza che sta narrando del suo fantomatico piano di fuga: differentemente da come era stata la prima serata, in cui ognuno si trovava a debita distanza dall’altro, ora le distanze fisiche tra i singoli sono notevolmente diminuite, sintomo di una intimità crescente tra i membri stessi. Ed è questo uno dei fattori per i quali Prairie asserisce d’essere un angelo.
La puntata mostra agli spettatori a cosa vengono sottoposte le cavie del dottor Hap, concedendo risposta ad una delle domande sorte con i precedenti episodi, oltre a far capire a cosa di preciso lo studio del dottore si stia rivolgendo: oggetto dei suoi esami, sono i rumori che vengono registrati durante le esperienze e messi da parte su cassetta e quindi catalogati. Il metodo indotto con cui tale esperienza viene creata pare ricordare il metodo di Bishop per sfruttare il ponte mentale di Olivia verso l’universo parallelo (Fringe). Anche la struttura del vero laboratorio non è lasciata al caso: posto al termine di un tunnel roccioso e quindi privo di luce, una grossa struttura a forma cilindrica di colore bianco e completamente priva di punti bui: un ulteriore metodo per poter richiamare alla mente la tanto nominata “luce in fondo al tunnel“.

Nota a margine: la serie di domande, poste da Hap a Prairie per poter raccogliere la sua testimonianza riguardo la sua esperienza di pre-morte da poco occorsa, sono state prese dal test che il professor Bruce Greyson stilò nel 2010.

“When I flatlined at the football game, when I landed on my head… I thought it was the light at the end of a tunnel. But it’s not a tunnel. It’s a place. It’s an actual place.”

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La struttura dell’episodio che procede da due punti di narrazione diversa
  • Homer 
  • Il voler porre la morte come mero strumento, senza implicazioni religiose
  • Episodio che supera l’ora, ma che non pesa
  • Away che diventa oei: OA
  • Niente

Questo voler svincolare la morte da ogni fattore religioso, ponendolo come semplice strumento scientifico per poter studiare un possibile afterlife ed il modo in cui tutto ciò viene raccontato, definisce The OA come serie audace e coraggiosa. Ma che sembra non venir meno alle ottime premesse, episodio dopo episodio.
Champion 1×03 ND milioni – ND rating
Away 1×04 ND milioni – ND rating
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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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