Better Call Saul 1×05 – Alpine Sheperd BoyTEMPO DI LETTURA 3 min

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Cosa differenzia Better Call Saul da Breaking Bad?
Questa domanda ce la siamo posta fin dal pilot e non perché lo spin off sia uguale alla serie madre (di Walter White ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno) ma è una questione da sottoporci, per comprendere il tipo di approccio da avere nei riguardi dello show e capire la sua natura fino in fondo.
Da quello che abbiamo visto sino ad ora, possiamo affermare che Vince Gilligan si prende tutto il tempo per lasciare che lo spettatore entri a contatto con i personaggi, con le storie, con l’ambiente che li caratterizza e lo spazio dedicato a quello che succederà loro. Dell’intreccio, è qualcosa di cui si cura soltanto dopo aver approfondito l’aspetto umano e la situazione presente di ognuna delle figure in gioco. Questa potrebbe essere una chiave di lettura che risponde alla domanda di inizio recensione.
In “Alpine Sheperd Boy” la scrittura di Bradley Paul è particolarmente attenta a soddisfare l’attenzione posta da Gilligan su ogni personaggio e su tutte le situazioni che li coinvolgono; James incontra tre possibili clienti ed ogni incontro è raccontato nel particolare.
La narrazione in questo caso rallenta ma non è un difetto, anzi: ciò che potrebbe essere detto in un montaggio più veloce e in pochi minuti, è dilatato, così da prendere chi guarda per mano e accompagnarlo direttamente nel cuore della storia. I tre incontri sono volutamente surreali e deludenti per James ma è proprio questo che lo spingerà verso qualcos’altro, qualcun’altro.
Il pregio di saper ponderare e dosare il tempo, cosa che in altre serie tv sarebbe senz’altro negativo, si evidenzia anche nel fatto che la trama continui a scorrere senza arrestarsi, portando il racconto ad un livello sempre superiore.
E’ così che scopriamo tutto su Chuck, sulla sua particolare condizione e vediamo ancora una volta James prendere coscienza del tipo di persona che diventerà, orientandosi verso una nuova tipologia di clienti.
E poi c’è Mike: finale di puntata per lui, un pretesto per far incontrare nuovamente sulla stessa strada lui e Saul? Può darsi e nel frattempo siamo del tutto consapevoli di trovarci davanti ad una nuova perla televisiva, godibilissima, con una fotografia che da sola è protagonista, senza mai risultare invadente.
A metà stagione ancora non sappiamo etichettare Better Call Saul e questo non è la conseguenza di errori o superficialità, anzi. Si ride, si riflette, ci sono situazioni grottesche ma il tutto è credibile, coerente e ogni cosa giusta arriva al momento giusto riuscendo sempre ad essere mai banale o scontata.
Ci manca Breaking Bad? Sempre. Ma ora c’è Saul Goodman e la fitta al nostro cuore seriale è un po’ meno stretta.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sceneggiatura dritta al cuore dei personaggi e delle situazioni
  • Il giusto tempo per raccontare ogni cosa, senza far risultare lo show pesante
  • James e Mike
  • Risulta un pò strano scoprire l’allergia di Chuck all’elettricità dopo due anni dalla malattia
  • Ascolti in calo: grandissima ingiustizia 
Better Call Saul è riuscito nel giro di poche puntate a tracciare un suo percorso narrativo e ad avere la sua identità, senza vivere di rendita rispetto al prodotto da cui nasce. Grandi personaggi, ritmo narrativo interessante, insomma, qualità crescente. E noi spettatori, ringraziamo.
Hero 1×04 2.87 milioni – 1.4 rating
Alpine Sheperd Boy 1×05 2.70 milioni – 1.2 rating

Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell'animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell'animo.

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