Final Fantasy XIV Dad Of Light 1×03 – Never Give InTEMPO DI LETTURA 4 min

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Con questa puntata, anche se può non sembrare, Final Fantasy XIV Dad Of Light comincia ad ingranare entrando nel vivo della narrazione.
Alla terza puntata, la serie Square Enix/Netflix comincia ad acquisire una propria identità, presentandosi al pubblico quasi come fosse una fiaba – l’impressione arriva dal fatto che il serial ha finora sfornato delle puntate dai toni variegati e dalle molteplici sfumature. Ad un occhio poco attento, potrà sembrare che gli showrunner non sappiano dove andare a parare, buttando dentro al pentolone un po’ di tutto per allungare il brodo e tirare avanti in qualche maniera e invece, il tutto è studiato per offrire allo spettatore delle tematiche potenti e attuali, veicolate però attraverso episodi dai toni leggeri: proprio come facevano (e fanno tuttora) le fiabe.
Infatti, Final Fantasy XIV Dad Of Light fa di tutto per non far sentire la pesantezza della sua diversità: sia per l’originale idea di dare al videogioco un ruolo così cruciale, sia per la nazione di provenienza e tutto il bagaglio culturale che si porta appresso, elemento che da “arricchimento linguistico” può trasformarsi in “barriera linguistica”. Capendo di aver in mano un prodotto innovativo (e anche facilmente fraintendibile per la presenza dei videogames) Square Enix organizza l’intero serial come un procedurale, attraversato da una trama orizzontale che, a sua volta, tocca diversi generi di narrazione, passando da siparietti comici a momenti particolarmente toccanti. Final Fantasy XIV Dad Of Light riesce a creare un linguaggio semplice e diretto, ma non per questo povero o sempliciotto che – come le fiabe – spingono lo spettatore ad osservare ed interrogarsi su alcune tematiche con leggerezza.
Fra le tematiche, si ha in primis il rapporto tra i videogiochi e la realtà, “Never Give In” è infatti il primo episodio della serie ad occuparsi degli effetti del gioco sulle persone nella loro vita quotidiana, tematica che qualsiasi showrunner intelligente avrebbe prima o poi toccato. E’ infatti da tenere in considerazione il fatto che una lunga esposizione ad un gioco con alto potenziale di immersione – come lo è un RPG/Open World come Final Fantasy XIV – possa dare gli stessi effetti negativi dell’assuefazione da gioco d’azzardo, questo per molteplici motivi, come ad esempio il fascino scaturito dall’esplorazione, seppur virtuale, di un mondo così fantasioso e sconfinato, oppure la semplice possibilità di fuga da un mondo, quello reale, talvolta tutt’altro che fantastico. Hirotaro infatti non esita a lasciarsi appassionare dalla sfida, mentre Aiko (faticando a bilanciare lavoro e hobby) esprime, seppur brevemente, il desiderio di trasferirsi in pianta stabile a Eorzea.
Mentre padre e figlio collaborano all’insaputa del genitore, l’alleanza mostrata nei gameplay footage ha modo di esplorare l’azzeccata inversione di ruoli che non solo rende accattivante la narrazione (per una volta, è il figlio che cerca di capire il padre) ma anche di addentrarsi ancora di più nel misterioso pensiero Giapponese, analizzandolo sotto un’altra luce. Nella logica (quantomeno televisiva) del pensiero occidentale, se un figlio perdesse ogni tipo di comunicazione col padre, andrebbe direttamente a parlarci facendo lui domande specifiche e col fine di trovare risposte chiare, oltre che una soluzione al problema. Nel Sol Levante questo non succede a causa della estrema riservatezza che appartiene alla popolazione quasi per diritto biologico e che da vita a queste decisioni drastiche, anche se adorabilmente patetiche per la tenerezza di fondo. Giusto per fare un esempio, basti pensare alle parole di Yamamoto Tsunetomo, autore del Hagakure: “L’amore più profondo è l’amore nascosto. Chi esprime il suo amore prima di morire, non ama profondamente. Solo l’amore che rimane celato fino alla morte è infinitamente nobile”. Un pensiero del genere – ideologicamente inconcepibile per un occidentale – è ancora vivo oggi nella cultura Giapponese, come si può notare anche da questo serial. La conseguenza di tutto ciò è ovviamente quella di avere una recitazione un po’ sopra le righe e soluzioni narrative ai problemi della vita di Aiko apparentemente campate per aria. Per quanto possano esserlo, per gli standard della narrazione Giapponese è la normalità.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I rapporti vita/videogioco
  • Inversione di ruoli padre/figlio
  • Il linguaggio del serial
  • Incontro/Scontro con la cultura Giapponese
  • Recitazione un po’ sopra le righe
  • Il libro con segnate tutte le preferenze dei due agenti
  • Soluzioni narrative talvolta campate per aria
  • Stile orientale difficilmente digeribile dallo spettatore medio

 

Final Fantasy XIV Dad Of Light ascolta il suo stesso consiglio e con “Never Give In” trova la sua voce. Avrà abbastanza fiato per tenerla così squillante?

 

Beginner Difficulties 1×02 ND milioni – ND rating
Never Give In 1×03 ND milioni – ND rating

 

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Nato da un’idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: “Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell’insegnamento”. Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E’ destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

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