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Arrow 3×20 – The FallenTEMPO DI LETTURA 4 min

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Embrace the pain, for it is your soul finally being unburdened. Oliver Queen is dead. Eventually to be reborn as Ra’s al Ghul. But for now, only the Arrow, Al Sah-him, shall remain.  Al Sah-him.  Heir to the Demon.

Questa 3° stagione di Arrow è sicuramente più matura delle altre da un punto di vista meramente “architettonico”. Non essendoci un vero big bad e dovendo fare i conti anche con la costruzione di una sorta di Universo DC seriale, il numero di elementi e fattori da gestire è esponenzialmente aumentato, si è puntato più sulla maturazione dei personaggi piuttosto che sull’effetto scenico che un nemico avrebbe potuto dare grazie ai consueti scontri. Il riciclo di quanto visto nelle prime due stagioni è stato quindi evitato in favore di una mutazione radicale dell’ecosistema narrativo della serie che qui, in “The Fallen”, viene totalmente a compimento.
Quando in “Nanda Parbat” Ra’s Al Ghul espresse il suo desiderio ordine di successione al ruolo di capo della League Of Assassins, chiunque rimase piacevolmente perplesso dallo scenario che si sarebbe creato se Oliver fosse veramente succeduto al trono. Ovviamente le perplessità e le ripercussioni che un tale evento avrebbero avuto su tutta la serie sono state mostrate molto bene nei vari “The Offer“, “Suicidal Tendencies“, “Public Enemy” e “Broken Arrow“, quattro episodi che hanno affrontato tutte le sfaccettature e le possibili conseguenze di questo epocale cambiamento. Per la precisione però queste puntate hanno avuto un peso specifico enorme perchè, in vista di quanto è poi accaduto in questa “The Fallen”, hanno destrutturato l’intera serie per prepare il terreno alla ricostruzione. Arrow, ora che Oliver è diventato Al Sah-him, non può più tornare ad essere la serie che era un tempo ma, oltre a non potere, non vuole neanche esserlo. L’Universo DC che i vari Johns, Guggenheim, Berlanti e Kreisberg stanno costruendo è in continua evoluzione e mira a diventare molto strutturato, con interconnessioni costanti ed innumerevoli variabili pronte a cambiare le cose in ogni momento. Arrow, in quest’ottica, non può rimanere la serie sbarbatella che si era vista nella 1° stagione, ma nemmeno continuare a vivere secondo una tipologia standard di azioni e conseguenze che sarebbero troppo semplicistiche e prevedibili.
L’asticella delle aspettative si alza costantemente e, in maniera paritetica, c’è bisogno di cambiare per non rimanere bloccati nella “normalità” supereroistica. Oliver, come Al Sah-him, precorre i tempi e anticipa tutti i possibili detrattori con un cambio di status quo impegnativo e audace ma con tutti i crismi per fare la storia. Attualmente questo evento può risultare difficile da interpretare, soprattutto perchè teoricamente richiede la presenza dell’arciere a Nanda Parbat e non più a Starling City; per diretta conseguenza quindi l’utilità e la presenza di Felicity, Diggle, Thea e Laurel viene a mancare, soprattutto ora che anche Roy non c’è più. La situazione quindi non è delle più chiare ma, ai lettori della versione cartacea di Daredevil, verrà sicuramente in mente la piega presa dal Diavolo di Hell’s Kitchen una volta diventato il capo della Mano. Se si ha presente quella saga allora si può tranquillamente pronosticare un futuro simile anche per Oliver/Al Sah-him/Ra’s Al Ghul, ovvero l’utilizzo di tutti i ninja della League Of Assassins per proteggere Starling City dalla criminalità, cioè piegare al proprio volere un’intera setta per svolgere il lavoro che si faceva prima. Un’idea probabilmente non tanto distante da quella che hanno in mente Berlanti, Guggenheim e Kreisberg.
“The Fallen”, pur configurandosi come l’inizio di una nuova era per la serie, non è esente da difetti che passano inosservati grazie al ritmo frenetico della narrazione, anzi ne ha molti ma sono tutti in secondo piano perchè nascosti in maniera abile dal susseguirsi degli scontri e dei cambi di scena. Primo fra tutti l’ostinazione con cui i flashback vengono riproposti, stavolta il nesso c’è ed è focalizzato sul repentino “change of mind” di Maseo ma è davvero molto debole per risultare interessante e degno di essere inserito in un episodio di questa caratura. Inoltre, e qui poi ci fermiamo per non continuare in uno scontato elenco, il tanto preoccupante “effetto Pozzo di Lazzaro” si è rivelato ad ora una bufala visto che Thea è ritornata ad essere normale addirittura a fine episodio. Magari gli effetti si vedranno nel tempo ma ad ora tutte le preoccupazioni si sono risolte in una bolla di sapone, come spesso succede. Come si diceva sopra, piccolezze, si ma che fanno la differenza.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Al Sah-him
  • Svelato finalmente il Pozzo di Lazzaro ed il suo utilizzo
  • Ottima rappresentazione ed introduzione alla nuova era della serie
  • Dialoghi sempre curati nel dettaglio
  • Flashback sempre più pesanti che interrompono il ritmo
  • Thea senza effetti dopo la cura nel Pozzo di Lazzaro

Arrow da oggi cambia volto, lo fa in maniera curata, attenta e audace. Non si può dire veramente niente riguardo al modo in cui si è preparato il terreno per questo cambio di direzione narrativa, al massimo si può guardare con fiducia al futuro, sicuramente imprevedibile e si spera ancora più intrigante di quanto visto in questi 66 episodi.

Broken Arrow 3×19 2.47 milioni – 0.9 rating
The Fallen 3×20 2.72 milioni – 1.0 rating

 

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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