Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. 4×15 – Self ControlTEMPO DI LETTURA 6 min

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In queste recensioni si è sempre detto che la quarta stagione di Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. ricalcava (a livello di storytelling) la seconda di Marvel’s Daredevil a causa di tutti i suoi tasselli da scoprire. Tale dichiarazione si è rivelata sbagliata.
Come nella prima stagione, dove si realizzava a posteriori come tutto fosse votato ad arrivare al tradimento di Grant Ward, nella quarta tutto è votato all’arrivo di “Self Control”, episodio che sviluppa ancora di più il crescente climax iniziato con “BOOM“e continuato con “The Man Behind The Shield“. Arrivati al quindicesimo episodio, Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. scopre le carte e rivela come questa sia la vera svolta a cui voleva arrivare. Quindi le altre non erano vere svolte? No, lo erano eccome, ma erano più che altro episodi preparatori a “Self Control”, puntata che cambia tutto.
Partendo dal modo in cui il serial ABC/Marvel Studios ha costruito la trama, in questa quarta annata la serie (orfana di Marvel’s Agent Carter) ha diviso i suoi 22 episodi in tre blocchi, tutti muniti di un sottotitolo che ne riassumesse le caratteristiche. Così facendo, il serial mette a segno un’abile mossa di marketing, ma anche psicologica. Con l’ausilio di un sottotitolo, lo spettatore è portato a pensare che la tematica scelta per i vari blocchi si esaurisca nel giro dell’arco narrativo, invece, questa 4×15 ha scoperto le sue carte mostrando come il tutto non debba essere trattato come capitoli separati, ma come parte integrante di una lenta costruzione e crescita della trama. Quindi lo spettatore faceva fatica a capire gli obiettivi della serie semplicemente perché non c’erano.
Solo ora si capisce come l’intenzione iniziale di Jed Whedon e Maurissa Tancharoen foss quella di mettere l’LMD Aida come mastermind villain della stagione. Il problema si poneva, però, sulla credibilità del personaggio, in quanto appunto sintezoide e privo di umanità; poco più di un oggetto, insomma, sprovvisto di carisma. Per renderlo un villain degno di questo nome, il personaggio doveva sviluppare sentimenti umani ed estranei alla fredda logica, proprio perché umani e (per definizione) irrazionali. Così i coniugi Whedon-Tancharoen hanno preso la faticosa, ma appagante, decisione di allungare un attimo il brodo narrativo della serie per creare situazioni in grado di spiegare quali fossero stati i motivi di un’umanizzazione così spiccata e marcata.
Gli showrunner se ne sono usciti con delle soluzioni brillanti, apparentemente sconnesse, ma che, col tempo, hanno dato i suoi frutti dimostrando un collegamento tra esse.
La storyline riguardante Ghost Rider, per esempio, poteva tranquillamente rivelarsi come la fiera del filler in grande stile. E invece il primo arco narrativo è servito a introdurre il Darkhold ed il concetto del misticismo, cosa che (a contatto con la sintezoide) ha permesso di superare la programmazione tecnologica e manifestare in Aida sentimenti e libero arbitrio; questi, lentamente, sono maturati dentro di lei fino a che non ha manifestato il concetto di desiderio, diventando senziente a tutti gli effetti. Tutto ciò ha permesso al personaggio di caratterizzarsi con il progredire della storia, acquisendo un ruolo man mano che la storia stessa diventava consistente, riuscendo dove altri (coff, Ultron, coff) hanno fallito. Quindi le trame di “Ghost Rider” e “LMD” non si sono esaurite ma, anzi, ancora influenzano lo show, sopratutto ora che ha mostrato per intero il suo disegno narrativo.
Tutti i commenti che c’era bisogno di fare sulla puntata sono stati fatti nelle righe appena lette; commenti dediti anche a dissipare qualche dubbio da parte dei lettori e spettatori che si sono un po’ persi nei lunghi passaggi della stagione. Tutto il resto, però, c’è davvero bisogno di commentarlo? No. Non per fare i fancazzisti ovviamente, ma semplicemente perché quanto mostrato in “Self Control” non ha bisogno di chissà quale analisi. La Qualità™ è li davanti agli occhi e anche commentare con delle parole rischia di rovinare tutto il ben di dio che la puntata ha sfoggiato.
Ogni scena mostrata dall’infiltrazione degli LMD in poi è semplicemente recitata, diretta e montata da dio. Gli effetti speciali sono di prim’ordine e degni di grandi produzioni cinematografiche, e questo lo si capisce dalla scena con le varie copie di Daisy Johnson e la distruzione dell’LMD di Mack. La recitazione gronda studio e impegno da tutti i pori, dimostrando come gli interpreti dei vari personaggi non si siano accontentati di aver raggiunto il picco della loro arte recitativa: hanno dato ancora di più, superandosi e doppiandosi. Un attore, principalmente, simula delle emozioni affinché la storia suoni vera a livello umano, anche se è pura finzione. Forse l’arma vincente dell’episodio sta tutta qui, nel fatto che le emozioni sollevate nella puntata fossero talmente vere che lo spettatore si è sentito veramente “dentro” quei quaranta minuti di pura azione e terrore. Se così non fosse, il plot-twist di Fitz come LMD (forse già LMD ai tempi di “Broken Promises“) non avrebbe avuto lo stesso impatto. Così come il sacrificio di LMayD, a momenti più umana dell’originale.
Ciliegina sulla torta: i minuti finali, dove “Self Control” anticipa il terzo arco narrativo (che si chiamerà Agents Of Hydra) in cui vengono mostrati stralci della vita dei membri del Team Coulson nel Framework. E che dire? Brett Dalton ritorna come Grant Ward e Melinda May è mostrata mentre sale sull’ascensore del Triskelion con il logo del Hydra. Che volere di più?

