fbpx

Escape At Dannemora 1×01 – Part 1TEMPO DI LETTURA 5 min

in Escape At Dannemora/Recensioni by
Escape At Dannemora è la nuova serie limitata targata Showtime che può vantare oltre al cast di tutto rispetto anche un inaspettato Ben Stiller alla regia, un ruolo che forse non si amalgama eccessivamente bene con il noto attore comico ma che, per qualche strana ragione, sembra aver trovato in questa serie una propria maturazione stilistica.
E’ chiaro che poter giudicare il prodotto per intero basandosi semplicemente su questo pilot apparirebbe sicuramente pretenzioso, nonché esagerato. Ma un punto di partenza deve essere evidenziato ed esposto.
E’ corretto quindi sottolineare che la serie tratta di un fatto realmente accaduto nel 2015 presso una prigione che colloquialmente viene talvolta definita Dannemora (da qui il titolo della serie) nello stato di New York. Durante un controllo delle celle, due prigionieri (condannati entrambi per assassinio) vennero dichiarati scomparsi ed iniziarono di conseguenza le ricerche che andranno poi a concludersi circa un mese dopo il fatto.
Nonostante la fuga sia chiaramente l’elemento centrale della storia, il pilot svolge egregiamente il proprio ruolo introduttivo, andando a dipingere un particolareggiato quadro della situazione allo spettatore, facendolo quindi lentamente calare nel contesto narrativo.
Richard Matt (interpretato da Benicio del Toro) è colui che aiuta chiunque a reperire oggetti ed altro all’interno della prigione, nonché vero collante tra i secondini ed i prigionieri stessi. E’ un leader silenzioso, conscio del suo ruolo all’interno della struttura, ma la cui speranza di fuga non sembra essersi del tutto spenta. La si vede chiaramente viva e vegeta nella scena in cui si ritrova per puro caso alle spalle delle celle, in un lungo corridoio di tubature. Si dice, non a caso, che l’occasione fa l’uomo ladro.
Parallelamente a Richard c’è David Sweat (Paul Dano), il più silenzioso del gruppo, ma anche la persona che sembra riuscire ad adattarsi meglio alla complicata situazione sociale che si presenta all’interno di una prigione. Attorno al personaggio c’è molto da appuntare, specialmente se si prende in considerazione il suo rapporto con Tilly (Patricia Arquette). Sweat si ritrova ad essere compiacente ed accondiscendente, non desideroso delle attenzioni riservategli dall’addetta al laboratorio di cucito della prigione. Questo atteggiamento può essere riscontrato in tre momenti precisi: il primo è il suo compiacimento iniziale, quasi fosse un puro e semplice automa (l’atto sessuale viene infatti espletato quasi fosse una formalità, l’ennesimo lavoro da carcerato); il secondo è il momento del suo sfogo, dove decide di chiudere la sua parentesi amorosa con Tilly, contrastando ed inimicandosela, quindi; il terzo è il ritorno sui propri passi proprio di David, che torna alla sua normale consuetudine. C’è da evidenziare, però, che tra il secondo ed il terzo momento qualcosa avviene: David non riceve il supporto dalla madre per poter abbandonare la prigione e spostarsi quindi in un’altra. Nel momento in cui David si rende conto di essere condannato a rimanere a Dannemora a scontare tutta la sua pena, probabilmente lo spirito di conservazione torna a farsi sentire, riprendendo controllo del giovane carcerato.
Un personaggio complicato ed un rapporto sentimentale ancor più complicato, due elementi narrativi che potranno regalare molte gioie da qui in avanti.
La fuga dei due carcerati, all’epoca dei fatti, venne paragonata sotto determinati aspetti a quella di Andy Dufresne in The Shawshank Redemption e la serie ci tiene a rammentare questa cosa allo spettatore: molti elementi narrativi, nonostante siano chiaramente anche cliché del genere sul quale la serie si poggia, ricordano molto sia il racconto di Stephen King, sia la sua rappresentazione cinematografica, portata nei cinema del 1994 da Frank Darabont.
Ecco quindi che Richard appare come uno spietato e molto più violento Red, mentre David appare come un Andy Dufresne non troppo pacifico e gentile.
Escape At Dannemora appare sì come l’ennesima serie tv che cerca di riportare in scena determinati fatti storici (per altro in questo caso molto di nicchia e sconosciuti al grande pubblico), ma anche come una serie ottimamente costruita e con una grande cura dei particolari: a riprova di ciò basterebbe citare la scena iniziale in cui prima Catherine Leahy Scott e poi Tilly vengono lentamente riprese, ispezionate ed analizzate dalla camera. Tutto molto lentamente ed il tutto per portare ad un progressivo close up del volto di Tilly, il personaggio chiave di volta dell’intera fuga.
Nota a margine: molto importanti sono anche le musiche utilizzate all’interno della puntata. In un episodio che dura più di un’ora e in cui i dialoghi veramente importanti risultano essere pochi, ampio spazio viene lasciato alla musica ed in particolar modo ai testi delle canzoni. Tutto ciò per sottolineare ulteriormente, se non si fosse capito, che la serie tende a concentrarsi molto sui dettagli della narrazione. E questo è sicuramente un pregio, fin tanto che la storia vera e propria verrà continuata ad essere sviscerata.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Cast, regia e luoghi delle riprese
  • Secondini e carcerati: due figure non troppo diverse di prigionieri
  • Scena iniziale tra Tully e Catherine
  • I cambiamenti di David
  • Musiche scelte e testi delle canzoni
  • Dialoghi (quei pochi presenti)
  • Benicio del Toro
  • Un pilot che non finisce più: difficile riuscire a resistere così tanto, soprattutto se la serie si presenta con dialoghi centellinati

 

Escape At Dannemora si presenta al pubblico con un episodio che non è chiaramente privo di errori, di lungaggini inutili (soprattutto se si considerano i circa sessantacinque minuti di messa in onda). Ma la particolarità della storia e la sua peculiare messa in onda pongono in secondo piano qualsiasi cosa. E poi c’è Benicio del Toro.

 

Part 1  1×01 ND milioni – ND rating

 

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Ultimissime

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
Go to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: