Arrow 3×11 – Midnight CityTEMPO DI LETTURA 5 min

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Tra le cinque fasi di elaborazioni del lutto individuate dalla psichiatra elvetica Kubler-Ross, solo alcune sono state affrontate in “Left Behind” dalle persone più vicine ad Oliver Queen, o, almeno, da quelle che hanno potuto apprendere della sua non-morte, in seguito agli eventi di Nanda Parbat. Dopo la fase della negazione per alcuni (Felicity) o dell’accettazione per altri (Diggle, Laurel), arriva, così, quella della rabbia (Black Canary, Roy) e della negoziazione (sempre Felicity). Certo, tutto da interpretare con la dovuta cautela, più per associazione lessicale, che mediante un’ effettiva analisi psicologica. Fatto sta che dopo averne pianto la presunta comparsa, a Starling City il team Arrow deve rimboccarsi le maniche e sopperire la mancanza del proprio leader, oltre che dell’abbandono (temporaneo) della bionda informatica. Nell’episodio scorso avevamo fatto la conoscenza del temibile Vinnie “Gareth” Jones alias Brick, che in pochissimi minuti è riuscito a mandare all’aria tutto il lavoro che la Freccia e i suoi comprimari hanno svolto dalla première in poi. In diretta continuity, pertanto, assistiamo alla sua violenta ricomparsa, sull’onda della sua forte volontà di appropriarsi dell’intero Glades. Gli iniziali risultati raggiunti dall’accoppiata Black Canary-Arsenal (o Red Arrow, per l’opinione pubblica), si rivelano tutt’altro che soddisfacenti, in linea, tocca dirlo, di alcuni discutibili sviluppi dello stesso script dell’episodio.
La premessa qui è d’obbligo: pur mantenendo, nella sua impostazione di base, una propensione al realismo, figlia dell’epoca cinematografica “nolaniana” (come conferma la versione simil-Batman mostrata nel pilot di The Flash), lo show non ha mai abbandonato scelte, sia registiche che di scrittura, spesso eccessive o propriamente “fumettistiche” (un’alternanza perfettamente gestita, per esempio, dal più altisonante Person of Interest). Perciò, non dovrebbero sorprendere più di tanto le decisioni intraprese sulla “resurrezione” di Oliver o sul passaggio di testimone dall’esperta assassina Sara all’ “avvocatessa single” Laurel, poichè in linea con precisi stilemi della serie, e con l’eterna teorica sospensione dell’incredulità. Di conseguenza, non vogliamo criticare certe presunte “forzature”, quando, piuttosto, porre l’attenzione su quelle scelte su cui, persino con queste premesse, è difficile “chiudere un occhio”.
Parliamo, in primis, dell’operato di Brick, messo più che altro in relazione con la discutibile risposta del Sindaco e dei tutori della legge. Per quanto vadano giudicati onorevoli i tentativi di discostarlo dai villain che hanno già più volte messo a soqquadro la città, aggiungendo citazioni shakespeariane alla figura del classico gangster da “strada”, la facilità con cui si appropria di un quartiere intero, sbarazzandosi in un sol colpo della presenza dell’intera forza di polizia, appare quantomeno affrettato, se non addirittura offensivo per il più scolastico concetto di verosimiglianza. Davvero di cattivo gusto, invece, la continua ignoranza di Lance sulla morte della figlia, o meglio, le trovate arrangiate di volta in volta per tentare di nasconderglielo. Passi la codardia di Laurel, in veste di sorella e figlia, ma vedere l’ausilio consapevole di Diggle e Roy rappresenta l’oltrepassamento di un limite che, già da tempo, camminava sul filo del rasoio. La scena finale del confronto visivo tra lei e il padre non è che la ciliegina sulla torta.
Letti tali giudizi, penserete che l’intero episodio sia da buttare. Per fortuna, invece, non mancano le note positive. A partire dall’esordio della stessa Black Canary, nel quale gli sceneggiatori dimostrano di possedere la capacità di sapersi abilmente gestire. Come prevedibile, infatti, pur godendo di alcuni insegnamenti di base, Laurel dimostra di non essere ancora all’altezza di gareggiare fisicamente con gente del calibro di Brick & soci, realizzando, sempre realisticamente, di avere davanti tanta strada da fare nella sua personale crociata. Le urge in aiuto una “rinsavita” Felicity, nella scena probabilmente più riuscita, in termini sia di coinvolgimento emozionale sia di interpretazione attoriale (sì, esatto, proprio loro!), di tutta la puntata. A proposito della signorina Smoak, va detto che il suo cambiamento è forse fin troppo repentino, ma, allo stesso tempo, tiriamo un sospiro di sollievo per essere scampati alla deriva “patetica” che stava prendendo il personaggio. Dopotutto, la Felicity migliore è quella che chiede in prestito le chiavi di un elicottero ad un incredulo Palmer, piuttosto che la fanciulla che versa lacrime (necessarie, certo) per l’amante scomparso.
Giungiamo dunque alla nota più, forse ingiustamente, discussa, ovvero la “rinascita” di Oliver Queen. Piuttosto che prendere in esame le dinamiche mediche della sua ovvia e scontata guarigione, preferiamo fermarci all’azzeccato misticismo che pervade l’intera storyline, ambientata in una suggestiva ed isolata baita di montagna, apparentemente lontana da qualsivoglia civiltà. D’altronde, che il protagonista sarebbe “magicamente” sopravvissuto alla caduta e alla temperatura glaciale delle mortali altitudini di Nanda Parbat era facile ipotizzarlo, di conseguenza, tra tutte le opzioni possibili, quella di far incrociare il suo destino alla cure di una rediviva Tatsu ci è parsa fin da subito tra le più intelligenti. Non per altro, per il fatto che non solo arricchisce il background di Maseo e sua moglie, latitanti, prima dell’accaduto, nelle ombre dell’anonimato, ma rende molto più interessante e avvincente lo stesso flashback che li riguarda, anch’esso, fino ad ora, distante anni luce dagli illustri precedenti delle scorse stagioni. Lo stravolgimento del personaggio di Maseo tra una linea temporale all’altra, aggiunge la giusta curiosità riguardante le sorti della sua famiglia, nel passato come nel presente.
Non ci dimentichiamo, infine, della sottotrama di Thea e Malcolm, la quale giunge, finalmente, ad una decisiva svolta. Dopo il promettente inizio, infatti, sembrava esser condannata ad un continuo ed inesauribile arrancare, tra cose non dette ed inspiegabili non-sense. La determinazione mostrata al padre, con la conferma del prossimo arrivo di Ra’s Al Ghul a Starling, promette speranzosi epici sviluppi (senza tralasciare la bontà della trovata di rendere l’irritante Austin Butler un seguace della Setta). Intanto, possiamo ingannare l’attesa ammirando l’immancabile top indossato da Willa Holland ad ogni episodio.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Confronto Laurel-Felicity
  • L’atmosfera della guarigione di Oliver
  • Il flashback, tornato avvincente e d’alto ritmo
  • La realistica difficoltà di Laurel ad impersonare Black Canary
  • L’intera gestione della storyline di Brick e la sua presa del Glades
  • Laurel che si finge Sara col padre, prima vocalmente poi fisicamente, mediante l’aiuto del team Arrow

 

Tra luci e ombre, Arrow prepara il terreno per il ritorno sulla scena del suo eroe protagonista. E data la deriva che ha intrapreso Starling City, specialmente nel campo della pura gestione della trama, se ne sente fortemente il bisogno.

 

Left Behind 3×10 3.06 milioni – 1.1 rating
Midnight City 3×11 2.91 milioni – 1.1 rating

 

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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