Marvel’s Luke Cage 2×09 – For Pete’s SakeTEMPO DI LETTURA 4 min

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Kids used to make fun of me ‘cause I was dark. Said I looked like a African.
“Black Mariah!” Pete was the only one that told me I was beautiful. He reminded me how smart I was. I loved him. Until he started sneaking into my room at night.
I didn’t want it.
I never wanted it.

Dei 57 minuti abbondanti di “For Pete’s Sake” si possono salvare fondamentalmente solo un paio di eventi abbastanza iconici: il primo vero confronto onesto tra (Black) Mariah e sua figlia; il finale al fulmicotone diviso tra assalto al palazzo di Danny Rand e l’ennesimo momento picchiaduro tra Bushmaster e Luke Cage. Tutto il resto è potenzialmente dimenticabile. Ed è fondamentalmente su questo che Marvel’s Luke Cage (ma più nello specifico Cheo Hodari Coker) sbaglia, in quanto, oltre al numero di 13 episodi che ormai è appurato essere esagerato, anche in puntate dove non c’è tantissimo da dire si riesce a tirar fuori minutaggio da 1 ora, facilmente riducibile. Sono tantissime le chiacchiere ed i momenti di dialogo (leggasi “nulla cosmico”) tra i personaggi mentre aspettano il calmarsi delle acque e/o l’arrivo di Bushmaster, ma è anche tantissimo l’attendismo non richiesto su cui e di cui la serie si crogiola. Quasi fosse un vanto.
Prendendo “For Pete’s Sake” per quello che è, per rendere meglio la puntata si potrebbe fare una personale Director’s Recenserie’s Cut, tagliando serenamente almeno una ventina di minuti centrali in modo tale da mantenere alto l’interesse dello spettatore. Gli eventi chiave dell’episodio sono pochi ma sono anche inframezzati da lunghi sermoni tra i character che ammorbano un po’ tutti e di conseguenza anche il voto finale. Un concetto che più in generale si può estendere a tutta la stagione ma anche alla serie stessa.

Mariah:When Mabel knew? ‘No abortions!’ The second you were born, the Johnsons would raise you. You were already with them. I was already engaged to Jackson when Cornell killed Pete.
Mabel had her first stroke when you were three. As she withered, her influence waned. So, eventually, I was able to get you back. That night in the club in our Paradise, Cornell taunted me. He said I wanted it! So I smacked him in the head
with a bottle, I pushed his ass out the window and bashed his face in with a mic stand, because he was wrong.
I never wanted it. And I never wanted you. I tried to love you. I tried. But I don’t.
That’s the truth.
‘Cause every time I look in your face I see Pete. I’m sorry.
Tilda:You’re a monster.

Si parlava però del faccia a faccia tra Mariah e sua figlia Tilda e questa citazione qua sopra non può che esserne il manifesto. Finalmente dopo tantissimo tempo si riesce a far luce sul passato di Mariah Stokes/Dillard e quello che ne risulta è un condensato di violenza, infelicità, dolore, ribellione ed onestà. Un momento di altissimo livello nella puntata e anche nella stagione stessa che eleva su un altro piano il personaggio interpretato da Alfre Woodard, delineando ulteriormente una personalità ed un carisma decisamente più sfaccettati di qualsiasi altro character nello show.
E come tutti i migliori villain del cinema/fumetto, Black Mariah non è nè bianca nè nera, semplicemente è diventata ciò che è per via delle esperienze subite e vissute negli anni. Dopo averla ascoltata non si può provare semplicemente odio per lei perchè la compassione per gli abusi sessuali ed il dolore identificato nella figura di Tilda (prima sottratta e poi ripresa) sono estremamente complessi da sviscerare. Si può comprendere facilmente l’odio provato da Tilda nel sentirsi ripudiata e non amata dalla madre, ma al tempo stesso si possono in qualche modo giustificare le opinioni di Mariah e apprezzare l’onestà messa in campo in questo frangente.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Confronto Mariah-Tilda: momento di altissimo livello
  • Alfre Woodard in stato di grazia che regala carisma e profondità al suo character
  • Tantissimi momenti evitabili che annacquano l’intera visione della puntata
  • Lentezza generale
  • Il plot twist non plot twist della poliziotta (di cui volutamente ignoriamo il nome) che fa da spia a Bushmaster
  • Tutto si risolve a vino e tarallucci, prevedibilmente
  • Luke Cage sembra quasi non essere il protagonista dello show

 

Si salvano solo un paio di momenti della puntata, momenti che per la loro importanza e qualità tengono a galla tutto. Però non si può andare avanti così, questo è abbastanza chiaro.

 

If It Ain’t Rough, It Ain’t Right 2×08 ND milioni – ND rating
For Pete’s Sake 2×09 ND milioni -ND rating

 

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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