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per la nuova stagione di Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.? Maccerto che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter egg e trivia disseminati nella puntata.

  1. La canzone riprodotta all’inizio e alla fine della puntata è “Have You Heard? (Part 2)” dei The Moody Blues.
  2. Il destino del Superiore ricorda molto quello di Dum Dum Dugan. Nei fumetti, il personaggio è forse il miglior amico di Nick Fury, nonché uno dei membri fondatori degli Howling Commandos. Nel crossover Original Sin, però, è stato rivelato che Dugan morì durante una missione nel 1966; Fury, non accettandone la morte, mapperà il cervello dell’amico e userà una tecnica simile a quella adottata da Aida per “riformattare” il Superiore e tenerlo in vita.
  3. La scena in cui Mack cerca di trovare la vera Daisy fra tutti i suoi doppioni ricorda un po’ la sequenza finale dell’addestramento di Bruce Wayne in Batman Begins.
  4. L’episodio è stato girato da Jed Whedon. Questo fa di “Self Control” il suo debutto alla regia.
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutto
  • Niente

“Self Control” è la perfezione, tanto che si merita il triplo titolo di: miglior episodio della quarta stagione; uno dei migliori episodi di Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. ed uno dei migliori episodi del genere serial comics. Se questo episodio non vi soddisfa, vi meritate Riverdale.

The Man Behind The Shield 4×14 2.13 milioni – 0.6 rating
Self Control 4×15 2.01 milioni – 0.6 rating

Nato da un’idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: “Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell’insegnamento”. Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E’ destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

2 Comments

  1. Ciao Luca! Sentivamo la tua mancanza, bentornato!

    Mah, guarda. Per spiegare dovrò utilizzare un'espressione che usava il mio professore di glottologia quando frequentavo l'università. E' una espressione grammaticalmente complessa, ma che all'interno della sua costruzione morfologica, racchiude tutto il significato semantico espresso anche con una musicalità vocale che riempe veramente la tematica del concetto che si vuole esprimere per delineare una situazione di apprezzamento mentale verso le serie tv che allontana dalla qualità oggettiva, spingendola su quella commerciale. Quell'espressione era: "Non capiscono un cazzo"

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