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1983 1×03 – AlignmentTEMPO DI LETTURA 4 min

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Con tre episodi andati in onda su di un totale di otto si inizia ad annusare nell’aria l’odore di midseason. Anche se chiaramente, trattandosi di un prodotto di casa Netflix, il tutto perde molto di significato. Nonostante ciò, tuttavia, il sopraggiungere della puntata mediana della stagione dovrebbe risultare utile per iniziare a trarre qualche piccola conclusione sull’effettiva qualità del prodotto, sulla spendibilità della serie e sull’originalità della trama. Tre punti questi per i quali 1983 non sembra volersi mettere in mostra nei migliori dei modi.
Come veniva riscontrato nella precedente recensione, la peculiare scelta della Polonia come luogo della narrazione e di sviluppo della storia risulta congeniale ed antitetico a quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, dove il territorio polacco divenne ben presto un normale appezzamento da smembrare a piacimento di questa o quella superpotenza. Il desiderio di rivalsa e di rivoluzione quindi rimane insito nella popolazione ed i flashback giungono in aiuto allo spettatore per poter sottolineare il clima di repressione che si respirava all’epoca (anche se c’è da notare come le cose non sembrino essere troppo differenti a vent’anni di distanza).
La trama, quindi, con relativo sviluppo nel contesto storico oltre a risultare interessante appare un terreno fertile e potenzialmente molto valido. Ma come per tantissimi altri prodotti è la trasposizione che azzoppa la storia che, presentata per iscritto come puro e semplice pitch, funzionava egregiamente per poi fallire miseramente una volta diventata serie tv a tutti gli effetti.
Il difetto della serie è il voler a tutti i costi sottolineare l’imperante stato di dominazione in cui si ritrovano i cittadini senza sfruttare il tutto per progredire con il racconto. La serie è infatti molto didascalica in determinate situazioni, cosa che ricorda in certi frangenti Counterpart, mentre in altre giunge a perdersi in tediosi fraseggi completamente inutili. Ad aiutare, lo ribadiamo per completezza, è sicuramente anche la lingua: il polacco non è una lingua semplice da seguire, sicuramente.
Dopo il finto colpo di scena dell’amicizia di Kajetan con Ofelia, “Alignment” approfondisce il rapporto tra i due mostrandoli decisamente uniti nell’infanzia e probabilmente avvicinatisi grazie all’amicizia dei due padri.
Ed è attorno a questo preciso particolare che la logica dei fatti inizia a perdersi un pochino.
Kajetan risulta chiaramente attratto da Ofelia e, dopo la morte del suo professore, precipitato in una sorta di crisi mistica relativamente al valore del Partito e della Polonia stessa. In questa complicata situazione di crollo psicologico di Kajetan si insinua Ofelia che ricompare nella vita del giovane studente a distanza di quasi venti anni. Un ragazzo attento, intelligente e perspicace come viene presentato Kajetan, dovrebbe quantomeno paventare la possibilità che il ritorno di Ofelia (considerata anche la sua famiglia) sia collegato a qualcosa di losco. Tuttavia questi particolari sembrano sfuggire o per pura e semplice infatuazione adolescenziale oppure per semplice stupidità. O per tutte e due.
Certo è che se Kajetan ha colto l’inconsueta ricomparsa di Ofelia e sta semplicemente rimanendo al gioco perché innamorato della ragazza, allora la trama si sminuirebbe da sola.
Resta da sperare, quindi, che il tutto non vada a risolversi da qui a qualche episodio in una sorta di struggente melodramma dove: Kajetan si innamora e scopre che Ofelia lo ha sfruttato; Ofelia si sente in colpa di averlo sfruttato, perché si è innamorata, e cerca ora di rimediare. Sono chiaramente delle supposizioni, ma considerati gli schemi fin qui portati in essere appare lo sbocco narrativo (ahinoi) più logico e consequenziale.
Un plauso va però fatto alla cura dei dialoghi, specialmente quelli riguardanti patria, Partito, religione e la Polonia: il nazionalismo imperante si percepisce chiaramente e risultano quindi utili a fortificare la rappresentazione che la serie cerca di dare del distopico Paese. Senza il dover a tutti i costi perdere minuti importanti in scene su scene (completamente al buio) di gente maltrattata dalla polizia. Ci vuole un certo gusto anche per portare in scena una buona distopia.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il contesto storico ed i dialoghi, del resto si fatica a trovare qualcosa da salvare
  • Rimane così poco impresso dopo la visione di questa serie che pare davvero aver visto la riproposizione di uno schermo nero per circa un’ora di seguito

 

A volte una bella idea, relativamente ad una manipolazione storica, per portare in campo una interessante serie tv a carattere distopico non basta. Anzi.

 

Rollback 1×02 ND milioni – ND rating
Alignment 1×03 ND milioni – ND rating

 

 

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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