The X-Files 11×01 – My Struggle IIITEMPO DI LETTURA 6 min

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Perché? Perché dopo 6 puntate a loro modo sufficienti e dopo aver intrapreso una nuova linea narrativa-cospirativa, Chris Carter decide di indietreggiare totalmente dal proprio prodotto e lasciarlo scadere nel vago, nell’inutile e nello scenicamente fatto male? Queste sono le vere domande che questa puntata fa sorgere allo spettatore, non quelle di cornice relative alla paternità di William. È difficile riuscire anche solo a fare ordine mentale per poter iniziare la recensione di “My Struggle III”.
La prima nota dolente è che tutto ciò che è avvenuto nella 10° stagione, specialmente nel season finale da cui era lecito sperare di poter ripartire, sembrerebbe non aver mai avuto luogo: ogni avvenimento relativo a quegli episodi è semplicemente sparito senza lasciare traccia né a livello di storia (Mulder è ancora convinto che Cigarette Smoking Man sia morto), né a livello dei singoli personaggi (Mulder non è sul punto di morire). Insomma, considerando la 10° stagione di The X-Files come trampolino di lancio per il suo ritorno e vedendone la sua eliminazione, qualche dubbio sulla sanità mentale degli addetti ai lavori è lecito farsela.
È in questo grande conglomerato di sentimenti negativi che si pone, però, il verbo al condizionale precedentemente utilizzato: “sembrerebbe”. È giusto sottolinearlo perché il distacco tra lo scorso season finale e questo episodio risulta tanto evidente che pensare ad una disconnessione non voluta sarebbe sciocco. Tuttavia, non ha un senso logico costruire sei episodi (alcuni di alta levatura come “Home Again“) per poi rinnegarli e ripartire da zero. Diversamente da ciò ha ancora meno senso voler far credere al proprio pubblico che lo status quo è cambiato senza evidenziarlo in conclusione di puntata o rompere il cerchio narrativo ad un certo punto: rappresenta una semplice perdita di minuti (quaranta circa) che, a conti fatti, potevano benissimo essere usati per esplorare ed approfondire altri temi narrativi lasciati in sospeso o non evidenziati a sufficienza.
Appare chiaro, comunque, che Chris Carter punti a “giocare” con il proprio pubblico: fin dalla tagline consueta al termine della sigla, che varia da “I want to believe” a “I want to lie”, questo aspetto della bugia narrativa appare abbastanza fondato. Resta da comprenderne le logiche e le motivazioni che al momento risultano ignote sotto qualsiasi aspetto.
L’episodio nel suo complesso si confà di quattro stilemi narrativi: action drama fatto male, dialoghi introspettivi poco credibili, becero fan service e personaggi a caso.

 

Action drama fatto male


Ma che è sta cafonata?” doveva essere il vero titolo della puntata. Ringraziamo Chris Carter per le inutili riprese automobilistiche e un inseguimento in auto lontano mille anni luce, in quanto ad elemento narrativo, dalla più becera sceneggiatura di The X-Files. Prima di questa, si intende. Il fattore action drama fatto male è da ricollegarsi, in sintesi, ad un solo e preciso elemento: la Ford Mustang. Come mai allora dedichiamo un paragrafo ad una macchina? Le riprese completamente immotivate coprono la bellezza di circa un quarto di puntata. Ovviamente senza aggiungere o essere utili allo svolgimento della trama. L’unica utilità che potrebbe mai aver avuto è quella di rappresentare un bel gruzzoletto che la Ford ha sventolato sotto gli occhi di Fox e Chris Carter che, pronti ad obbedire e piegare la storia ad una mera pubblicità, hanno accettato di buon grado. Non si critica il fatto di voler sponsorizzare qualcosa all’interno di uno show televisivo (ce n’era davvero bisogno?), ma piuttosto il come tutto venga inserito nella trama semplicemente per concedere qualche bella ripresa e suono della fiammante auto di Mulder. Se qualcuno dovesse aver colto un significato nascosto di queste riprese farebbe un piacere a tutti mettendocene a conoscenza.
Questo elemento è strettamente correlato al successivo.

