The Deuce 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 7 min

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Nel settembre del 2013 il regista messicano Alberto Belli girò un irriverente video-parodia, It’s not porn. It’s HBO, che storpiava il motto del canale “It’s not TV. It’s HBO” facendo leva sulla grande quantità di scene di nudo e di sesso presenti nelle sue serie (basti pensare a True Blood e Game Of Thrones, per citarne due). In effetti la HBO, fin da quando ha iniziato a produrre serie televisive originali, ha sfruttato l’ampia libertà che la propria natura di premium cable le conferiva per proporre contenuti che le reti nazionali non avrebbero potuto nemmeno accennare o, al massimo, trattare nella maniera più edulcorata possibile: violenza, scurrilità, tematiche scomode e ovviamente la sessualità. Nel corso di quasi due decenni la HBO ha creato serie eccellenti, da Oz a Boardwalk Empire, da The Sopranos a Carnivàle, da The Wire a Deadwood, da Girls alla prima stagione di True Detective, ma nel pensiero comune le tre letterine che compongono il nome dell’emittente sono legate prima di tutto, e non completamente a torto, a seni, natiche e una rappresentazione del sesso e del nudo smaliziata, a tratti compiaciuta, quasi voyeuristica.
Alla luce di questo discorso introduttivo, non deve sorprendere che il nuovo possibile capolavoro di casa HBO, The Deuce, tratti proprio della prostituzione e dell’industria pornografica all’inizio degli anni ’70, argomenti che sulla prestigiosa premium cable possono godere di una quasi totale libertà di trattazione e di ampie risorse umane ed economiche. L’affermazione di poc’anzi potrà sembrare esagerata, ma The Deuce ha sufficienti motivi per aspirare alla vetta: i suoi creatori e produttori esecutivi sono David Simon (che non ha bisogno di presentazioni) e lo scrittore di detective fiction George Pelecanos, due aficionados della HBO per cui hanno creato, prodotto o scritto diversi lavori, The Wire in testa, ma anche Generation Kill, The Pacific, Treme e Show Me a Hero; nel cast spiccano, almeno per rinomanza e fama, James Franco e Maggie Gyllenhaal, star di Hollywood che hanno già alle spalle importanti lavori televisivi (basti citare Freaks and Geeks e 11.22.63 per il primo, The Honourable Woman per la seconda), circondati da attori meno famosi ma non meno bravi e nella parte; l’argomento trattato è molto particolare e sostanzialmente inedito nel panorama televisivo, almeno anglosassone (i francesi hanno già realizzato serie come Hard e Xanadu, benché incentrate sul porno dei nostri giorni e non sulle sue origini).
L’episodio pilota, rilasciato in anteprima sul servizio on demand HBO Go il 25 agosto (la messa in onda è prevista per il 10 settembre), è diretto da Michelle MacLaren, in passato regista per Game of Thrones e Breaking Bad, e catapulta lo spettatore nella New York degli anni ’70, per la precisione nella zona della 42sima Strada, all’epoca nota come “The Deuce” (da cui il nome della serie), con le grindhouse, i marciapiedi dove le prostitute adescano i clienti, gli alberghetti teatro di squallidi incontri erotici e i vicoli in cui spacciare droga e comprare anfetamine. Nell’arco di quasi ottantacinque minuti si dipanano le vicende dei vari protagonisti, disegnando così un ampio ritratto dell’umanità newyorkese, dai privilegiati ai derelitti: il barista Vincent Martino e il suo debosciato gemello Frankie (entrambi interpretati da Franco, che per l’occasione sfoggia un paio di baffi da pornodivo degli anni ’70 à la John Holmes, giusto per rimanere in tema), i papponi C.C. e Larry Brown, le prostitute Lori, Darlene, Ashley e Candy (quest’ultima interpretata dalla Gyllenhaal), la studentessa di buona famiglia Abby. Invece di entrare subito nel vivo della narrazione, Simon e Pelecanos, che qui figurano anche come sceneggiatori dell’episodio, preferiscono introdurre senza alcuna fretta e con apprezzabile calma tanto le coordinate storiche, sociali e culturali dell’ambientazione quanto i personaggi che in essa si muovono, mettendone in scena i drammi esistenziali e familiari, le difficoltà economiche e lavorative, gli amori e le ossessioni: il risultato è che le diverse storyline avanzano parallelamente, autonomamente, interagendo pochissimo tra di loro, e quando ciò avviene si tratta per lo più di incontri fugaci (Frankie che incrocia Candy sulla 42sima, C.C. e Vincent nel motel alla fine dell’episodio) o dimessi, banalmente quotidiani (i papponi che