The Looming Tower 1×08 – A Very Special RelationshipTEMPO DI LETTURA 4 min

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“I, George Walker Bush, do solemnly swear that I will faithfully execute the office of president of the United States.”

Le tempistiche iniziano a stringersi, i volti in scena farsi più conosciuti ed i fatti di cui si inizia a parlare risultano sempre più un dejavù. The Looming Tower, ormai a pochi episodi dalla sua naturale conclusione, accorcia i tempi e con un breve specchietto storico riassuntivo, introduce alcune figure incredibilmente fondamentali ed importanti per ciò che è stata la politica estera e non degli USA nei primi anni 2000: Karl Rove, Donald Rumsfeld, Dick Cheney, Condoleezza Rice e dulcis in fundo George W. Bush, 43° Presidente degli Stati Uniti d’America. Tutte queste figure e la loro deprecabile linea politica, in termini di politica estera, sono già state ampiamente visionate e presentate da Charles Ferguson (regista di Inside Job) in No End In Sight, con produttore esecutivo sempre il solito Alex Gibney. Ma lo stesso Gibney ha analizzato le conseguenze dell’11 settembre sulla politica americana con la pellicola Taxi To The Dark Side. The Looming Tower risulta essere una sorta di prequel, estremamente romanzato e con alcune sottotrame di dubbio gusto (specialmente quella inerente John O’Neill), ma dalla cristallina rappresentazione storica.
La serie tende nuovamente a sottolineare una certa continuità tra Clinton e Bush: entrambi i Presidenti, infatti, si ritrovano a non aver completa conoscenza e comprensione della problematica terroristica mediorientale. Clinton si era ritrovato in una situazione privata/pubblica precaria e complicata a seguito del sexgate, mentre Bush (qui rappresentato solo ideologicamente dai dialoghi di Condoleezza Rice) non sembra avere a cuore la problematica considerandola fumosa, poco concreta e quindi impossibile da prendere seriamente a cuore.
In questo difficile equilibrio, continua a vegetare la mancanza di dialogo tra CIA ed FBI che non permette a quest’ultima di procedere a vele spiegate verso la risoluzione dei vari casi fin qui presentati e che ora vertono sull’influenza dello Yemen.
L’FBI si ritrova imbrigliata, impossibilitata a condurre in maniera corretta le indagini dal momento che la CIA (vero antagonista della serie, a questo punto) cela nuovamente delle piste.
Tuttavia anche questa puntata, nonostante una rappresentazione documentaristica piacevole dei fatti precedenti l’11 settembre, mostra degli inequivocabili segni di cedimento.
Il primo, di cui risulta difficile non far menzione, è la narrazione a fisarmonica della storia: dilatata in certi punti, concentrata giorno per giorno in altri, non dando modo quindi allo spettatore di avere validi punti di appiglio per poter incasellare cronologicamente i fatti, nel caso in cui si ritrovasse a non conoscere determinati punti fermi della storia contemporanea. Certo, le date potrebbero contare poco, ma le tempistiche sono tremendamente fondamentali ed importanti per comprendere sia l’organizzazione degli attentati da parte di Al-Qaeda, sia per la disorganizzazione di CIA e FBI nel contrastarli.
Il secondo punto di evidente cedimento, è rappresentato da ogni altro elemento della narrazione che esuli dal comparto storico: nel momento in cui i personaggi ed i fatti reali lasciano spazio alla narrazione romanzata, la serie sembra precipitare vorticosamente. Si è già parlato di O’Neill, ma il discorso qui è da intendersi in maniera più ampia, comprendendo qualsiasi altro personaggio in scena. L’intento è ovviamente chiaro (cercare di far empatizzare lo spettatore con chi appare in scena, mostrare l’umanità di cinici agenti federali), ma la modalità e di conseguenza il risultato, risultano essere quanto meno discutibili e non convincenti.
A fare da contraltare, tuttavia, convince l’umanizzazione dei terroristi e la decisione di volerli mostrare per il loro lato umano (e non per quello sanguinario per cui tutti li hanno conosciuti).
Alti e bassi, insomma, per una serie che si avvia alla sua naturale conclusione riuscendo nonostante tutto a convincere per la parte della narrazione che davvero conta in queste serie tv: il comparto storico/documentaristico.
Tuttavia, il lato umano è anni luce da una serie come Wormwood. Errol Morris batte Alex Gibney? Al momento sembrerebbe proprio di sì.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Gestione della cronologia dei fatti
  • Comparto storico/documentaristico
  • Utilizzo di filmati dell’epoca
  • Introduzione di volti noti della politica statunitense degli anni 2000
  • Addestramento con tutorial e videogiochi
  • Rappresentazione del lato umano dei personaggi
  • O’Neill
  • Gestione della cronologia dei fatti
  • Continui ostacolamenti tra CIA ed FBI

 

Due soli episodi alla conclusione per una serie che poteva essere una vera e propria rivelazione, ma che a conti fatti ha ben poco convinto sotto un’infinità di aspetti. Ma, come è giusto che sia, aspettiamo la conclusione per un parere più corposo e completo.

 

The General 1×07 ND milioni – ND rating
A Very Special Relationship 1×08 ND milioni – ND rating

 

 

 

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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