Dialoghi introspettivi poco credibili


Mentre il rumore della Ford Mustang in sottofondo intrattiene lo spettatore, Mulder che è alla guida si lascia andare a filosofeggianti riflessioni su quanto avvenuto a Dana, a suo figlio ed al suo rapporto con Cigarette Smoking Man (CSM). Peso specifico nel contesto narrativo della puntata? Zero. Utilità? –273,16 °C. Il vero ed unico scopo è quello di spiegone o di puro elemento fan service, dal momento che l’attinenza con la trama non è pervenuta.
Tuttavia: qual è la trama di questa puntata? Eliminata la scena introduttiva, il resto della puntata cerca di reggersi in piedi su elementi lontani da quello che lo spettatore era a conoscenza e da continui cambi di prospettive e schieramenti. Basti pensare a Skinner oppure al fatto che William diventi l’elemento centrale così, de botto, senza senso e semplicemente perché il deus ex machina sceso in terra (Dana) si sveglia da un coma, indotto da cosa e chissà per quale motivo, dicendo a Mulder cosa avrebbe dovuto fare, chi avrebbe dovuto cercare e dove avrebbe dovuto cercarlo. Peccato siano tornate le emicrania a Dana altrimenti magari riusciva a dare anche qualche numero per il Lotto e, soprattutto, chiarire cosa diavolo stesse accadendo. Anche se, ad un certo punto della puntata, è sempre lei ad avvisare lo spettatore urlando un “What is happening?“. La domanda che si stavano ponendo un po’ tutti, probabilmente.

Becero fan service


Questo elemento giunge come coronamento finale: dopo una pubblicità della Ford ed una serie di dialoghi introspettivi ad cazzum, era giusto ripiegare anche un po’ sul buon vecchio fan service, giusto per strizzare l’occhio verso il proprio pubblico sussurrandogli “ehi, ehi è sempre il vostro show preferito”. Qualche flashback gettato alla rinfusa all’interno dell’episodio, qualche rievocazione (Mulder che accudisce Scully in ospedale) e null’altro. In questo contesto si insinua anche il cliffhanger in cui CSM afferma di essere il padre di William, rievocando quelle stagioni conclusive della serie “classica” dove Mulder era scomparso ed il personaggio di Dana faticava a reggere da sé lo show. Poche e confuse immagini di William sofferente non bastano a salvare questo elemento narrativo della puntata.

Personaggi a caso


I personaggi che appaiono nella casa in cui si introduce Mulder; il nuovo smoking man; un secondo complotto collegato ad un primo di cui già si faticava a trovare risposte; Reyes che oltre ad essere la neo Marita Covarrubias non ha nessuna utilità (esattamente come la bionda); i detective Einstein e Miller nuovamente non pervenuti. La lista è davvero lunga ma tanto vale bloccarsi qui, sedersi comodamente e riflettere. È vero che l’elemento che dovrebbe contraddistinguere una premiere è l’abbozzamento generale e non eccessivo di una struttura narrativa funzionante e che faccia venire l’acquolina in bocca al proprio pubblico, ma The X-Files riesce ad eccedere in maniera spropositata anche da questo punto di vista.
Considerati gli interrogativi legati alla disconnessione 10°-11° stagione e aggiungendo quelli legati alle visioni di Dana ed al piano di eugenetica di CSM, c’era davvero bisogno di introdurre fin da subito personaggi di cui non è stato detto praticamente nulla se non l’obbiettivo finale (l’elemento forse più misterioso, in pratica), mettendoli probabilmente da parte fino alla prossima puntata che verterà sulla arco della mitologia di X-Files? Come azzardo pare eccessivo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scena iniziale con Cigarette Smoking Man
  • Per farla breve: tutto

 

Se ci si riflette “My Struggle III” riporta in scena la stessa identica situazione di “My Struggle II” (scoperta del patogeno alieno e mire eugenetiche di CSM), la svuota di ogni elemento positivo a livello di stile e la farcisce di: confusione generale, cambi di ripresa a volte fatti davvero male, una storia inesistente, sponsor grossolanamente buttati nell’episodio. E pure il fan service è scadente.
Chris Carter ha inventato il reboot di un revival. “What is this, a crossover episode?”

 

My Struggle II 10×06 7.59 milioni – 2.4 rating
My Struggle III 11×01 5.19 milioni – 1.4 rating

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

1 Comment

  1. Io non avevo nemmeno capito che per qualche motivo si ritenesse la scorsa stagione un sogno: A che pro? Che senso ha?
    Che significato ha l’accozzaglia di minchiate messe assieme in questi 40 minuti? Non ci è dato saperlo.

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