The White Princess 1×04 – The PretenderTEMPO DI LETTURA 8 min

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Fin dal titolo, “The Pretender” mette in chiaro la natura della nuova minaccia che Henry VII deve affrontare: la comparsa di un pretendente al trono, un ragazzino che i lealisti York spacciano per Teddy Plantagenet, l’ultimo membro maschio ufficialmente in vita della dinastia reale deposta. Poco importa che il vero Teddy sia saldamente nelle mani del re, prigioniero nella Torre di Londra e che il pretendente sia un certo Lambert Simnel di natali tutt’altro che nobili, perché i nemici dei Tudor cercano solo un pretesto per insorgere, sostenuti tanto dal ducato di Borgogna quanto dall’ex-regina Elizabeth.

Margaret: “No one outside England knows what Teddy looks like. They’ll accept whoever’s by y side. This boy has an innocent face, but he’s determinated. He won’t shy away.”


La morte della duchessa Maria ha mandato all’aria qualsiasi possibile pace tra la Borgogna e l’Inghilterra, sconvolgendo la sua matrigna Margaret e riaccendendo in lei quel desiderio di vendetta che l’incontro con Jasper sembrava aver quietato. Margaret di Borgogna è una donna forte e determinata, disposta a tutto pur di ottenere la caduta dei nemici, il vero capo di un fronte anti-Tudor di cui fanno parte anche Francis Lovell, l’autore del fallito attentato contro il re in “Hearts and Minds”, John de la Pole e l’ex-regina Elizabeth, capace ancora di dare il suo apporto alla ribellione nonostante sia confinata tra le mura dell’abbazia di Bermondsey. Ciò che rimane della famiglia York, però, non è tutto dalla parte della signora di Borgogna, a cominciare proprio da sua madre, Cecily, che di questi continui conflitti e intrighi è stanca, al punto da decidere di tirarsi indietro e abbandonare la figlia invece di seguirla sul suolo inglese, dove la raffazzonata rivolta si conclude con una sconfitta campale nella battaglia di Stoke Field.
A fare le spese di questi giochi di potere sono soprattutto i più giovani, pedine di un gioco che va molto al di là della loro stessa comprensione: Lambert Simnel è trascinato dalla Francia alle isole britanniche e gettato nella furia della battaglia da Margaret di Borgogna, pur avendo solo dieci anni; Teddy Plantagenet è prigioniero per la sola colpa di essere uno York di sesso maschile e, quando finalmente il re sembra disposto a liberarlo, la regina madre ricorre a un meschino sotterfugio per stroncare sul nascere quella possibilità e rispedirlo nella Torre di Londra; sua sorella Maggie è una figura patetica (nel senso positivo del termine) che non fa che struggersi per il destino del fratellino e subisce l’imposizione di un matrimonio non voluto; Lizzie è costretta a vivere la dolorosa condizione di essere una York sposata ad un Tudor, divisa tra l’affetto per una madre che, di fatto, complotta contro la corona e la fedeltà alla nuova famiglia reale di cui, in quanto moglie del re e madre dell’erede al trono, fa ormai pienamente parte. Ed è proprio su Arthur che incombe una tremenda maledizione scagliata da Elizabeth su tutti i discendenti della regina Margaret, la cui scoperta potrebbe portare ad un ulteriore allontanamento di Lizzie.
L’unica tra gli York che sembra veramente felice e serena è Cecily ma, a ben guardare, la ragazza non è nemmeno più una vera York, avendo abbracciato fin dall’inizio la causa della regina madre, e il matrimonio con John Welles, fratellastro di Margaret e zio del re, è solo il suggello finale di questo processo di allontanamento dalla madre Elizabeth. In verità, neanche il matrimonio di Maggie è infelice: il suo sposo, un soldato più grande di lei di nome Richard Pole, si rivela, a dispetto di qualsiasi previsione, un uomo sensibile e gentile, sia nei confronti della giovane sposa sia quando si tratta di esprimere la propria opinione sulla condanna a morte di Lambert Simnel, a cui si oppone pubblicamente senza esitazione; se non c’è amore, c’è almeno rispetto per la donna, tutt’altro che scontato nell’ottica maschilista che dominava la società dell’epoca. Di certo, dopo i tanti lutti che ha dovuto subire (la morte di genitori e zii, l’imprigionamento del fratello), Maggie merita un po’ di serenità e di felicità.

Lizzie: “It is a shame you didn’t marry Jasper. Perhaps that is your tragedy.”
Margaret“My husband is Sir Thomas Stanley!”
Lizzie“But Jasper is the man you love. Can you deny it?”
Margaret“I have no tragedy. How dare you say such things to me? You paint me with your own sinful desires.”


