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Franklin 1×01 – Sauce For PrayersTEMPO DI LETTURA 4 min

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Franklin 1x01 recensioneSi definiva “un tipografo di Philadelphia”, ma Benjamin Franklin fu un Padre della Patria a stelle e strisce e, a tempo perso, inventò pure il parafulmine e le lenti bifocali.
Apple TV+ ha dedicato una miniserie a questo storico personaggio, con un protagonista adeguatamente iconico: Michael Douglas.
Della vita di Franklin viene presentato un periodo particolare: quello in cui, dal dicembre 1776, soggiornò in Francia, con lo scopo di convincere re Luigi XVI a finanziare la guerra d’indipendenza americana. Missione delicatissima, perché all’epoca le colonie del Nuovo Mondo, ribellatesi alla corona inglese, avevano quasi esaurito le loro risorse.
Il compito si rivela subito non facile. L’illustre diplomatico arriva in Francia circondato da un grande consenso di pubblico, ma non trova altrettanta simpatia negli ambienti di corte. Anzi, il primo problema da risolvere è proprio quello di contattare qualcuno che lo introduca a Versailles.

L’ARTE DELL’IMPROVVISAZIONE


Non per niente lo show è tratto dal libro A Great Improvisation: Franklin, France and the Birth of America, di Stacy Schiff.
L’ambiente in cui si svolge l’azione è circoscritto. C’è qualche scena di folla, ma il piatto forte sono i dialoghi a tu per tu che compongono, mossa dopo mossa, una partita a scacchi. Il paragone, non originalissimo, è esplicitato sullo schermo.
Michael Douglas sa dirigere le danze molto bene e tenere con carisma e prestigio il centro della scena. In certi momenti, questa miniserie potrebbe persino consolare chi sente la mancanza di prodotti come The Blacklist. C’è un protagonista non più giovane, che sa intrattenere gli invitati ad una festa con la sua arguzia tanto quanto ordire trame politiche e strategie militari con spietata intelligenza.
A volte il tono di dialoghi e vicende è persino troppo salace, ma potrebbe essere una scelta adottata per non trasformare il personaggio in un santino.

QUALSIASI RIFERIMENTO A FATTI REALMENTE ACCADUTI…


… e a persone realmente esistite è puramente voluto.
Benjamin Franklin, come è logico aspettarsi, non è l’unico personaggio storico ad apparire in scena. C’è, per esempio, il marchese de La Fayette. Qui è presentato come un giovane idealista, ansioso di andare a combattere in America. Soprattutto è l’amico di Temple, il nipote di Franklin. Compare anche Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, qui intento a mettere in scena il suo Barbiere di Siviglia. Ne viene mostrato però soprattutto il lato di affarista e contrabbandiere.
Ci sono poi figure meno note, come la musicista Anne-Louise Brillon de Jouy o (nel terzo episodio) Charles-Louis, Chévalier(e) d’Eon de Beaumont. Tutto sommato, comunque, l’aver fatto uscire in blocco i primi tre episodi non cambia molto. Già nel primo lo show mostra compiutamente tutte le sue caratteristiche.

NARRAZIONE IN CONTROCAMPO


Come si diceva sopra, la vicenda si svolge prevalentemente grazie a scene in interni. Questo non vuol dire crearsi un alibi per cavarsela a basso budget. La produzione, infatti, non ha lesinato in dettagli di arredamento e abbigliamento. Un’attenzione specifica viene dedicata alle differenze fra lo stile statunitense e quello della corte di Versailles. In ciò, aiuta la presenza del diciassettenne Temple. Il ragazzo, con la sua inesperienza, fornisce uno sguardo “ingenuo” sull’ambiente. Un po’ come quello dello spettatore. Fra l’altro, nella recitazione si alternano inglese e francese. Questo aiuta il pubblico ad immergersi anche nelle difficoltà della situazione.
Davanti a questo show, dunque, chi già conosce la storia potrà approfondire qualche dettaglio poco noto. In sostanza, si narra di cosa facesse Franklin in Francia, confinato in campagna, mentre in America divampavano epiche battaglie. Sembra quasi una narrazione “in controcampo” come vanno di moda oggi. Tim Van Patten dirige tutto con esperienza e mano sicura.
Chi non conosce la storia ma, per esempio, è grande fan di Michael Douglas non si troverà troppo a disagio. Proprio la prospettiva limitata nel tempo e negli ambienti, aiuta a capire la vicenda e a seguirne più agevolmente gli snodi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Michael Douglas
  • Narrazione “in controcampo”
  • Fotografia spesso troppo scura
  • Narrazione “in controcampo”

 

Serie dove, oggettivamente, accade poco. D’altronde, si basa proprio sull’attesa paziente di un’occasione giusta, su un tessere trame di nascosto. Ci voleva un attore di un certo calibro per prendersi sulle spalle un simile fardello e renderlo interessante, ma qui c’è. La sufficienza è bella piena, ma non si va oltre, perché si tratta di un prodotto dagli elementi ben dosati e professionalmente cucinati, nulla più. Lodevole anche la scelta di non prendersi, tutto sommato, troppo sul serio, denotata sin dalla sigla con le figurine d’epoca.

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Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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