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Fosse Verdon 1×05 – Where Am I Going?TEMPO DI LETTURA 4 min

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See? This is the problem with Bob. He’s so sweet and he’s so charming and he tells you eveything that you want to hear, but then you realize that he’s just a liar.(Gwen)

Dopo aver scollinato la metà del suo tragitto, la miniserie sembra volersi prendere una pausa per riassumere quanto detto fin qui e rilanciarsi verso il finale.
Salta subito all’occhio come, nell’episodio, manchino i grandi numeri coreografati come quelli che hanno impreziosito le puntate precedenti. C’è solo una canzone, intonata da Gwen durante una serata fra amici in cui hanno tutti un po’ bevuto.
A meno di non voler considerare tutto l’episodio una grande messa in scena organizzata da un Bob Fosse appena uscito dall’ospedale psichiatrico: egli vuol dimostrare a chi gli sta attorno di essere perfettamente guarito e di essere pronto a riprendere la sua attività a tutto vapore. Per questo affitta una casa al mare, scenario di tutta la puntata. Lì arriva anche Gwen, in compagnia di Ron, il tizio con cui il marito l’ha sorpresa a letto. L’ambiente, almeno in apparenza, è rilassato e progressista: “padrona di casa” è Ann Reinking, nuovo amore di Bob, la quale stabilisce con Gwen un inaspettato rapporto di complicità e rispetto quando quest’ultima capisce quanto sia seria la relazione fra la ragazza e il marito. Nessuno, però, è veramente in grado di aiutare Fosse a riprendersi, o anche solo a prendersi l’anno sabbatico consigliato dai medici, che per lui è fuori discussione. Ann, pur con tutte le migliori intenzioni, è giovanissima mentre il grande amico Neil Simon è sofferente per la recente morte della moglie.
Forse per fare l’unica cosa che sente veramente terapeutica, il grande regista vorrebbe occuparsi di un nuovo film su Lenny Bruce, dissacrante comico finito suicida. Nonostante sia già stato ingaggiato Dustin Hoffman come protagonista, inizia un braccio di ferro con Gwen, la quale preme per la realizzazione del musical Chicago. Alla fine è lei a spuntarla, giocando la carta Nicole: se sarà lui a posporre di un anno i suoi progetti, i diritti di Chicago consentiranno alla figlia di non avere problemi economici per tutto il resto dei suoi giorni (notare come la scena in cui Gwen, mentendo, riesce ad ottenere i diritti del musical sia un caso raro di salto temporale nell’episodio, il quale sembra quasi procedere nel rispetto delle unità aristoteliche di tempo e soprattutto di luogo).
A proposito della ragazzina, in una puntata senza particolari picchi né di tristezza né di euforia, fa male vederla bere birra e fumare perché è la sola bimba fra tutti adulti, i quali, per altro, hanno tutti i loro problemi quindi non possono dedicarsi a lei come meriterebbe.
In conclusione, emerge un quadro di rapporti umani piuttosto desolante: Bob sostanzialmente non sa cosa sia l’amore e non ha neanche un grande rispetto per gli altri, per le loro esigenze e i loro diritti. Il suo racconto sulla perdita della verginità si contrappone, per squallore, alla tenera goffaggine di quelli di Ron e Neil. In conseguenza di ciò, le donne con cui viene a contatto, per quanto possano avere santa pazienza e spirito crocerossino, si stancano e, al limite, stanno con lui solo per ottenere importanti ruoli nel mondo dello spettacolo. Non è una questione di attribuire colpe, almeno non così e presentata in questa miniserie, ma viene presentata come una specie di malattia, un nemico subdolo da combattere ogni giorno. Questo influisce molto sul tono complessivo della narrazione.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ann Reinking
  • I racconti di Ron e Neil sulla perdita della verginità
  • L’apparecchiatura della tavola country
  • Mancanza di un numero coreografato
  • Nicole viene trascurata
  • Il racconto di Bob sulla perdita della verginità

 

Puntata che segna una battuta d’arresto nella narrazione, così come nella vita di Bob Fosse. Ci si chiede dove si va e mai domanda fu più appropriata. Gli ascolti calano, non aiutati da una trama dura e difficile. Evidentemente non è soltanto colpa dell’aver programmato la messa in onda nello stesso periodo dell’ultima, attesissima stagione di Game Of Thrones. Si spera nel ritorno sin dal prossimo episodio dei grandi numeri coreografati, a quanto pare la ragione principale per cui il pubblico si è messo a seguire questa miniserie. Forse non è il momento storico adatto per proporre una storia dal taglio così cinico e crudo.

 

Glory 1×04 0.4 milioni – 0.13 rating
Where Am I Going 1×05 0.3 milioni – 0.07 rating

 

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