Accanto a questi matrimoni effettivamente celebrati e consumati (e a quello ipotizzato tra il neonato Arthur e la principessa Caterina d’Aragona che dovrebbe accendere un campanello d’allarme nella mente di chi conosce la storia dei Tudor) ve n’è uno immaginato, vagheggiato, sfiorato e tuttavia non realizzato: quello tra la regina madre Margaret e Jasper, di ritorno dalla Borgogna. Il viaggio in terra francese, al di là del fallimento diplomatico, ha portato l’uomo a riflettere su cosa fare della propria vita adesso che l’obiettivo a cui si è dedicato per anni sacrificando la propria felicità personale (l’ascesa al trono di Henry), è raggiunto; da ciò nasce, dunque, l’ardita proposta che fa alla cognata prima di partire per sedare la rivolta di Simnel: annullare il matrimonio con lord Stanley (celebrato anni prima esclusivamente per guadagnare un altro potente alleato alla causa dei Tudor) e sposarla, per trascorrere insieme gli anni che restano loro da vivere.
L’austera e fanatica regina madre si dimostra una donna come tutte le altre, capace di provare sentimenti e turbamenti, di mettere da parte la profonda religiosità e accarezzare l’idea di compiere un atto, quale l’annullamento delle nozze, che pure la sua ferrea morale cattolica dovrebbe ritenere deprecabile, di pensare, seppur per qualche attimo, al proprio egoistico benessere invece che a quello del figlio e del regno. Eppure, la regina è anche una donna dominata da una moralità opprimente e da un forte senso di sacrificio per un bene superiore che, di fronte al tentativo della nuora Lizzie di affrontare la questione, non può che reagire scacciandola e bollando come peccaminosa l’idea di lasciare il proprio marito per un altro, scegliendo alla fine di rinunciare all’idea e di acconsentire alle nozze dell’uomo che ama con la sorella di Elizabeth Woodville, l’ennesimo matrimonio meramente politico finalizzato a cementare l’unione tra le due casate.
Certo, i matrimoni da soli non bastano a difendere un trono: servono anche le lame, le vittorie con la spada in pugno. Henry ha conquistato il potere sul campo di battaglia e sul campo di battaglia deve difenderlo, scontrandosi con l’armata ribelle di Lovell e de la Pole a Stoke Field, in quella che alcuni storici considerano l’ultima vera battaglia della Guerra delle Due Rose (per altri lo fu la battaglia di Bosworth Field, quella in cui morì Richard III). Lo scontro messo in scena in “The Pretender” non può certo competere, visivamente parlando, con quanto visto in altre serie ad alto budget come Game of Thrones (basti pensare ad “Hardhome” e a “The Battle of Bastards”) e i due schieramenti opposti sembrano molto meno numerosi dei dodicimila Tudor e ottomila York di cui parlano le fonti storiche, ma le limitazioni tecniche sono aggirate enfatizzando la drammaticità dello scontro piuttosto che la spettacolarità visiva, concentrandosi sui singoli personaggi: Jasper Tudor, che mena fendenti a destra e a manca, prima di cadere ferito nella polvere; il giovane Lambert Simnel, dal volto innocente macchiato del sangue di uno degli uomini che l’hanno seguito in quel carnaio, spettatore poco più che bambino di un massacro in cui è completamente impotente; gli anonimi soldati che si uccidono a vicenda in sella ai cavalli o a piedi, nel fango, in una battaglia che di eroico non ha nulla. Il successo del re sembra completo e a renderlo ancora più grande è la scelta magnanima di risparmiare sia il pretendente, mandato a lavorare nelle cucine reali, sia la suocera Elizabeth, la cui complicità con i lealisti York è ormai palese: una scelta dietro la quale c’è anche l’influenza di Lizzie, mentre la regina madre, che era per la linea dura e l’esecuzione capitale dei due traditori, finisce ancora una volta inascoltata dal figlio.
Proprio quando il fronte anti-Tudor sembra sconfitto, però, ecco che fa la sua ricomparsa, alla corte di Borgogna, un ragazzo che Margaret York riconosce subito come suo nipote Richard, il principino figlio di Elizabeth Woodville e re Edward IV che risultava disperso fin dal pilot, quando si era nascosto nella soffitta della residenza dei Woodville per sfuggire ai soldati Tudor. Per il momento non è dato sapere se si tratta del vero Richard o di un secondo impostore, l’unica cosa certa è che difficilmente Margaret di Borgogna resterà troppo a lungo con le mani in mano.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il tormentato amore tra Jasper e la cognata Margaret
  • Il matrimonio di Maggie: finalmente una gioia per questa ragazza!
  • La battaglia di Stoke Field: non sarà Game of Thrones, ma fa comunque la sua figura
  • Il ritorno del principe Richard (sempre che non sia un altro impostore)
  • Niente
Il ricordo di Bosworth Field è ancora fresco ma Henry Tudor deve scendere nuovamente in campo per difendere il suo regno: la comparsa di colui che potrebbe essere il legittimo erede al trono inglese -così come l’ennesimo impostore- lascia supporre che non sarà l’ultima volta.
Burgundy 1×03 0.78 milioni – 0.2 rating
The Pretender 1×04 0.85 milioni – 0.2 rating

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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