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1983 1×02 – RollbackTEMPO DI LETTURA 4 min

in 1983/Recensioni by
La nuova produzione polacca di Netflix si inserisce nel filone ucronico, narrando un mondo distopico dove la cortina di ferro non è caduta e il blocco sovietico ancora esiste. I paragoni con The Man In The High Castle, la serie senza dubbio più importante di questo genere, sono immediati nonostante l’opposto regime fantapolitico alla base delle diverse storie.
La Polonia, basta ripassare un po’ di storia, fu il casus belli che diede inizio alla Seconda Guerra Mondiale, con l’invasione nazista della terra polacca che avviò il gioco delle alleanze e lo scaturire del conflitto. Con l’accordo poi tra la Germania nazista e la Russia stalinista, la Polonia venne invasa da entrambe le superpotenze e spartita tra di esse, accordo stipulato nel celebre Patto Molotov-Ribbentrop.
La scelta quindi di una nazione ancora sotto l’influenza di Mosca non cade troppo lontano da una parte storica della realtà, per un quadro geopolitico molto interessante e articolato, ostacolato, come in ogni regime repressivo, da una Resistenza interna che in questo caso prende il nome di Brigata della Luce.
Le vicende narrate rimandano, inevitabilmente, alla Germania della Est che fino al crollo del muro di Berlino era sotto il controllo diretto dell’Unione Sovietica. Lo stile di vita, l’unione ideologica tra nazionalismo e politica, la sottile linea rossa che divide la politica dall’esercito e la formidabile polizia segreta (la Stasi di allora), sono tutti elementi che la Repubblica Democratica Tedesca di quei tempi e questa immaginaria Polonia dello show hanno in comune.

 

La Polonia è un vaso di coccio tra due vasi di ferro” (Stalin)

 

L’omicidio del giudice Zurawski e il suicidio/omicidio del grafico Luckasz danno inizio a un duplice filone investigativo, portato avanti dallo studente Kajetan e dall’ispettore Anatol. Tra i ribelli della Brigata e Il Partito che guida la nazione, si inserisce come terzo elemento il fantomatico “Zio”, criminale vietnamita che controlla la zona denominata “Little Saigon”. In questo episodio si scopre che Ofelia, a capo della Resistenza, altri non è che Effy, amica d’infanzia di Kajetan. Un collegamento, quello tra i due, sicuramente di vitale importanza per lo sviluppo della trama orizzontale, ma anche banale e scontato: una diversa e più audace soluzione narrativa avrebbe lasciato maggiormente il segno. La narrazione dei fatti in questo episodio procede lentamente, andando a sviscerare le diverse dinamiche di potere tra i Ministri, l’esercito e il Partito che controlla la Polonia basandosi su tre grandi ideologie: Dio, onore e Patria. Oltre ai piani alti dello Stato, viene mostrato anche il sottobosco criminale che gravita intorno a questo regime politico, senza dimenticare i diversi infiltrati della Brigata ai piani alti dell’organigramma statale. Molto interessante, anche se breve, il flashback sui fatti del 1982, anno in cui non vi erano ancora stati i celebri attentati e il popolo polacco provava a tenere testa all’Unione Sovietica. Uno antefatto vitale per comprendere lo sviluppo della storia ambientata nel 2003 e che si spera venga approfondito nei prossimi episodi.  Il peculiare modo di vivere in un Stato del genere è reso perfettamente da un’ottima regia e fotografia, con l’ampio utilizzo di colori freddi e grigi, presenti in tutte le scene, per rendere al meglio la vita statica, cupa e repressa che i cittadini sono costretti a vivere. Nonostante diversi elementi positivi, la trama avanza molto lentamente e l’utilizzo della lingua polacca di certo non aiuta lo spettatore nella visione della puntata. Un problema già riscontrato per altre produzioni Netflix come Dark e 3%, dove l’utilizzo del tedesco e del portoghese non era stato gradito da molti. Visto la produzione polacca della serie, è sacrosanto che lo show venga recitato in polacco, tuttavia rimangono le perplessità circa le spendibilità di un tal prodotto a livello europeo, se non globale, con questo handicap linguistico di partenza.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Un mondo distopico ben costruito e raccontato
  • L’ampio utilizzo di colori freddi e grigi per descrivere al meglio la vita cupa sotto il regime repressivo
  • Interessante la malavita vietnamita come terzo elemento in gioco
  • L’utilizzo della lingua polacca, anche se sacrosanto, appesantisce molto la narrazione
  • Una narrazione che di per sè è già molto lenta
  • Il collegamento tra Kajetan ed Effy

 

Un buona puntata per “1983” che viene però appesantita da una narrazione veramente troppo lenta, la quale si porta dietro già l’utilizzo del polacco come elemento difficile da digerire. Gli elementi storici e politici per costruire una trama degna di nota ci sono tutti, in un mondo distopico dove gli sceneggiatori possono osare quanto vogliono. Nei prossimi episodi si spera che vengano approfonditi i fatti del 1982 e che la trama orizzontale si sviluppi con maggiore rapidità, nel frattempo la puntata merita una sufficienza piena.

 

Entanglement 1×01 ND milioni – ND rating
Rollback 1×02 ND milioni – ND rating

 

 

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Barbuto e tatuato, si vocifera che fra la movida tipica dello studente fuorisede a Bologna e la sua dipendenza da serie tv, sia riuscito anche a laurearsi in storia. Noto per essere un lostiano intransigente, lo si vede aggirarsi nella serate più disparate, dove stordito dall'alcol pensa di essere tra Kattegat e Winterfell. Animale notturno, non si hanno sue notizie durante il giorno, salvo magicamente riapparire al calar del sole.

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