Philip K. Dick’s Electric Dreams 1×09 – Safe And SoundTEMPO DI LETTURA 4 min

in Philip K. Dick’s Electric Dreams/Recensioni by
“La società digitale sta incoraggiando i difetti dell’uomo e ricompensa selettivamente lo sviluppo di comode mezze verità. Basta guardare alle strane giustapposizioni di moralità che ti circondano.”
Il Colonnello, Metal Gear Solid 2: Sons Of Liberty
 
La 1×09 di Philip K. Dick’s Electric Dreams è un perfetto esempio di come una trasposizione dovrebbe essere fatta, e non ci si riferisce solo in termini di trasposizione televisiva, ma anche dell’atto generico in sé. Consapevoli che l’originale racconto da cui è tratto “Safe And Sound” è datato 1955, gli sceneggiatori Kalen Egan e Travis Sentell vanno al nocciolo della questione e cercano di estrapolare il messaggio ultimo del racconto breve, cercando di riproporlo poi in chiave moderna, una volta interiorizzata la tematica. Il tutto, senza ovviamente tradire la filosofia degli scritti di Dick.
“Forster, You’re Dead” è un racconto decisamente figlio del suo tempo, dove troneggia una forte critica al consumismo, fenomeno molto dibattuto nei primi anni cinquanta e affrontato come un problema della società moderna quando quest’ultimo si presentò con prepotenza sulla scena economico-sociale dell’epoca. Nonostante questo problema permane ancora oggi, esso non è più percepito come una volta, forse perché la sensibilità umana è diminuita insieme alla malizia e ci si è talmente abituati alla sua presenza, che ormai fa parte del mobilio umano.
Per definizione (o forse più per deformazione professionale) i racconti di fantascienza devono far ragionare il pubblico, quasi infondendogli il terrore per ciò che potrebbe accadere. Trasporre un racconto che parla di cose “lontane” dalla società attuale, non avrebbe sortito alcun effetto e, anzi, sarebbe risultato datato e poco efficace. Per questo, il duo Egan/Sentell punta sull’altra tematica presente nel racconto e oggi più pressante che mai: la tecnologia e il controllo su e per mezzo di essa.
“Safe And Sound” è una delle più incisive dimostrazioni e spiegazioni del manifesto di Dick riguardo alla sua visione timorata e sfiduciata della tecnologia. Lo scrittore, infatti, non riusciva a vedere la tecnologia come un modo per permettere alle persone di progredire mentalmente, caratterialmente e socialmente, ma solo come un virus in grado di far indietreggiare in poco tempo i progressi di anni, fino a raggiungere status-quo a dir poco medievali. Basti pensare che nel racconto originale era presente la figura della lavatrice, creazione considerata elemento di enorme avanguardia, ma da Dick prontamente e aspramente criticata.
Nella 1×09, questa incapacità di vedere una qualche utilità e soluzione nella tecnologica arriva con decisione allo spettatore, grazie soprattutto ad un registro narrativo sugli scudi che, come un film horror/thriller, aumenta d’intensità ed ansia ogni minuto che passa, finendo per far entrare lo spettatore in una paranoia tale da farlo veramente empatizzare con la tecnofobia di Dick.
Come colpo di grazia, l’episodio si conclude anche con un finale d’impatto per la sua efficacia ed amarezza, enunciando (e sottolineando) una forte visione pessimistica alla tecnologia, rapportato all’uso che ne fa l’uomo. Uso analogo a quello degli spacciatori di droga. I pusher sono soliti regalare la prima dose gratis, così da creare domanda e circondarsi di clienti che pagherebbero qualunque prezzo per ciò che fa loro felici. Causando un incidente come quello dell’attentato, industrie produttrici di strumenti indispensabili per la vita quotidiana creano un evento scatenante che crea immediatamente della domanda, circondandosi – come i pusher – di clienti che pagherebbero qualunque prezzo per ciò che li fa sentire al sicuro. Insomma, è un cane che si morde la coda, un contesto che non prevede una via d’uscita.
Il tutto è confezionato con un bel fiocco fornito dalla regia e dalla fotografia, dove queste ultime giocano al contrasto. Se la 1×09 tratta di tematiche pesanti, la regia e la fotografia sfoggiano invece colori sgargianti, scene molto luminose e inquadrature ben centrate e concentrate in numerosi primi piani, creando una dicotomia accattivante e sbeffeggiante. Anche il titolo rincara la dose senza pietà, optando per il corrispettivo inglese dell’espressione “sano e salvo”. Il bello è che nella puntata c’è tutto, tranne che sanità e salvezza.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Grande rappresentazione della filosofia di Dick
  • Episodio dal climax crescente
  • La storia dietro la gentilezza di Ethan
  • Connor Paolo
  • Una storia che rinnova riuscendo a rimanere fedeli alla tradizione
  • Regia e fotografia
  • Un costante senso di deja-vù, ma forse perché il racconto originale è stato di ispirazione ad opere antecedenti questa trasposizione

 

Spesso succede che le opere più famose di un autore non sono quelle che rappresentano di più il suo pensiero. Il perché ciò accade va analizzato caso per caso, però è una caratteristica ricorrente quella che vuole l’opera ideologicamente più vicina all’autore essere anche quella più sconosciuta. Questo è decisamente il caso di “Safe And Sound”, una puntata che riesce nella titanica impresa di presentare un prodotto nuovo, senza però cambiare nulla del suo originale background.
 

Autofac 1×08 ND milioni – ND rating
Safe And Sound 1×09 ND milioni – ND rating

 

Nato da un'idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: "Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell'insegnamento". Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E' destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

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