Philip K. Dick’s Electric Dreams 1×07 – Kill All OthersTEMPO DI LETTURA 3 min

in Philip K. Dick’s Electric Dreams/Recensioni by
“One candidate is not democracy.”

I sogni di Philip Dick ricordano il mondo di Terry Gilliam: chiunque abbia visto Brazil ricorderà il fatiscente e comico progresso tecnologico in netto contrasto con la regressione politica della società. Citare Gilliam per citare uno degli appartenenti al filone distopico, la cui narrazione presenta le medesime caratteristiche pur variando scrittura, autori ed epoche: un futuro caratterizzato da un avanzamento tecnologico al di sopra delle possibilità umane a sfavore di diritti e libertà conquistati nel passato. E così nemmeno il settimo episodio della serie Amazon si distacca dalla prassi narrativa. Protagonista della puntata è la tanto amata e odiata politica. Ogni cittadino medio che si rispetti ama guardare il programma politico di turno e ascoltare l’intervista dell’unico candidato alle elezioni per poi poter votare tranquillo e coscienzioso nella cabina elettorale, il tutto abbracciato alla pubblicità ideale di turno sentendosi pienamente appagato dalla vita. Ed è proprio mentre appaga la sua esistenza di fronte agli scaffali del supermercato che il cittadino capisce come è importante partecipare attivamente alla società civile e alla sua organizzazione: è lì che scatta la recriminazione del proprio diritto di voto, a favore del proprio candidato preferito. Come se ci fosse una scelta.

It’s been a very long cull. And for us, as a great meganation, to finally get down from 52 candidates to one candidate, well, it speaks to the great democratizing powers of collective deliberation.

La società raccontata dalla serie è, alla fine, una società felice: ogni cittadino è libero nella sua schiavitù. Che importa se i governati non possono scegliere i governanti? Qui ogni consociato può liberamente usufruire dei migliori prodotti, della migliore tecnologia, del massimo comfort e benessere senza dover preoccuparsi di diritti e doveri, di politica e di attualità senza dover curare quel processo d’informazione che lo porrà di fronte a una scelta elettorale. Perché scegliere se c’è chi lo fa per noi? Infondo la scelta è angoscia. La democrazia è angoscia. Quando il candidato è solo uno, quando il potere è racchiuso in un solo organo è molto più facile vivere e convivere in società; dover obbedire passivamente richiede molto meno spreco di energie e di tempo rispetto a una partecipazione attiva in prima persona. Sicuramente Philibert sarebbe stato con i suoi amici a guardare la partita piuttosto che morire nel silenzio della televisione.
“Kill All Others” è la raccapricciante rappresentazione della dittatura perfetta che finge di dare per privare. Eppure qualche difetto per uno spiraglio di libertà c’è: il processo di automazione della forza lavoro è ormai quasi completato eppure in fabbrica rimangono tre postazioni da occupare. Avere dei dipendenti che, appunto, dipendono aiuta e fortifica il controllo che il potere ha sui suoi sudditi. Ma se c’è una cosa che la Storia insegna è che è dall’alienazione che nasce il seme del dubbio. Seme che purtroppo per Philibert (interpretato da un ottimo Mel Rodriguez) non è riuscito a generare coesione e unità perché sfortunatamente per lui, quella sera, trasmettevano la partita.
La puntata mira ad una aberrante rappresentazione di un futuro forse non troppo lontano dall’oggi dove l’individuo non viene più identificato in quanto tale, bensì come fruitore e consumatore di beni e servizi tramite i quali egli stesso viene identificato. Anche nel campo della politica, la trasposizione della puntata sfiora l’odierno: nonostante l’analisi spicciola possa portare ad un avvicinamento forse eccessivo a strampalate teorie del complotto, la costruzione di un sistema politico basato sulla finta democrazia di un solo rappresentante (identificabile come mero burattino mosso non da pensieri ideologici, ma da ben altro) non è un concetto alieno a molte realtà non eccessivamente distanti da noi.

“They’re not taking our information! We’re giving it to them. We’re giving it to them and they’re using it against us! It’s not just me! It’ll be you too. It’ll be all of us.The Candidate’s serious.You hear me? This is real. This is real! We are all Others!”

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sigla sempre apprezzata
  • Narrazione distopica
  • Rappresentazione di una perfetta dittatura
  • Ottimo Mel Rodriguez
  • Deliziosamente politically incorrect
  • Nulla da rilevare

 

Politicamente parlando, questo settimo episodio è deliziosamente cattivo e tristemente vero, facendosi specchio di una società non poi così lontana dalla nostra.

 

Human Is 1×06 ND milioni – ND rating
Kill All Others 1×07 ND milioni – ND rating

2 Comments

  1. Mi ha colpito che in tempi di larghe intese (non solo in Italia) e differenze politiche scialbe tra i diversi candidati davvero papabili, la soluzione presentata dalla puntata, a cui il protagonista aspira (più candidati per poter avere l’illusione comunque di scegliere), è volutamente negata dalla società in cui vive e al contempo ‘guidata’ in quanto totalmente innocua. Non cambierebbe nulla nella sostanza, ma la semplice aspirazione consente di individuare gli Altri… molti paralleli con la nostra società, alla vigilia di nuove elezioni in cui abbiamo il potere di rinunciare al potere delegando A, B, C…

  2. Bellissimo questo commento: potere di rinunciare al potere.

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