American Gods 1×04 – Git GoneTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Git Gone” non è assolutamente l’episodio che ci si aspetterebbe dopo il trittico precedente ma è assolutamente quello che serve per provare a mettere delle solide basi in quel mosaico che si chiama American Gods, e mai scelta poteva essere più giusta. Bryan Fuller e Michael Green decidono infatti di prendere momentaneamente le distanze dal libro di Neil Gaiman per provare a contestualizzare il personaggio di Laura Moon. L’idea alla base è infatti quella di offrire al pubblico non solo la prospettiva della moglie morta con il “best friend’s cock in her mouth” che si è percepita tramite Shadow, ma anche quella più umana e problematica di una donna che ha sempre avuto una certa insofferenza alla vita e alle poche gioie che le offriva. E se l’empatia che si prova verso Laura vuol dire qualcosa, allora quel qualcosa significa che Fuller e Green sono riusciti nel loro intento.

Laura Moon: Hi Puppy.

I puristi delle trasposizioni potranno magari storcere il naso riguardo la scelta di presentare una Laura Moon ed una storia d’amore con Shadow così nel dettaglio rispetto a quella accennata da Gaiman (con conseguenti particolari differenti), tuttavia, da un mero punto di vista televisivo, l’approfondimento apportato al personaggio e alla storia hanno un loro senso di esistere e, anzi, aiutano molto a livello empatico. La libertà creativa che Green e Fuller si sono presi collima perfettamente con i bisogni seriali di dare un background veloce ma efficace alla moglie di Shadow e al sempre più complicato universo di American Gods. “Git Gone” è infatti il giro di boa della stagione e c’è veramente ancora molto da chiarire, da introdurre e da contestualizzare, motivo per cui un episodio ad ampio respiro è probabilmente la miglior scelta che si potesse prendere.
Nella storia tra Shadow e Laura si era fatto intendere molto ma non si era detto praticamente nulla (esattamente come nel libro) a parte il tradimento e l’amore incondizionato che lui provava e dimostrava per lei. Come in ogni situazione/storia, però, la realtà può essere dipinta in un modo o in un altro a seconda di chi la racconta, quindi, per avere la rappresentazione più oggettiva possibile della realtà, si deve sempre sentire entrambe le campane: questo episodio è il momento di Laura.

Laura Moon: It’s like you’re a lost puppy.

Emily Browning è semplicemente perfetta nell’interpretazione del suo character a cui dà vita (2 volte) con due differenti forme. La Browning, attraverso i suoi occhi spenti e lo sguardo quasi assente, tratteggia una Laura talmente vittima degli eventi e della vita che per provare qualcosa deve tentare il suicidio con lo spray insetticida. L’assenza di stimoli ma soprattutto la noia sono le cause della sua prigionia, prigionia che viene rotta da Shadow, ovvero dal suo “puppy” nel momento in cui quest’ultimo irrompe nella sua vita cercando di truffare il casinò dove lavora.
Ed è il concetto di “puppy” che deve essere usato come mezzo per psicanalizzare Laura: Miss Moon, infatti, passa da un iniziale e generale apprezzamento per la bontà di Shadow e la possibilità di gestirlo come meglio crede, ad una noia per la mancanza di stimoli, motivo che poi la butterà tra le braccia del marito della sua migliore amica e la farà morire con “best friend’s cock in her mouth“. In tal senso le citazioni di Laura (sopra) e di Audery (sotto) possono essere lette come una evoluzione temporale del significato attribuito al soprannome di Shadow.

Audrey Burton: You did not love him when you were alive.
Come on.
He was like a pet.
There’s a reason you called him Puppy.

“Git Gone” non fa altro che congiungere tutti i punti lasciati in sospeso finora dando finalmente un quadro chiaro della situazione, il che è estremamente apprezzabile. Ci si era infatti chiesti come Shadow fosse riuscito a liberarsi dal cappio che lo stava strozzando sul finale di “The Bone Orchard” e la risposta non è delle più banali perché la mano liberatrice è quella di Laura e non di qualche divinità accorsa all’ultimo minuto. Ora si ha la risposta.
Importantissimo è poi anche il cambio di status quo di Laura che risorge grazie all’aiuto di Anubi (Mr. Jacquel) e Thoth (Mr. Ibis), viene letteralmente rimessa a nuovo ed infine spedita a casa con lo scopo di aiutare Shadow e redimersi nel mentre, il tutto chiudendo quel cerchio che si ricongiunge perfettamente al finale di “Head Full Of Snow“. Niente da dire: era tutto ciò che si desiderava sapere e anche di più.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Utilissima puntata riepilogativa per contestualizzare il tutto
  • Ottima interpretazione di Emily Bronwing
  • Laura Zombie Moon
  • Chiusura del cerchio per la prima parte di stagione
  • Allontanamento dal libro che, per i puristi, potrebbe non essere una buona cosa
“Git Gone” è semplicemente l’episodio giusto al momento giusto. E si può dire con una certa sicurezza che la prefazione di American Gods si chiude qui.
Head Full Of Snow 1×03 0.71 milioni – 0.3 rating
Git Gone 1×04 0.63 milioni – 0.3 rating

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un’età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del “Progetto Recenserie”. E’ un burbero dal cuore d’oro che gira per l’etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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