The Rookie 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 5 min

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In The Rookie ci sono un paio di pezzetti di Castle. Dal longevo procedurale viene l’attore protagonista, Nathan Fillion, che noi però ricorderemo amorevolmente come il guascone capitan Malcolm Reynolds della Serenity piuttosto che come lo scrittore/investigatore Richard Castle; ma anche Alexi Hawley, l’ideatore di questa nuova serie di ABC, ha avuto a che fare con Castle in qualità di produttore esecutivo. E come spesso accade nella storia della televisione, una volta finito quel primo sodalizio i due sono tornati a lavorare insieme in un altro progetto anche se avremmo preferito Fillion al lavoro in un revival di Firefly. Giudicare un’intera serie basandosi sul solo pilot è prematuro, ma l’impressione è quella di trovarsi di fronte a un prodotto ben confezionato per gli standard di un canale nazionale quale è ABC, capace di offrire un buon intrattenimento da poliziesco procedurale senza però voler essere un capolavoro o spingere lo spettatore a strapparsi i capelli dalla gioia. Ed è giusto così, non si vive solo di serie stilose e profonde.
Protagonista di The Rookie, come si può intuire dal titolo, è una recluta. Della polizia, per la precisione. Ma non una recluta qualsiasi, bensì una recluta quarantenne, tale John Nolan, fresco di divorzio, che dopo una vita di lavoro in tutt’altro campo decide di rendersi utile agli altri entrando nell’arma. Il momento dell’epifania è rappresentato da una brutta rapina in banca durante la quale John non trova di meglio da fare che tenere occupati i rapinatori mentre arriva la polizia, raccontando la storia della propria vita e delle proprie scelte sbagliate e chiedendosi quale sia il proprio sogno: il risultato finale è una scena un po’ inverosimile e anche abbastanza ridicola, ma serve comunque a far capire allo spettatore la condizione del nostro eroe, mai veramente padrone del proprio destino e della propria vita. A quarant’anni, un’età che per molti significa sicurezza lavorativa ed esistenziale, John decide  di rimettersi in gioco cercando una nuova strada, qualcosa di più appagante di un grigio e monotono lavoro nell’edilizia. O forse lo muove davvero la crisi di mezz’età che più volte gli rinfacciano durante l’episodio. Chissà. Fatto sta che su John grava fin dal primo momento in cui mette piede nella centrale di polizia l’aria da pesce perennemente fuor d’acqua, da nonnetto circondato da colleghi più giovani di lui di dieci o anche vent’anni e per giunta molto più in gamba. Le umiliazioni e i motteggi nei suoi confronti, come si può immaginare, si sprecano già in questa prima puntata; ad aggravare ulteriormente la situazione c’è l’atteggiamento del sergente Grey, mosso tuttavia da ragioni ben più solide di quanto si potrebbe pensare di primo acchito e con le quali si potrebbe anche, fino a un certo punto, concordare.
Nathan Fillion, altrove chiamato a interpretare personaggi carismatici e piacioni, qui è perfetto nel conferire a Nolan la giusta misura di goffaggine ma anche di risolutezza, dando vita a un agente inesperto ma determinato, che commette con leggerezza errori anche piuttosto gravi ma riesce ad affrontare situazioni critiche con inaspettata flemma, a tirare fuori gli attributi quando serve e ad avere intuizioni provvidenziali per la risoluzione dei casi. Fondamentale per la maturazione del protagonista è l’intervento in un caso di violenza domestica, in cui è inaspettatamente la moglie a picchiare il marito: Nolan agisce con sprezzo del pericolo per salvare la vita dell’uomo, ma non riesce a salvarlo e ha il suo primo, traumatico incontro con la morte, non quella dei telegiornali e delle opere di finzione ma quella vera, quella che ti fa sentire impotente e inutile. E’ il momento più cupo dell’episodio, ma non mancano nemmeno situazioni più leggere se non addirittura comiche: in generale c’è un buon bilanciamento tra l’elemento drama, immancabile in una serie che parla della polizia di Los Angeles, e i tentativi più o meno riusciti di strappare un sorriso o di alleggerire i toni.
Tuttavia The Rookie non vuole essere una serie incentrata su un solo personaggio e in questo riprende la tradizione più autentica del procedurale poliziesco, che vuole essere narrazione corale di un intero distretto o comunque di un gruppo di agenti invece che del singolo. Il pilot introduce efficacemente le varie figure che affiancano John, aprendo le porte per tutti i tipi di drammi immaginabili: abbiamo così le due donne rivali che smaniano per ottenere una promozione a detective, l’agente duro e severo (e probabilmente anche razzista, non si capisce che finge o meno) che però si scioglie come neve al sole quando incrocia la moglie tossicodipendente, il figlio d’arte che non regge al peso delle aspettative, la nuova recluta che all’accademia era prima della classe ma sul campo ha ancora molto da imparare, e dulcis in fundo una bella relazione proibita, foriera si presume di futuri guai, tra la succitata recluta e il nostro John. Proprio quest’ultima storyline è quella che convince di meno, sia per il modo in cui è introdotta, come qualcosa di precedente all’ingresso nell’arma, sia soprattutto perché il tema dell’amore impossibile contrastato dalle persone vicine non è proprio la cosa più originale e intrigante della storia dell’umanità, la si è vista in tutte le salse e sinceramente non si sentiva il bisogno di inserirla anche qui.
Merita un’ultima menzione la scelta di mostrare brevi sequenze d’azione attraverso le bodycam degli agenti di polizia: il risultato finale, per quanto un po’ straniante, dà a The Rookie un tocco quasi documentaristico, da docu-drama o da reality, che se sapientemente sfruttato potrebbe dare al prodotto una sua fisionomia specifica, una sua firma.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’idea della recluta quarantenne
  • Nathan Fillion
  • Buon bilanciamento tra momenti drammatici e comici
  • Buona presentazione del resto del cast e dei loro drammi
  • Uso delle riprese da bodycam in alcuni frangenti concitati
  • Si preannuncia il “classico” procedurale poliziesco che intrattiene ma non aspira a chissà quali vette
  • Scena della rapina in banca all’inizio
  • Evitabilissima la liaison proibita tra Nolan e Lucy

 

Esistono serie profonde che aspirano a qualcosa di più del semplice intrattenimento e serie orrende, noiose, fatte male, indegne di esistere. In mezzo ci sono quei prodotti che non aspirano a grandi vette ma che riescono a offrire una dignitosa oretta di piacevole visione: The Rookie sembra ricadere in quest’ultima categoria, con tutti i pregi e i limiti che un procedurale trasmesso da ABC può portarsi dietro. E poi c’è Nathan Fillion.

 

Pilot 1×01 5.43 milioni – 1.0 rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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