Grey’s Anatomy 14×19 – Beautiful DreamerTEMPO DI LETTURA 3 min

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“Life’s hard. It’s supposed to be. If we didn’t suffer, we wouldn’t learn a thing.” (Before Sunset)

Cosa c’è più toccante, melanconico e bello di una storia d’amore che non riesce a concretizzarsi a causa delle brutali coincidenze del destino?
Richard Linklater attorno a queste tematiche è riuscito a costruire una delle trilogie cinematografiche forse più riuscite: Before Sunrise, Before Sunset e Before Midnight rappresentano tre pellicole dove la tematica dell’amore viene affrontata in maniera controversa, facendo immedesimare lo spettatore negli unici due personaggi in scena e malmenandolo emozionalmente dall’inizio alla fine.
Grey’s Anatomy, parallelamente, ha da sempre fatto innervosire il proprio pubblico, presentando storie d’amore impossibili, facendo avvicinare puntata dopo puntata determinati personaggi per poi demolire la coppia nel momento in cui così veniva deciso. Basta far scorrere la mente ad Izzie ed Alex, oppure a Mark e Lexie. Certo, il meccanismo emozionale funziona nel momento in cui i personaggi che si vedono dividere sono strategicamente importanti all’interno della trama e non pure appendici o figure secondarie. Proprio per tale motivo, nonostante teoricamente funzioni la forzata separazione tra Sam e Andrew, riuscendo a far apprezzare forse ancora di più la coppia (fino a qui limitatamente vista più in ambiti sessuali che altro), in pratica rappresenta una semplice scalfittura all’armatura dello spettatore. Sam ed Andrew sono personaggi comparsi da poco e soprattutto sono personaggi secondari, a cui si dedica un davvero basso minutaggio.
Ma “Beautiful Dreamer”, a parte disintegrare una delle nascenti coppie all’interno della serie, decide bene di scrivere la parola fine a tre sotto trame che, l’una più dell’altra, iniziavano a protrarsi per davvero troppo tempo.
Owen finalmente comprende che non per forza necessita di una spalla in amore per poter essere un padre felice: dopo essersi messo alle spalle i rifiuti di dozzine di donne (tra cui ricordiamo Cristina, Amelia e Teddy), il chirurgo decide di recarsi presso un centro di adozione, ovviamente mantenendo quel senso di impulso e di improvvisazione che sta lentamente trascinando il personaggio nel ridicolo. Ma, almeno per il momento, tanto vale accontentarsi di questa piccola conclusione sperando che non rappresenti la scintilla iniziale di un caos ben più grande.
Arizona ed April riescono a trovare pace l’una in campo lavorativo (il chirurgo pediatrico sembra aver superato la fase di impotenza lavorativa), l’altra in campo emozionale, riappacificandosi con Matthews. Due conclusioni sensate, ma che lasciano l’amaro in bocca per ciò che è precedentemente avvenuto lungo l’intera stagione: insomma, altro tempo perso e voli pindarici per riportare le situazioni di ogni singolo personaggio allo stato iniziale. Certo, una certa evoluzione caratteriale è da tenere in considerazione, ma nulla di sconvolgente.
Il resto della puntata scorre veloce dinanzi agli occhi dello spettatore, senza lasciare effettiva traccia del suo passaggio. Neanche la comparsata di Joel Murray (Shameless), fratello di Bill, riesce a scuotere un minimo le altre sottotrame, evidenziando la serie come bloccata ed apatica o, per ricollegarsi a quanto veniva evidenziato nella passata recensione, la serie arranca vistosamente, priva di verve, trovate narrative interessanti o che riescano a risultare quanto meno diverse rispetto a ciò che in quattordici anni di serialità Grey’s Anatomy ha già trasposto.
L’unica speranza, a conti fatti, si riduce al consueto cliffhanger di fine puntata nella speranza che Jackson abbia davvero rovinato e creato un pochino di caos all’interno del Grey-Sloan: almeno ci sarebbe la possibilità di cambiare un po’ schemi e narrazione. E’ chiedere troppo?
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Conclusione (forse?) delle sottotrame melodrammatiche di Owen, April ed Arizona
  • Finale di puntata e probabile nuovo caos legale in arrivo?
  • Richard
  • La soundtrack, ancora una volta
  • Drama tra Sam ed Andrew eccessivamente enfatizzato
  • Puntata che scorre via senza eccessivi intoppi, verissimo, ma non lascia praticamente nulla dopo la sua visione

 

La speranza è sempre l’ultima a morire, ma insomma, non è che le premesse convincano troppo.

 

Hold Back The River 14×18 6.84 milioni – 1.8 rating
Beautiful Dreamer 14×19 6.97 milioni – 1.8 rating

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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