Colony 2×01 – Eleven. ThirteenTEMPO DI LETTURA 3 min

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La serie creata da Carlton Cuse e Ryan J. Condal torna ad intrattenere il proprio pubblico e lo fa con una puntata di cui difficilmente ci si può lamentare. Rimasti fermi alla dubbiosa ultima inquadratura ripresa dallo schermo di una telecamera, quasi la serie fosse diventata una succursale distopica di Person Of Interest, Colony non riprende il punto della narrazione, preferendo concedere allo spettatore alcune risposte tramite un episodio che ripercorre gli ultimi momenti prima della fatidica Occupazione.
Sono tre i personaggi attorno a cui ruota la trama: Will, Alan Snyder ed Eric Broussard. La visione di insieme ci pone di fronte alla normalità più pura e semplice che queste persone vivono, a seconda dei loro impegni. Ed è attraverso il processo di traslazione verso il blocco di Los Angeles che conosciamo il vero nocciolo della narrazione: minuto dopo minuto, anche sfruttando determinate tracce musicali ricercate, l’episodio incupisce il proprio racconto aumentando ansia e paura sia nei singoli personaggi, sia nello spettatore che riesce a calarsi all’interno dell’intreccio.
Il tutto raggiunge il proprio apice in tre punti fondamentali che riguardano singolarmente i personaggi di cui si è fatta prima menzione, ma che permettono anche a chi sta guardando l’episodio di comprendere determinate frasi e situazioni: una sorta di accrescimento parallelo, da una parte all’altra dello schermo.
Tramite Will, infatti, scopriamo finalmente come si sia effettivamente formato il blocco di Los Angeles e come il muro sia stato costruito (o forse sarebbe meglio utilizzare la dicitura “venuto a formare”); con Snyder, invece, abbiamo l’opportunità di conoscere leggermente da più vicino i nostri nuovi vicini: considerate le cuffie date a Snyder, è intuibile che questa sorta di creature comunichi ad una frequenza impercettibile al semplice orecchio umano, come potrebbe essere per esempio un fischietto da richiamo per i cani; Broussard invece ci permette di capire cosa di preciso sia successo a quelli “like us” come si è sentito più volte ripetere da parte di Will durante la scorsa stagione facendo riferimento alla scomparsa di agenti ed ex agenti dalla circolazione.
Ovviamente l’episodio non è stato concepito con la sola idea di far contento lo spettatore, ma anche con il preciso intento di giustificare l’introduzione di un nuovo personaggio all’interno del blocco di Santa Monica, dove Will si trova per poter ritrovare Charlie: Devon, la sua ormai ex partner di lavoro, che ricompare giusto nel finale di episodio. Infatti, pur trattando solamente il giorno dell’Occupazione, la puntata relega agli ultimi minuti il congiungimento tra passato e presente.
Per quanto l’episodio non abbia alcun demerito, se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo bisognerebbe prendere in considerazione il personaggio di Maddie che sì, riesce presentarsi come personaggio importante in determinati momenti (il suo rapporto con Nolan Burgess all’interno della Green Zone ricopre un ruolo fondamentale), ma in altri appare come una semplice appendice di cui far menzione giusto per non dimenticarsela. Dispiace vederla, almeno per ora, come un personaggio puramente ornamentale all’interno di una storia che potrebbe concederle spazio e possibilità di ampliamento, per quanto concerne la caratterizzazione, vista e considerata anche la sua personale situazione familiare.
Si tratta però di un dettaglio minimo calato all’interno di un primo episodio senza eccessive sbavature. E se il buongiorno si vede dalla season premiere…

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Will/Alan/Eric
  • Risposte a determinati interrogativi
  • Episodio che colma gap narrativi riguardo il giorno dell’Occupazione
  • Introduzione di un nuovo personaggio: Devon
  • Il personaggio di Maddie e la sua utilità dubbia

Inizio di stagione limpido e chiarificatore sotto determinati aspetti. Ma tanti altri interrogativi rimangono pendenti. Carlton Cuse, non ci deludere.
Gateway 1×10 1.19 milioni – 0.3 rating
Eleven.Thirteen 2×01 0.93 milioni – 0.3 rating
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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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