“You see, the trouble is that we all live in a happy ending culture. A ‘what should be’ culture instead of a ‘what is’ culture.“
La sceneggiatura sceglie un modo particolare, ma molto azzeccato, per rappresentare pensieri e stato d’animo di Bob Fosse nel 1974, quando si divideva tra giornate di prove per l’allestimento del musical Chicago e notti in sala di montaggio per realizzare il film Lenny. Lo stesso regista, in una serie di raffinate sequenze in bianco e nero, diventa uno stand up comedian, capace di divertire e provocare il pubblico con monologhi graffianti e politicamente scorretti, come faceva Lenny Bruce.
Emerge così una dolorosa verità dal passato: all’età di circa 13 anni, il giovanissimo Bobby non solo si pagava le lezioni di danza, ma addirittura manteneva la famiglia esibendosi in numeri di danza nei locali notturni. Come è nello stile della serie, non c’è un solo istante per piangersi addosso: Fosse definisce “role model”, quasi un’ispirazione, la madre che non si curava se il figlio, bambino o poco più, era ancora in giro all’una di notte quando la mattina dopo c’era scuola. Parla inoltre della sua “fortuna” (molto, molto opinabile) nell’avere avuto “il sesso prima ancora di conoscere la parola per definirlo”, grazie all’episodio con le ballerine narrato nella puntata precedente.
La contraddizione in termini è evidente: il voler affrontare tutte le cose “così come sono” (vedere citazione sopra) si traduce in realtà in un ri-raccontarsela, in un negare la verità delle cose, fino al punto di non sapersi più districare nel labirinto di bugie e mezze verità creato da sé e per sé. Da qui nascono depressione e insoddisfazione, anche di fronte ai premi.
“Doc, I think I’m under too much pressure. The wife, the kids, work. (…) I sat on the toilet the other day and a 10-karat diamond shout out of my ass.“
| THUMBS UP | THUMBS DOWN |
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| Where Am I Going? 1×05 | 0.3 milioni – 0.07 rating |
| All I Care About Is Love 1×06 | 0.3 milioni – 0.12 rating |