si riuniscono dal lustrascarpe, le prostitute che si incontrano durante una notte di lavoro), mentre l’unica interazione un po’ più prolungata e decisiva, narrativamente parlando, è quella tra Vincent e Abby. Lo spettatore più avvezzo a narrazioni veloci e dinamiche, più interessato a cosa succede e non a come succede, potrebbe trovare sfibrante e indigesto questo pilot, ma è evidente che The Deuce vuole essere, a cominciare già da questo pilot, una carrellata di vite umane, più o meno squallide, più o meno insoddisfatte o alla ricerca di un riscatto primariamente economico, e lo spaccato di una città pulsante, frenetica e miserabile prima ancora che una bella storia con un argomento pruriginoso, qualche nudo e una manciata di scene di sesso.
Che Simon e Pelecanos vogliano prendersi i loro tempi e non fare alcuna concessione a ritmi narrativi più concitati appare ancora più evidente quando si considera che per tutto il pilot non si parla mai, nemmeno nel finale, nemmeno nell’ultimissima scena, di industria pornografica, ossia di ciò che dovrebbe costituire l’argomento della serie; anzi, se non ci fossero le sinossi ufficiali, le interviste e le pubblicità della HBO che presentano The Deuce come una serie sul porno e ci si basasse sul solo pilot si penserebbe di essere di fronte a una storia di lenoni, meretrici, baristi fedifraghi e studentesse universitarie. Del mondo della prostituzione, in particolare, si dà un’immagine variegata e complessa: è un universo popolato da papponi tiranni e intimidatori (persino il mellifluo ed elegante C.C. si rivela capace di minacciare la prostituta a cui è maggiormente legato solo perché non ha voluto lavorare sotto la pioggia) e da donne disperate che si prostituiscono per mantenere un figlio o di ragazze inesperte che si lasciano abbindolare dalle promesse di facili guadagni, con una clientela eterogenea che riunisce amanti del rough sex, dei finti stupri e delle percosse fisiche, verginelli che si fanno regalare dagli amici, come regalo di compleanno, una notte con una mercenaria del sesso che potrebbe essere la loro madre, vecchi che non cercano altro che un po’ di compagnia e sono disposti a pagare una puttana perché sieda semplicemente con loro a guardare un film. E’ un mondo in cui la donna è ridotta a giocattolo erotico, a trastullo, a oggetto (ben altro rispetto alla condizione delle cameriere un po’ svestite di cui si lamenta Abby, che da brava privilegiata non sa cosa sia la vera miseria e a cosa spinga le persone!), sottomessa ai clienti così come è sottomessa ai papponi. Solo Candy, la cinica e spregiudicata Candy che non è disposta a fare un piccolo strappo alla regola nemmeno con un giovane cliente perché “work is work”, si rivela una donna forte e intraprendente, che ha scelto di fare a meno di un protettore rinunciando alla sicurezza ma massimizzando i guadagni e soprattutto conquistandosi una propria libertà. Allo stato attuale, si può ipotizzare che l’inserimento dell’elemento pornografico nella narrazione servirà per far convergere le une verso le altre tutte queste vicende al momento slegate e indipendenti, riunendo personaggi che vedranno nella realizzazione di pellicole hard un modo per sfuggire a una condizione lavorativa e familiare insoddisfacente, per arricchirsi ancora di più o addirittura per conquistarsi una pur minima libertà.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ottimo cast, tra attori famosi e altri meno famosi ma non meno bravi
  • Presentazione esaustiva e approfondita dei personaggi
  • Rappresentazione curata e senza filtri dell’ambiente newyorkese nel 1971
  • Simon e Pelecanos alla sceneggiatura
  • Pilot meramente introduttivo, potrebbe deludere chi si aspettava di entrare già nel vivo dell’azione

 

Meno di venti mesi fa Terence Winter e Martin Scorsese tentarono con Vinyl di offrire una fotografia realistica, sporca e vivida di New York negli anni ’70, imbastendo una storia che ruotava intorno all’industria discografica negli anni dei Led Zeppelin e degli Jethro Tull; adesso il duo Simon-Pelecanos tenta un’impresa simile, con il sesso e la pornografia al posto della musica. I grandi nomi e le grandi idee da soli non bastano e proprio Vinyl è lì a ricordarlo, ma se The Deuce dovesse mantenere le promesse fatte col pilot potremmo essere di fronte al nuovo capolavoro di casa HBO.

 

Pilot 1×01 0.83 milioni – 0.2 rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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