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True Detective 3×01 – The Great War And Modern MemoryTEMPO DI LETTURA 4 min

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Sono passati oramai tre anni e mezzo dalla conclusione della seconda stagione di True Detective, diffusamente considerata un clamoroso buco nell’acqua poiché, diciamolo onestamente, arrivata dopo una prima stagione studiata a tavolino per arrapare oltre ogni immaginazione gli amanti del genere investigativo.
Se il secondo arco narrativo mancava di mordente dal punto di vista della narrazione, ma soprattutto risultava sprovvisto di interpreti realmente carismatici nonostante i grandi nomi selezionati per fare parte del cast, discorso diverso può essere fatto per la stagione d’esordio, il cui successo risulta riconducibile, in breve, a tre fattori chiave: la caccia al serial killer (esiste forse qualcuno a cui non piace una caccia al serial killer?), Matthew McConaughey misantropo vomita-aforismi colmo di disagio che nella vita reale scansereste come la peste ma visto che è Matthew McConaughey allora è un figo e vorreste essere come lui e, infine, una location suggestiva arricchita da un’atmosfera estremamente cupa al limite dell’horror in stile Texas Chainsaw Massacre.
Dunque, con quello che sembra un tentativo riuscito di emancipazione da una seconda stagione a dir poco anonima, la serie torna a cavalcare l’onda del suo arco narrativo più apprezzato, tornando a quelle atmosfere fascinose e a tratti orrorifiche, senza comunque scimmiottare o scopiazzare quanto visto nella prima stagione. Tirare nuovamente fuori dal cilindro un personaggio universalmente apprezzato come Rust Cohle non era certo un’impresa semplice, e infatti non è successo. Ma, per fortuna, almeno per quanto visto in questa première, affidarsi a Mahershala Ali e al suo Wayne Hays si è rivelata ugualmente una scelta vincente, al pari di aver deciso di segmentare la narrazione spalmandola su ben tre timeline differenti – 1980, 1990 e 2015 – tutte raccontate attraverso lo sguardo dello stesso Wayne, unico vero protagonista delle vicende.
La storia in sé non regala nulla di nuovo allo spettatore appassionato di thriller e polizieschi: abbiamo la sparizione di due bambini e l’indagine condotta per ritrovarli, stop. Nessun intrigo politico o giochi di potere e nessun personaggio socialmente ritardato: un ritorno alle origini, alla semplicità. Un tentativo di correggere il tiro che può dirsi riuscito, quantomeno restando all’interno dei confini di questa prima puntata, non soltanto grazie alla suddetta pragmaticità del racconto ma anche, e soprattutto, per la scelta di ambientare buona parte delle vicende a cavallo tra anni ’80 e ’90, tornati in auge negli ultimi tempi, sia in TV che sul grande schermo, poiché in grado di risvegliare l’interesse dei trentenni più nostalgici senza comunque perdere appeal nei confronti delle altre fasce di pubblico. Non troveremo dunque strane dimensioni parallele abitate da esseri mostruosi o clown mangia-bambini chiusi nelle fogne, eppure l’atmosfera che si respira è la stessa: bambini in bicicletta per le strade provinciali degli Stati Uniti, riferimenti continui alla cultura pop e non di quegli anni, traumi causati dalla guerra in Vietnam e via dicendo, il tutto tenuto brillantemente insieme dai tre punti forti che la serie, flop stagionali o no, ha sempre mostrato con fierezza e che, in questo caso specifico, fungono da collante tra ciò che la serie vuole mostrare e ciò che invece vuole raccontare: regia, fotografia e colonna sonora, sempre d’altissimo livello esattamente come gli attori chiamati a interpretare i nostri protagonisti. Non stupisce quindi che, perfino in un episodio così lineare, talvolta addirittura scontato dal punto di vista della progressione diegetica, il risultato finale risulti estremamente apprezzato dallo spettatore, già rapito dal mistero che risiede dietro la particolare narrazione del caso sviluppata su più piani temporali e poi ulteriormente dal ritrovamento del corpo di William sul finale, sottoposto probabilmente a qualche strano rituale da parte del suo assassino prima della sua uccisione, e dalla notizia del ritrovamento della piccola Julie.
Insomma, si tratta di un promettente avvio stagionale, che ci fa ben sperare circa il prosieguo della serie e che pone delle ottime basi non soltanto per quanto riguarda lo sviluppo dell’indagine, ma anche – e soprattutto – per quanto concerne il tentativo da parte del protagonista di allontanare i fantasmi che lo tormentano da più di trent’anni. Niente frasi complesse o  profonde elucubrazioni filosofiche, solo una coppia di detective maggiormente umanizzati e un caso da risolvere. Un ritorno alla classicità nel tentativo di ripetere il miracolo della prima stagione prendendo al contempo le distanze da essa.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ritorno alla semplicità
  • Narrazione spalmata su tre timeline
  • Due detective ma un solo protagonista
  • Regia, fotografia e colonna sonora sempre d’altissimo livello
  • Ambientazioni suggestive e a tratti orrorifiche
  • Il ritrovamento del corpo di Will e Julie apparentemente viva
  • Alcuni personaggi e dinamiche secondarie ancora poco incisive

 

Alla luce di quanto visto in questo primo episodio, principalmente focalizzato sulla presentazione del caso di stagione, nel secondo verrà probabilmente posta la lente di ingrandimento sul nostro protagonista, ancora avvolto da un alone di mistero ma visibilmente tormentato da quanto avvenuto ai fratelli Purcell. Un inizio decisamente positivo – nonostante il netto calo d’ascolti rispetto alla premiére della precedente stagione, vista da più di 3 milioni di spettatori – che speriamo possa allontanare lo spettro della seconda stagione, forse esageratamente millantata ma sicuramente ben lontana da ciò a cui la serie ci aveva abituati fino a quel momento.

 

Omega Station 2×08 2.73 milioni – 1.2 rating
The Great War And Modern Memory 3×01 1.44 milioni – 1.4 rating

 

 

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